Editoriali

Il Dio denaro a scapito del cibo, della biodiversità, del paesaggio, della natura

Il Dio denaro a scapito del cibo, della biodiversità, del paesaggio, della natura

Serve, in questo momento di pesante crisi dell’industria, a partire delle automobili, rimettere al centro dello sviluppo quello che è sempre stato il settore primario, l’agricoltura, per renderlo sostenibile e, soprattutto, compatibile con i bisogni della terra, almeno quelli primari

18 dicembre 2024 | 15:00 | Pasquale Di Lena

Il sistema che ha reso indifferente la maggioranza degli italiani, quella che non va più a votare dando spazio a un fascismo strisciante. Ieri espressione degli agrari, oggi delle banche e delle multinazionali, che utilizzano il popolo arrabbiato contro il popolo disperato, tutto e solo per omaggiare e rallegrare il dio denaro. Intanto continua la perdita di produzione agricola che – sempre a detta degli esperti -  solo in Europa ammonta a 400 miliardi di dollari ogni anno. Come dire, nel mio dialetto, “ngòppe u cuotte l’acqua vellite”, cioè “sulla scottatura l’acqua bollente”. E continua anche, purtroppo, la perdita di suolo al ritmo di oltre 2 m²/secondo sacrificati al cemento e all’asfalto, e, ultimamente, al vento e al sole con i pali eolici e i pannelli solari a terra. Sono 18mila gli ettari sacrificati all’energia solare in Italia negli anni fino al 2023, l’anno che registra il consumo maggiore  430 ettari. La Puglia, con poco più di 6mila ettari, è la Regione con l’estensione maggiore. Tutto a scapito del cibo, della biodiversità, del paesaggio, della natura. In pratica della vita di oggi e, ancor più, di domani. Nel frattempo il mondo dei poveri, anche per le guerre e i conflitti in corso, è sempre più povero, dando più spazio e forza alla guerra, anche questa terribile, tra poveri. Senza dimenticare i disastri provocati dal clima malato per opera dell’uomo. Sempre più – non solo per le  scelte sbagliate a causa di un sistema che sta consumando la Terra – per gli impegni presi (vedi Cop 21 Parigi 2015)  e mai mantenuti, tutti sottoscritti, ma, purtroppo, trasformati  in chiacchiere che hanno fatto peggiorare la situazione invece di migliorarla. Chiacchiere anche quelle che hanno animato la Cop 29,  che si è chiusa domenica 24 Novembre u.s.  Chiacchiere che coprono il vuoto della politica e non mettono allo scoperto il neoliberismo delle banche e delle multinazionali, il sistema dello sperpero di risorse, il consumismo sacrificato al dio denaro. La causa dei micidiali effetti che alimentano le nostre paure e mettono in crisi le nostre certezze. 

Serve, in questo momento di pesante crisi dell’industria, a partire delle automobili, rimettere al centro dello sviluppo quello che è sempre stato il settore primario, l’agricoltura, per renderlo sostenibile e, soprattutto, compatibile con i bisogni della terra, almeno quelli primari.

Sostenibilità e compatibilità sempre più priorità che fanno dire: NO al consumismo, il virus diffuso dal sistema; NO al sistema delle  banche e delle multinazionali, quello del tutto e subito, che toglie ogni speranza al domani; NO all’agricoltura industrializzata (arature profonde, tanta acqua e tanta chimica); NO agli allevamenti intensivi e alle coltivazioni che riducono a poca cosa la biodiversità, la fertilità, il tempo di vita di un vegetale, un decennio, poco più. L’esempio è la pianta sacra, l’olivo, che sa raccontare il tempo di millenni, ma non per gli spagnoli che hanno diffuso questa pratica ed, oggi, hanno tutto l’interesse di renderla dominante, soprattutto in Italia, per azzerare il nostro immenso patrimonio di biodiversità olivicola composto di 600 varietà. In pratica la possibilità, per il nostro Paese, di produrre 600 tipi di olio evo e, volendo, come per il vino, migliaia di tipologie, mentre la Spagna solo qualche decina.

Imparare a conoscere bene il sistema che governa il mondo, il neoliberismo, la causa dei sempre più numerosi processi disastrosi, alcuni già irreparabili, è fondamentale. Il solo modo per dire “NO al neoliberismo” e lottare per un tipo di sviluppo che, come sopra sottolineato, rimette al centro l’agricoltura e, con essa il ripetto per la natura e la biodiversità, la Terra. La grande madre di ogni essere vivente, che sa cos’è la cura utile a costruire un mondo di pace e di benessere per ognuno dei suoi figli.

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francesco ajello

22 dicembre 2024 ore 07:51

Saggezza e lungimiranza sono le coordinate di questo articolo. Lode all'autore. Con riferimento, invece, a quello di Giulio Scatolini ("L'anima di un olio di oliva ...........") dico che è un capolavoro espresso in versi. Esprime sensibilità, lucidità ed onestà intellettuale di un poeta.