Editoriali
Il bestiario sull’olio extra vergine di oliva: dopo la scadenza fa male alla salute?
Sconsigliare l’olio extra vergine di oliva per la cottura e la frittura è tra gli orrori che più comunemente troviamo on line. A cui se ne aggiungono frequentemente di nuovi
13 febbraio 2024 | Alberto Grimelli
L’olio extra vergine di oliva consumato oltre i 3-6 mesi dal termine minimo di conservazione indicato in etichetta fa male alla salute e potrebbe persino portare a intossicazioni alimentari tali da doversi recare al Pronto Soccorso.
Nel bestiario delle falsità che circolano nel mondo dell’olio extra vergine di oliva, questo orrore, pubblicato su Ricettasprint.it il 9 febbraio 2024 (titolo: Sapevi che anche l’olio d’oliva ha una scadenza? Durante questo periodo può risultare davvero pericoloso), è sicuramente tra i più gravi che mi è capitato di leggere.
Il problema è che l’articolo contiene un mix di informazioni esatte sulla data di scadenza dell’olio (più propriamente si dovrebbe parlare di termine minimo di conservazione ma nel gergo comune questo termine viene spesso confuso con la data di scadenza), sul calo delle proprietà salutistiche e nutrizionali dell’olio più ci si avvicina alla scadenza, per passare a informazioni con toni enfatici e allarmistici sul tanfo dell’olio dopo la scadenza o il suo odore di vernice (probabilmente attribuibile a difetto organolettico di rancido), per arrivare, in un crescendo allarmistico nel presunto allarme salutistico per il consumo di olio extra vergine di oliva dopo la scadenza.
Ecco qui la frase incriminata:

Consumare olio extra vergine di oliva rancido, oltre il termine minimo di conservazione indicato in etichetta, è certamente sconsigliabile, soprattutto per via del gusto e dell’odore, oggettivamente ben poco piacevoli, ma non fa male. Il processo di ossidazione che porta alla formazione di idroperossidi e radicali liberi, oltre a molecole odorose spiacevoli, è dettagliato nello schema sottostante e nessuna delle molecole formatesi è pericolosa per la salute.

E’ anche vero che un simile olio non avrà alcun beneficio per la salute, se non per l’elevato contenuto di acido oleico, ma non esiste una sola evidenza scientifica che dimostri che fa male alla salute.
Non sono nemmeno documentati casi di intossicazione alimentare a causa del consumo di olio extra vergine di oliva. Ovviamente ci riferiamo a vero olio extra vergine di oliva. Miscele di oli di semi spacciati per extravergine possono essere effettivamente tossici per chi ha allergie/intolleranze alimentari.
Consumare olio, etichettato come extra vergine di oliva, rancido non provoca alcuna intossicazione né disturbi gastrointestinali tali da doversi recare al Pronto Soccorso. Certo, l’olio extra vergine di oliva è un naturale lassativo, lo sapevano pure le nostre nonne, ma questo vale per l’olio buono come per l’olio vecchio e rancido.
L’unico caso di intossicazione alimentare relativo all’olio extra vergine di oliva risale agli anni 1980 in Spagna e fu dovuto a una contaminazione accidentale con un agente tossico, non perché era un olio vecchio e rancido.
Quindi chiariamo la questione una volta per tutte: l’olio extra vergine di oliva, anche se consumato oltre la data di scadenza, anche se rancido, non fa male alla salute e non è pericoloso.
La clamorosa falsità pubblicata su un sito di ricette è tanto più grave poiché diffonde fake a un pubblico ampio e generalista. Certi falsi miti, per non dire panzane, poi diventano facilmente luighi comuni (si veda l’olio del sud pesante) difficili da sradicare.
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