Editoriali
Carapelli condannata a 230 mila euro di multa: l'olio non era extravergine di oliva

La sentenza di promo grado del Tribunale di Firenze conferma i riscontri delle autorità francesi e italiane sull'irregolarità di 700 quintali di olio, venduto per extravergine di oliva, ma che per la giudice Susanna Zanda non lo era
06 febbraio 2025 | 14:00 | Alberto Grimelli
L'inchiesta che ha portato alla condanna alla sanzione da 230 mila euro, più 14 mila euro per spese legali, a carico della Carapelli da parte della giudice Susanna Zanda nasce nel 2017.
All'epoca le autorità francesi rilevarono l'irregolarità di un olio a marchio Carapelli, venduto in Francia, a causa del difetto di rancido. Segnalarono l'irregolarità alle autorità italiane. L'ICQRF, dopo ispezione in azienda, fece analizzare l'olio dal proprio laboratorio di analisi di Perugia. Anche per le autorità italiane l'olio era irregolare, ovvero non era olio extravergine di oliva.
Ora, a distanza di otto anni dal fatto, arriva la condanna in primo grado da parte del Tribunale di Firenze come riportato dal Corriere Fiorentino.
Secondo quanto riportato da Vincenzo Brunelli: "La Carapelli, all’interno di un procedimento molto tecnico basato su prove di laboratorio, si era difesa contestando i risultati e anche le normative da applicare. Ma per i giudici fiorentini le analisi effettuate nel laboratorio di Perugia del ministero della politiche agricole, non hanno fatto altro che confermare quanto già rilevato dalle analisi svolte in territorio francese, dando risultati che "con assoluta verosimiglianza, non sono dipesi da fattori contingenti, connessi ad una cattiva conservazione che abbiano potuto influire sui campioni prelevati dai funzionari ministeriali, bensì dalle caratteristiche intrinseche proprie dell’intero lotto di olio risultato quindi irregolare".
E' abbastanza evidente, sulla base dello stralcio della sentenza, che non si trattava quindi del solo difetto di rancido che, come sanno tutti gli addetti ai lavori, può essere ragionevolmente imputato a una cattiva conservazione.
Al di là della sentenza di primo grado, che molto probabilmente verrà impugnata, è evidente che una giustizia che impiega otto anni per decidere se l'olio venduto a scaffale è extravergine o meno è quantomeno inefficiente.
Un danno per l'azienda, che ora si trova a fronteggiare l'onda mediatica di un'inchiesta di otto anni fa. Per il consumatore che non può attendere anni per avere un giudizio, tra l'altro solo di primo grado, sulla regolarità di quanto trova a scaffale. Per gli operatori onesti che, con questa giustizia lumaca, si trovano a competere in un mercato viziato da irregolarità, quindi in un mercato dove la slealtà commerciale diventa prassi in ragione di una sostanziale impunità.
E poi ci si chiede perchè tanti oli extravergini di oliva a scaffale non sono tali...
La replica di Carapelli
In riferimento all’articolo pubblicato dalla vostra redazione inerente alla sanzione di 230mila euro del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nei confronti di Carapelli Firenze Spa (gruppo Deoleo), previo sentenza depositata lo scorso 30 gennaio dal Tribunale fiorentino per il mancato rispetto dei parametri fissati dall’UE sull’olio extravergine di oliva relativi a un lotto inviato in Francia nel 2017, l’azienda intende precisare che sta provvedendo a replicare con solide argomentazioni al fine di ottenere la sospensione del provvedimento.
La motivazione di giudizio riguarda un problema sensoriale di gusto, imputabile alla filiera di conservazione, che non rappresenta assolutamente un rischio per la salute dei consumatori. Elementi quindi che comportano la messa in discussione della pena sanzionatoria, fermo restando inoltre che si tratta di una sentenza di primo grado per cui non definitiva e oggetto di ulteriori livelli di giudizio.
“L’impegno di Carapelli Firenze nei controlli è da sempre rigoroso e costante, con oltre 45.000 analisi l’anno – sottolinea Silvia Donnini, Public & Legal Affair – Si tratta di un lavoro continuativo effettuato da un panel professionale interno - riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali - il quale verifica ogni lotto prima che venga immesso sul mercato e anche con periodici prelievi dai punti vendita, il tutto per garantire la qualità e la soddisfazione dei consumatori. Diversamente il test effettuato con un unico campionamento, a fronte di milioni di bottiglie distribuite ogni anno, non è rappresentativo considerando anche che l’olio è un prodotto vivo le cui caratteristiche sensoriali sono sensibili alle condizioni di conservazione esterne e non controllabili dall’azienda. La qualità e trasparenza sono valori molto importanti per Carapelli e parte della nostra missione come azienda. Per questo lavoriamo e investiamo giorno dopo giorno per la fiducia dei nostri consumatori.”
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