Editoriali

15 milioni di morti per i cambiamenti climatici

15 milioni di morti per i cambiamenti climatici

Al numero di vittime per i cambiamenti climatici, quasi quanto una guerra mondiale, bisogna aggiungere perdite economiche per trilioni di dollari. Senza dimenticare le conseguenze sulla salute

26 gennaio 2024 | Pasquale Di Lena

Dare priorità alla natura è Il solo modo per affrontare e vivere una transizione ecologica senza lasciare indietro nessuno e, nel contempo, rilanciare la speranza nel domani. Ciò è possibile solo con un programma di forte risparmio energetico, basato su formazione e corretta informazione; una pianificazione di impianti di energia pulita, solare ed eolica, sulla terra e in mare, che non sia, però, un furto di territorio e, con esso, di valori e di risorse come il paesaggio; la terra fertile, che vuol dire furto di cibo, di biodiversità, di storia e di cultura, di antiche tradizioni, in particolare quella culinaria. In sintesi, non a spese della natura. Impianti da trasformare in risorse per le comunità, soprattutto nelle aree interne, quelle marginali sempre più oggetto di abbandono. Servono politica e cultura di governo ai diversi livelli istituzionali, i due elementi che il sistema delle banche e delle multinazionali, con l’obiettivo di una definitiva cancellazione, da tempo ha messo in discussione.                                                                                                                                              

L’attuale governo - presieduto da chi fino al momento del suo insediamento era contro le perforazioni del mare Adriatico per l’estrazione del petrolio e, subito dopo il giuramento sulla Costituzione antifascista, favorevole – ha mostrato, come afferma il Wwf, “una sostanziale marcia indietro nella quantità e nella qualità della protezione della natura nel nostro Paese”. In pratica, non è il governo del presidente Meloni il soggetto adatto a porre fine alla dipendenza dei combustibili fossili per ridare alla natura quella serenità che le manca da tempo. Sta qui la necessità di rilanciare la politica e di rimettere al centro la natura e, con essa, le persone.

Intanto la siccità del 2023 continua. Infatti i dati parlano di una disponibilità di acqua pari a quella di un’estate normale, solo anticipata (quella 2024) di sei mesi. Non abbiamo notizie di progetti presentati su Pnnr per una riparazione o ammodernamento degli acquedotti, nella generalità dei casi in funzione, o non funzione, da 30 anni con una perdita del 40% della risorsa acqua, ancora più preziosa se potabile.  

A proposito di aumento di temperatura, in pratica di siccità, qualche giorno fa a Davos in Svizzera, un rapporto presentato alla World economic forum riportava il dato di 15 milioni di morti se nei prossimi 15 anni (come dire domani) non viene bloccato il processo del riscaldamento globale. Il tempo, però, di mandare in galera, con la legge appena approvata dal Parlamento italiano, le nuove generazioni che protesteranno per ricordare ai governi e parlamenti nelle mani del denaro (non della politica) di prendere provvedimenti atti a bloccare un percorso iniziato con la globalizzazione e il neoliberismo. Un percorso mai fermato, anzi sempre più accelerato dai diversi incontri di governi, le varie Cop, nonostante l’impegno unanime della Cop 15 che si è tenuta a Parigi nove anni fa.

Il 2023 ha fatto capire, anche a chi lo negava, che il caldo, con l’aumento delle temperature (+1,5°nel solo 2023), in media di 2°, 2, 5°  rispetto ai tempi precedenti alla rivoluzione industriale, ha prodotto già migliaia di vittime, soprattutto fra la fascia più debole della popolazione, a partire dagli anziani e dalle persone malate. Vittime di inondazioni  e della siccità. Al numero di vittime bisogna aggiungere perdite economiche per trilioni di dollari. Senza dimenticare le conseguenze sulla salute.

Dare priorità alla natura vuol dire rispetto delle sue regole, che l’obiettivo quantità accentuato dal sistema ovunque e sempre, ha messo in crisi con risultati disastrosi riguardo alla fertilità del terreno, cioè al domani dell’atto agricolo per eccellenza, il cibo. Stiamo parlando dell’agricoltura industrializzata fatta propria anche dal coltivatore diretto mal consigliato; degli allevamenti superintensivi e delle coltivazioni superintensive, in particolare dell’olivo. Il tutto rientra nella logica propria del sistema della finanza, il neoliberismo, “tutto e subito e non me ne importa del dopo. Importante è depredare e distruggere”, anche se il dopo è la fine dell’olivicoltura e, con essa, dell’olio extravergine di oliva, dei meravigliosi paesaggi espressi, della resistenza alla siccità e della tenuta dei terreni a rischio di frane e smottamenti, della Dieta Mediterranea e della buona tavola, il convivio. Una delle tante follie del momento promossa da una serie di interessati: vivaisti; industrie chimiche, farmaceutiche e meccaniche; scienziati e tecnici incantati dal denaro; legislatori consigliati da lobby. Come non capire che quello che si ottiene forzando la natura oggi mancherà domani? Soprattutto alle nuove generazioni, se ci saranno! Non a caso quella attuale si dichiara ultima.

Sta qui la necessità e urgenza di una transizione ecologica che ridia serenità e pace alla natura e all’umanità; la voglia di lottare per poter intravedere un nuovo domani, vissuto e goduto da generazioni che si sentono solidali con gli animali e i vegetali, cioè parte della natura.

Potrebbero interessarti

Editoriali

Il dialogo tra sordi tra Italia e Tunisia dell’olio di oliva: da peggiori nemici a migliori amici

La dimensione geopolitica delle relazioni diplomatiche tra Italia e Tunisia deve applicarsi anche in campo oleicolo. Basta partite a scacchi, è arrivato il momento di ribaltare il tavolo, con il riconoscimento dei rispettivi interessi strategici

18 marzo 2026 | 15:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

L’eutanasia del mondo contadino e le nostre responsabilità. Che fare?

La terra sta cambiando natura. Non è più considerata prima di tutto un ecosistema che produce cibo, ma un asset finanziario. La terra agricola viene messa sotto pressione da nuovi interessi economici. Uno dei più evidenti è quello energetico

15 marzo 2026 | 09:00 | Gianni Fabbris

Editoriali

L’imbroglio di Iper sull’olio di oliva Cirio a 3,99 euro

Olio extravergine di oliva in svendita? Peggio, l’olio in questo caso proprio non c’è. Le offerte speciali e i sottocosto non fanno più notizia ma quando la bottiglia sbandierata in volantino non c’è, allora qualche domanda è necessario porsela

10 marzo 2026 | 15:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

Olio extravergine di oliva italiano a 4,99 euro: l’offerta speciale è servita

La bottiglia di olio 100% italiano da Carrefour per un prezzo al litro di 6,65 euro. La lotta senza esclusione di colpi sugli scaffali dei supermercati è appena iniziata mentre gli organi di controllo e il mondo olivicolo-oleario si limitano ad assistere a uno spettacolo desolante. Se l’extravergine costa quanto un condimento, nel silenzio generale, allora il settore è alla frutta

25 febbraio 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

L'olio extravergine di oliva di eccellenza dappertutto: il mondo deve conoscere il gusto del vero evo

Faccio finta di non aver visto giusto oggi, che un litro di olio spagnolo viene scambiato a 4,5 euro/kg e cerco di raccontare un’altra storia. Ottimo prodotto, bel packaging ma senza vendite: che fare? Le enormi opportunità in tre grandi città-stato quali Dubai, Abu Dhabi e Ras al Khaimah

20 febbraio 2026 | 12:00 | Fausto Borella

Editoriali

Negli accordi internazionali di libero scambio l'agricoltura europea è la vittima

I dazi di Trump, il cambiamento degli assetti geopolitici globali e una deglobalizzazione che sta ridisegnando gli equilibri commerciali. L'agricoltura rappresenta in termini numerici una quota relativamente piccola dell’economia complessiva ed è sacrificabile

19 febbraio 2026 | 11:00 | Angelo Bo