Editoriali
La cricca dei concorsi oleari e le colpe di olivicoltori e frantoiani
Il mondo produttivo è correo della degenerazione delle competizioni sull’olio extravergine di oliva, diventati ormai l’emblema dell’autoreferenzialità del settore. Non serve cambiare i concorsi ma la testa di olivicoltori e frantoiani
20 marzo 2024 | Alberto Grimelli
E’ tempo di concorsi oleari, premiazioni, diplomi, targhe e quant’altro connesso con un mondo che sta diventando sempre più autoreferenziale e sempre meno a servizio dell’olio extravergine di oliva di eccellenza.
Il numero di assaggiatori che, a vario titolo, partecipano come giurati o capi panel ai concorsi oleari è di poche decine. Una cricca che, consapevolmente o inconsapevolmente, decide le linee guida di cosa è un olio extra vergine di oliva di alta qualità, quali sono le caratteristiche desiderabili e quindi vincenti. Va da sé che gli oli vengono allora costruiti o selezionati per il concorso da parte di olivicoltori e frantoiani, diventando correi di un circolo vizioso.
I concorsi, dopo aver avuto successo nell’aumentare la qualità complessiva della produzione, hanno fallito miseramente l’obiettivo promozional-commerciale che si erano dati. Non sono più un riferimento, tranne pochissimi casi, per buyer, importatori e distributori, né ovviamente per i consumatori. Più che la proliferazione delle competizioni, c’entra la proliferazione delle medaglie, con la lista dei premiati che è più lunga di quella dei partecipanti. In cotanto mare magnum, il buyer si perde, non ha più una guida e decide di far da sé. Anche qui i produttori hanno le loro colpe, dalle lamentele su “vincono sempre i soliti” fino a “possibile che non ricevo mai un premio”. Gli organizzatori dei concorsi, non essendo enti di beneficenza, sono venuti incontro alla domanda, moltiplicando le medaglie. Il valore dei diplomi è così rapidamente scaduto, tanto da non poter essere più effettivamente utilizzato nelle trattative commerciali per ottenere qualsiasi valore aggiunto. Vale a dire, anziché una rincorsa verso l’alto, ovvero lo spirito originario dei concorsi, si è assistito a un livellamento verso il basso per desiderio e volontà dello stesso mondo produttivo. Un assurdo!
Allo scadimento del valore dei premi e diplomi ne è seguito quello dei concorsi stessi, a cui si partecipa ormai più per abitudine, sollecitazioni, amicizia, riconoscenza. O peggio sconti e offerte speciali. Siamo arrivati al punto che i concorsi, pur di avere campioni, misura del successo della competizione, non fanno pagare nulla o quasi ai partecipanti. Da qui la necessità di rinverdire la fama dei concorsi, inventandosi il concorso dei concorsi, ovvero i vari ranking internazionali. Questi dovrebbero diventare la vera guida per buyer e compratori, da cui l’interesse di industria e imbottigliatori a esservi presenti nelle prime posizioni. E qui siamo alla degenerazione più assurda, con i punteggi (da cui l’importanza del concorso) che vengono assegnati sulla base di amicizie o altri meccanismi poco chiari e trasparenti, arrivando persino ai ricattucci. Niente di illecito, anche questi ranking sono iniziative imprenditoriali e quindi rispondono a degli interessi. Il problema è che tanto più opachi sono questi interessi, tanto più il sistema va in cortocircuito.
Nessuna rivolta o alzata di scudi è possibile nel mondo dell’olio, ne sono ben consapevole. Troppo pavidi olivicoltori e frantoiani, troppi interessi e soldi nel mondo dei concorsi.
Nulla cambierà, ma almeno evitiamo l’ipocrisia delle solite lamentele sulle competizioni olearie e sulla loro inutilità. A tutti va bene così. Amen, andate in pace.
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23 marzo 2024 ore 16:42Buongiorno Alberto, sono una piccola produttrice e vengo da un territorio che solo pochi anni fa ha scoperto l'olio evo. Quest'anno la mia città, unica in tutto il Piemonte, è diventata Città dell'Olio. Quindi non c'è quasi storia e in mezzo a tanti blasonati mi sento molto fragile. Il mio olio evo lo faccio analizzare da AMAP e da Bibenda. Quest'anno aggiungerò anche l'Università per essere ben certa che le valutazioni siano corrette. C'è un altro modo per essere onesti produttori? Grazie. Anita Azienda agricola Oliviera. - Olivola -( Città dell'olio)
MASSIMILIANO GAIATTO
23 marzo 2024 ore 06:58Ciao Alberto, disamina impeccabile, sono completamente d’accordo con le tue osservazioni
Spero sempre che i miei colleghi capiscano una volta per tutte di levarsi da questo carrozzone dei concorsi
Grazie per il tuo lavoro
Un saluto dal lago di Como
Max
Alberto Grimelli
24 marzo 2024 ore 11:16Gentile Anita,
i produttori “blasonati” che lei cita non sono supereroi o capi si Stato ma suoi colleghi, a cui posso capire vada la sua stima e ammirazione, ma non soggezione. Non sono partiti imparati e hanno fatto un percorso di crescita nel corso della loro carriera. Percorso che lei sta iniziando oggi. Alcuni hanno anni, altri persino decenni di vantaggio su di lei. La maggior parte dei “blasonati” che conosco sono persone affabili e gentili e, se posso darle un consiglio, li avvicini con molta tranquillità, assaggi i loro oli e faccia assaggiare il suo olio. Riceverà probabilmente tanti preziosi suggerimenti, più di quanti probabilmente non riceverà dall’Università. Magari attraverso il confronto con i “blasonati” potrà anche evitare di ripetere gli errori che hanno commesso loro, l’esperienza aiuta. Come pure la invito a assaggiare gli oli vincitori dei vari concorsi nazionali e internazionali, per capirne le caratteristiche, i punti di forza e di debolezza.
Il mio consiglio più spassionato è investire nella sua formazione. Compri oli, partecipi ad eventi (come utente e non espositore), si confronti con assaggiatori, con esperti, partecipi a convegni. Cerchi di capire in che mondo si è venuta a trovare. Troverà un sacco di risposte e, probabilmente, ancora più domande. A un certo punto del percorso di crescita professionale troverà la sua strada, senza scopiazzare male quella di altri. Magari, proprio perché è esterna a questo mondo, perché non ci è nata dentro, troverà una chiave di lettura originale.
In bocca al lupo
Alberto