Editoriali
La Spagna acquista olio di oliva italiano: è allarme

Gli acquisti speculativi della Spagna di olio di oliva italiano nascondono molte insidie per il mondo olivicolo nazionale, i consumatori ma anche la Grande Distribuzione. A rischio l’immagine dell’extra vergine d’oliva italiano
22 novembre 2023 | Alberto Grimelli
Nelle ultime settimane la Spagna ha fatto incetta di olio di oliva italiano.
Sulla base delle informazioni assunte da Teatro Naturale sono almeno 50 le autobotti di olio extra vergine di oliva nazionale acquistate dal mondo oleario spagnolo a prezzi compresi tra i 7,7 e gli 8 euro/kg.
Probabilmente i volumi acquisiti sono anche superiori. C'è chi sussurra fino a 200 autobotti.
Olio di oliva italiano in mano alla Spagna: è allarme
C’è allora da chiedersi come mai la Spagna acquisti olio di oliva italiano, visto l’incontrastata leadership produttiva che la vede, nella peggiore delle ipotesi, produrre più del doppio dell’olio del Belpaese.
La ragione di questi acquisti non è una sola.
La prima fondamentale motivazione è speculativa.
Comprando a quotazioni sotto gli 8 euro/kg ha provocato una crisi di prezzo sull’olio italiano che, non a caso, è passato da 9,2-9,5 euro/kg a 8,3-8,5 euro/kg in poco più di un mese.
Per un paio di settimane si è giunti al paradosso che l’olio extra vergine di oliva spagnolo, all’ingrosso, costava più dell’italiano. Oggi la differenza di prezzo è tornata su livelli più usuali di 0,8-1 euro/kg ma ormai il danno era fatto, con il crollo del prezzo dell’extra vergine nazionale.
Per mantenere i livelli commerciali che consentono la sopravvivenza del settore olivicolo-oleario iberico, in forte crisi, i prezzi dell’olio di oliva devono essere il più possibile bassi, per favorire una ripresa dei consumi dopo i cali del 30-40% in Spagna e nel nord Europa.
Per ottenere un calo dei prezzi è necessario che tutte le piazze procedano al ribasso delle quotazioni, compresa Bari, dove si concentrano la maggior parte degli scambi commerciali dell’olio italiano.
Missione raggiunta.
Oltre a una chiara manovra speculativa al ribasso da parte spagnola, il rischio per il mondo olivicolo-oleario italiano è un deprezzamento dell’extra vergine nazionale sui mercati internazionali.
L’acquisto di olio di oliva italiano a quotazioni medie di 7,8 euro/kg rende compatibile la miscela con olio spagnolo di Arbequina, varietà abbondantemente presente in Italia, per la vendita a 7,99 euro/litro di olio extra vergine di oliva italiano sui mercati internazionali.
Le insidie, nascoste in questa operazione, sono duplici e molto pericolose: la vendita di olio italiano a marchio spagnolo, estromettendo così i nostri marchi da diversi mercati, e la perdita delle caratteristiche organolettiche tipiche dell’olio di oliva italiano grazie a miscele con Arbequina che rendono l’olio più dolce e simile a quello iberico.
Riassumiamo: si abbassa il prezzo dell’olio italiano, per portarlo al livello dello spagnolo; si estromettono i marchi italiani dai mercati internazionali; si rende il profilo dell’extra vergine italiano simile a quello spagnolo.
E’ uno scenario di allarme non solo per il mondo produttivo italiano, in forte crisi, stante anche una campagna olearia sotto le aspettative nel centro-nord ma anche in Calabria e Sicilia, ma anche per la Grande Distribuzione e i consumatori, che rischiano di comprare del vero extra vergine italiano Made in Spain.
Anche così si cede la sovranità alimentare italiana in mani straniere.
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