Editoriali

L'IMBARAZZO DEI NUMERI

13 ottobre 2007 | Luigi Caricato

A volte occorre avere il coraggio di confrontarsi con la dura realtà dei numeri. Soprattutto quando questi sono inclementi e non perdonano.
Di che numeri si tratta? Di quelli che si riferiscono alle rivelazioni di vendita dei quotidiani in edicola.
Qualcuno penserà: “ma cosa ci importerà mai sapere quante copie effettivamente vendano i quotidiani in Italia?

E invece conta, conta moltissimo essere informati al riguardo, anche perché la lettura critica di tali numeri serve per avviare un ragionamento che in verità coinvolge tutti, nessuno escluso. Non soltanto gli editori, perché direttamente coinvolti sul piano commerciale.

La comprensione di tali numeri dovrebbe coinvolgere in particolare il Sud del Paese, facendolo riflettere. Il motivo è facile intuirlo: al Sud non ci sono lettori, al Sud non si leggono quotidiani, ma neppure altri giornali, né tanto meno i libri.

Non è un quadro edificante, visto che un’area come il Sud può riscattarsi solo attraverso una spinta culturale forte e massiccia. Eppure, nonostante tutti gli sforzi da parte degli editori, ogni tentativo fallisce miseramente.

Prima di spiegare il perché sia necessario avere un Sud più sensibile alla lettura, vi comunico i dati rilevati lo scorso agosto, relativi alle medie giornaliere delle copie vendute dalle varie testate, e in particolare considerando le prime venti in classifica.

Considerando le sole testate la cui casa editrice ha sede nel Meridione, si nota che sono soltanto sette i quotidiani del Sud che compaiono tra i primi venti in classifica.
Ad avere un ruolo di primo piano è il Nord e, a seguire, il Centro Italia.

Nel Sud abbiamo nell’ordine i seguenti giornali, di cui si riportano sia il numero di copie vendute, sia (tra parentesi) la loro posizione nella classifica nazionale e la sede centrale.

1) "Il Mattino": 96.550 copie (undicesimo posto; Napoli)
2) "Unione Sarda": 80.066 copie (quindicesimo posto; Cagliari)
3) "La Nuova Sardegna": 69.340 copie (sedicesimo posto; Sassari)
4) "La Sicilia": 64.845 copie (diciassettesimo posto; Catania)
5) "Giornale di Sicilia": 63.911 copie (diciottesimo posto; Palermo)
6) "Gazzetta del Sud": 62.862 copie (diciannovesimo posto; Messina)
7) "La Gazzetta del Mezzogiorno": 62.743 copie (ventesimo posto; Bari)

In totale, le copie vendute dai giornali del Sud ammontano a sole 500.317.
Il "Corriere della Sera", con sede a Milano, ne ha vendute invece 649.156.
"La Repubblica", con sede a Roma, ne ha vendute 583.998.
Evito di scendere nei dettagli, riportando i dati degli altri giornali, per non mettere in serio imbarazzo l’orgoglio e la reputazione del Sud. Però, la verità è questa! Perfino “Libero”, un quotidiano tra gli ultimi ad essere stati fondati, nel giro di soli sette anni ha raggiunto in agosto quota 145.294 copie di venduto quale media giornaliera; ed è tutto un dire. “La Gazzetta del Mezzogiorno”, tanto per fare un esempio, è stata invece fondata nel lontano 1887, e in agosto si è attestata su quota 62.743 copie. Non vado oltre, ma tutto ciò è il chiaro segno di qualcosa che non funziona.

Faccio presente che nel riportare tali rilevazioni non sono entrato nel dettaglio specifico, considerando per esempio le copie delle testate del Centro e del Nord acquistate nel Sud; ma ciò che conta qui evidenziare è comunque la scarsa capacità del Sud nel comunicare anche attraverso i propri mezzi, attraverso le proprie più rappresentative testate giornalistiche.

Non mi soffermo qui sulla qualità dei giornali stampati nel Sud, ed evito pertanto di procedere con ulteriori confronti; vorrei però far percepire, agli abitanti del Sud Italia, come effettivamente la verità dei numeri li inchiodi, uno per uno, ad una amara verità: un territorio non potrà mai compiere grandi salti in avanti se ancora rinuncia ad avere un approccio culturale con la realtà.

Il guaio del Sud risiede in se stesso, nella sua incapacità di reagire al degrado culturale. Eppure il Sud, con i suoi uomini, ha tutte le carte in regola per segnare l’attesa svolta rispetto al presente e al recente passato. Accade però che proprio quelle menti illustri e prestigiose cui il Meridione ha dato i natali, riescano alla fine a esprimere il talento e la capacità di fare e agire solo altrove, non invece nel mondo in cui sono nati e si sono formati, perché questo li rigetta o li ostacola. Evidentemente, l’anomalia di questo stato della realtà è da scorgere tutta nel tessuto sociale, ma soprattutto nell’ignavia di coloro che non si sforzano neppure minimamente di leggere, giornali e libri, per ritrovare piena fiducia in se stessi e nella propria identità in relazione al territorio.

Intanto, per scendere maggiormente nello sconforto – e mi spiace insistere, scusatemi – riporto alcuni dati essenziali emersi da una ricerca Ipsos commissionata da Mondadori: il 62% degli italiani non leggono mai, nemmeno un libro l'anno. Nel 2003 tale quota di non lettori era ferma al 61%. Il motivo di questo alto tasso di non lettori? Una risposta secca, senza parole: leggere è uno spreco di tempo.
Inutile dire che è nel Sud, soprattutto, che latitano i lettori. Rispetto ai rilievi del 2003, il mercato dei libri al Sud è crollato, dal 32 al 24 per cento!

Mi fermo qui, sconfitto, e non vado oltre. La realtà è questa.

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