Editoriali

Nel prossimo Piano Olivicolo Nazionale la divisione tra olivicoltura ambientale e produttiva

Nel prossimo Piano Olivicolo Nazionale la divisione tra olivicoltura ambientale e produttiva

L'olivicoltura ligure è un esempio mirabile di salvaguardia territoriale, di storia e tradizioni ma non è l'olivicoltura produttiva, che necessita di meccanizzazione per essere competitiva. Le linee guida del prossimo Piano Olivicolo Nazionale

04 febbraio 2025 | 12:00 | Alberto Grimelli

Il prossimo Piano Olivicolo Nazionale rappresenta una sfida particolarmente complessa se, come annunciato dal sottosegretario Patrizio La Pietra nel corso dell'incontro “La Filiera Olivicola Italiana verso il futuro”, organizzato dalla CIA a Bari il 30 gennaio scorso.

Molti i temi affrontati nel corso dell'incontro.

La prima missione che il sottosegretario La Pietra ha annunciato si presenta già particolarmente ostica e impegnativa: convinvere le Regioni a convogliare i soldi destinati all'olivicoltura grazie ai PSR in un fondo nazionale, la cui ripartizione seguirà le linee guida del prossimo Piano Olivicolo Nazionale.

E' un progetto ambizioso poichè presuppone quello che non è mai successo in Italia, ovvero una devoluzione al contrario. Non è mai accaduto che, una volta che le Regioni si sono appropriate di una materia, e dei relativi stanziamenti, vi rinunciassero a favore dello Stato.

E' tanto più complesso se consideriamo che Calabria e Campanbia hanno già annunciato e varato i propri Piani Olivicolo Regionali con stanziamenti rispettivamente di 50 e 30 milioni di euro. Soldi che servono anche a dare impulso alle economie locali. Sebbene sia in principio vero che mettere insieme le risorse può costituire un volano molto più importante dello spendere solo risorse proprie per tutti i territori olivicolo italiani, come affermato dal sottosegretario, è altrettanto vero che difficilmente Regioni e Assessorati rinunceranno a essere protagonisti dello sviluppo della propria olivicoltura.

Ancor più ambizioso il secondo punto annunciato dal sottosegretario La Pietra: distinguere olivicoltura produttiva e ambientale, dando a ciascuna politiche proprie.

L'olivicoltura ligure, secondo il sottosegretario, non è un'olivicoltura produttiva ma eroica, con funzione ambientale, paesaggistica e storica-tradizionale, che merita di essere salvaguardata ma non con i fondi dell'agricoltura. E' per questo che La Pietra conta di coinvolgere anche il Ministro dell'ambiente Picchetto Frattin nel Piano Olivicolo Nazionale e relativi stanziamenti. Anche in questo caso sarebbe il primo caso di un piano agricolo che vede la convergenza di più ministeri.

Ma se l'olivicoltura collinare e di montagna ha una funzione non produttiva, La Pietra spiega che quella produttiva deve essere meccanizzata, irrigua e deve utilizzare varietà nazionali. Condizioni che, come ammesso, prevedono anche la creazione di infrastrutture, come i bacini idrici, che dovranno essere implementate di pari passo col Piano Olivicolo Nazionale.

Terzo punto, non meno importante, il coinvolgimento della Grande Distribuzione, al momento solo spettatrice nei precedenti piani, pur essendo rappresentata ai tavoli di discussione. Secondo La Pietra l'unica possibilità sono sovvenzioni e progetti che passino attraverso gli Accordi di Filiera, strumento a disposizione da diversi anni ma che non ha mai sortito rilevanti effetti commerciali.

Più che un Piano Olivicolo Nazionale, si tratterebbe di un Piano Integrato Olivicolo, che coinvolgerebbe diversi soggetti istituzionali, oltre che associativi, a vari livelli (locale e nazionale), con la necessità di un forte coordinamento centrale, sulla base di linee di indirizzo, ben chiare e identificate. Molta carne al fuoco, considerando che, oggi, il Ministero delle politiche agricole e della sovranità alimentare non ha un dirigente specifico a occuparsi del settore olivicolo-oleario.

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