Editoriali
Olio extra vergine di oliva italiano a 4,99 euro: i falsi miracoli della Grande Distribuzione

Ci fu un tempo in cui si moltiplicavano pani e pesci, ora si dimezzano i prezzi, senza dichiarare il sottocosto. I prezzi pazzi della Grande Distribuzione sull’olio extra vergine di oliva alla vigilia di Ferragosto. Un comportamento diseducativo, irragionevole e irresponsabile
10 agosto 2023 | Alberto Grimelli
La campagna olearia è praticamente chiusa con le scorte azzerate quasi ovunque e le quotazioni all’ingrosso che sono salite alle stelle, eppure la Grande Distribuzione non smette di sorprendere, in negativo.
Due le offerte su cui la redazione di Teatro Naturale ha posato gli occhi alla vigilia di Ferragosto.
Un olio extra vergine di oliva comunitario, tra l’altro estratto e freddo e a bassa acidità, a 5,79 euro/litro da Esselunga fino al 16 agosto.
Un olio extra vergine di oliva 100% italiano, bottiglia da 750 ml, a 4,99 euro (6,66 euro/litro) da Quick Sisa ugualmente fino al 16 agosto.
Prezzi, in entrambi i casi, non compatibili con le quotazioni all’ingrosso medie di questa stagione.
L’olio spagnolo, già a novembre 2022, aveva superato i 5 euro/kg all’ingrosso a Jaen, per schizzare vicino a 6 euro/kg a dicembre e arrivare oltre i 7 euro/kg attuali. Possibile uscire a prezzi a scaffale tra i 6,5 e i 7 euro/litro ma meno è sicuramente un sottocosto mascherato, considerando i costi industriali, di imbottigliamento, di logistica e di distribuzione.
L’olio italiano, a novembre 2022, era già vicino ai 6 euro/kg, per andare a 6,5 euro/kg a fine 2022 e schizzare oltre i 9 euro/kg qualche giorno fa. Anche in questo caso è possibile uscire a scaffale tra gli 8 e i 9 euro/litro. Meno è un sottocosto mascherato.
Questi prezzi vengono sicuramente in aiuto alle famiglie italiane alle prese con il caro-carrello, con l’aumento di tutte le spese e i costi ma la politica della Grande Distribuzione è diseducativa, in un grave momento di crisi, quindi irragionevole e irresponsabile.
E’ diseducativa perché i prezzi sui cursori della Grande Distribuzione, piaccia o non piaccia, sono parte della cultura popolare e di prodotto. Vengono commentati al bar e in ogni altra circostanza. Fanno tendenza e delineano anche la propensione di spesa degli italiani.
E’ irresponsabile proporre oggi un olio extra vergine di oliva 100% italiano a 4,99 euro quando è noto che la stessa bottiglia, tra un paio di mesi, dovrà essere posizionata al doppio. E’ ovvio che, non conoscendo le dinamiche del settore, l’italiano medio penserà a una bieca speculazione che vuole impoverirlo e non a una irragionevole, e aggiungiamo illecita se fosse sottocosto, offerta promozionale della Grande Distribuzione.
Cosa significano quindi questi prezzi a scaffale? Semplicemente che la Grande Distribuzione sta prendendo per il collo le aziende, piccole o grandi che siano, per continuare la propria politica sull’olio extra vergine di oliva di traffic builder, anche detto prodotto civetta.
Una politica commerciale che si fonda sul principio di “prodotto civetta” è in nuce diseducativa perché svilisce l’immagine dell’olio extra vergine di oliva e con essa la dignità delle migliaia di famiglie che vivono della filiera olivicolo-olearia.
Attuare questo comportamento in un periodo di crisi e di forti tensioni sociali, essendo ben consapevoli del trend dei prezzi di qui a qualche settimana, significa essere dei pericolosi irresponsabili che fanno male all’Italia. Il tutto, poi, semplicemente per un profitto momentaneo, dovuto proprio all’effetto di traffic builder dell’offerta (leggi sottocosto) particolarmente allettante sull’olio extra vergine d’oliva.
Esistono i profeti e i falsi profeti. Qualcuno che fece della sua vita un esempio per gli altri, generoso e caritatevole, circa 2000 anni fa, moltiplicò pani e pesci. Non ridusse i prezzi del poco nella cesta della metà… Effettivamente però la Grande Distribuzione non odora di santità né fa miracoli. I suoi sono falsi miracoli, diseducativi, irragionevoli e irresponsabili.
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