Editoriali
Recuperare biodiversità: c'è un laboratorio a cielo aperto per l'Italia
La scelta della quantità al posto della qualità è tanta parte della crisi che vive l’agricoltura e, con essa, la natura con la perdita costante della biodiversità
30 agosto 2024 | Pasquale Di Lena
I disastri stanno nella natura maltrattata e a dimostrarlo è la perdita continua della sua biodiversità animale e vegetale e la riduzione di minerali. La dimostrazione che il tipo di sviluppo neoliberista, nelle mani e nella mente delle banche e delle multinazionali, è sbagliato. Come sbagliata è l’idea di progresso, visto che la strada che l’umanità è costretta a percorrere, tracciata dall’intelligenza artificiale del dio denaro, è quella che porta direttamente nel baratro. I disastri, di uno sviluppo basato sulla depredazione e la distruzione delle risorse naturali e di un progresso che esprime solo consumismo, sono messi allo scoperto dalla situazione sempre più pesante del clima.
Ecco perché serve, ed è urgente per il futuro di tutta l’umanità, una svolta che porta in direzione opposta, quella che apre alla salvaguardia, cura e tutela della natura per un rilancio della biodiversità e degli ecosistemi, possibile solo con uno sviluppo sostenibile. E’ vero che un quarto dei terreni dell’Unione europea, e, poco più del 12% delle sue acque marine, sono aree protette, com’è vero che sono più di 230 gli habitat protetti, ma la situazione sempre più grave dimostra che questi dati non bastano a tranquillizzare l’umanità, È vero anche, che l’Italia è il paese che detiene il 50% delle specie vegetali ed animali e che, dal 2022, la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi è parte dei principi fondamentali della Costituzione. Dati significativi e avvenimento importante che, però, contrastano fortemente con la continuità della strada intrapresa, quella del furto e spreco del territorio e, con esso, dell’attività primaria, l’agricoltura. Il perno di uno sviluppo sano che il sistema neoliberista, con le coltivazioni e gli allevamenti intensivi, continua a rendere marginale. La scelta della quantità al posto della qualità è tanta parte della crisi che vive l’agricoltura e, con essa, la natura con la perdita costante della biodiversità. Una perdita di ossigeno, acqua potabile, cibo e altri elementi indispensabili per il benessere umano, come pure – come sostengono gli esperti - di valore economico se è vero che il migliore investimento è la biodiversità. Solo in Italia, la messa in campo di una strategia di recupero ogni euro investito può rendere fino a 14 euro per la collettività, con benefici economici, entro il 2050, pari a 70 miliardi di euro.
Per non perdere tempo e dare subito il via all’azione di recupero della biodiversità c’è una Regione, il Molise, che, in rapporto alla sua superficie (poco più di 4.400 Km²), esprime la più alta percentuale in Italia, e, come tale, ha le possibilità di diventare un esempio per tutte le altre regioni, un vero e proprio laboratorio al servizio del Paese. Una farfalla, quella impressa nella cartina geografica dell’Italia, a rappresentare una zolla di terra bagnata da un piccolo mare; ombreggiata da montagne, boschi di tartufi e funghi, dolci colline di seminativi e olivi, orti e minute vigne; segnata, da sempre, dalla transumanza, quell’andare e tornare (trak-tur) lungo i tratturi, le antiche vie erbose tracciate dagli animali in cerca di cibo; animata da antiche tradizioni, soprattutto nel campo culinario. 136 luoghi diversi, con minuti centri non lontani l’uno dall’altro, la gran parte vissuti da piccole comunità di qualche centinaia di unità nel segno dell’altro primato, la ruralità, a testimoniare il rapporto antico del molisano con gli altri esseri viventi, gli animali e i vegetali. Due primati, ruralità e biodiversità, non casuali, visto che il tempo qui scorre lento e il passato trova la sua continuità nel presente, e, visto anche, l’attenzione posta, non da oggi, alla biodiversità con tre vivai forestali regionali, uno in provincia di Isernia. Carpinone, e due in provincia di Campobasso: Petacciato, che, oltre alle 70 varietà forestali allevate, offre anche erbe aromatiche e lavande; Campochiaro, il vivaio, sempre forestale, che produce quattro specie di piante micorrizate certificate per la produzione di tartufo. Nel Molise, inoltre, si trovano ben due aree rientranti nel progetto UNESCO “MAB” (Man And Biosphere), che tutela le diversità biologiche: la riserva di Montedimezzo e di Collemeluccio; il Giardino di Flora Appenninica di Capracotta, orto botanico che racconta la flora degli Appennini; l’Oasi del WWF di Guardiaregia - Campochiaro e quella LIPU di Casacalenda, ricco di fiori e di numerose specie di farfalle; le dune naturali di Petacciato e Campomarino, tipiche del Mediterraneo. Due primati, ruralità e biodiversità, di grande attualità - da difendere e migliorare, tutelare e valorizzare - che si sostengono vicendevolmente con l’uomo coltivatore al centro, assoluto protagonista, a testimoniare il ruolo centrale dell’agricoltura e delle comunità rurali. Sta qui l’idea di un Molise laboratorio, esempio di sviluppo sostenibile per le altre Regioni, il Paese, di cui si sente l’urgente necessità per un futuro inclusivo, competitivo, rispettoso della natura e della biodiversità.
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