Editoriali
La viticoltura ininfluente per la sicurezza alimentare europea
Nonostante le dichiarazioni della Commissione europea, si dà il caso che l’Europa rappresenta quasi la metà della superficie viticola mondiale ma paesaggio, cultura, tradizioni e socialità non contano se vi è di mezzo denaro e un certo ambientalismo
14 luglio 2023 | Pasquale Di Lena
L’affermazione è della Commissione Ue che sta discutendo il Regolamento Sur, riferito alla sostenibilità e al necessario abbassamento dei quantitativi di fitofarmaci. Come dire che un calo di produzione di uva e, poi, di vino dovuto alla riduzione di fitofarmaci non è un problema. Non lo è perché – sempre a parere della Commissione Ue - ininfluente per la sicurezza alimentare europea. Ciò vuol dire che per i componenti di un importante organismo legislativo che decide le sorti dell’agricoltura comunitaria, valori come la storia, la cultura, l’ambiente, il paesaggio, le tradizioni, non hanno alcun significato. Lo stesso discorso, purtroppo, vale anche per le associazioni europee che, contestando il giudizio della Commissione, hanno sottolineato l’importanza della coltivazione della vite solo per i posti di lavoro e l’incidenza sul bilancio dell’Ue. A significare – è bene sottolinearlo - che la storia e la cultura, il paesaggio e le stesse tradizioni non contano niente! E questo perché alimentati e indirizzati dalla sola cultura imperante, quella delle banche e delle multinazionali, gli apostoli prediletti del dio del neoliberismo, il denaro. Si dà il caso che l’Europa rappresenta quasi la metà (45%) della superficie viticola mondiale. Una realtà immensa, sparsa in ogni angolo dell’Ue, soprattutto in Francia, Italia, Spagna e Grecia, che i componenti della commissione Ue non hanno avuto la possibilità di notare, presi come sono a dare ascolto alle lobby delle bevande non alcoliche e di quelle superalcoliche. Non è questo il primo attacco alla vite ed al suo vino, espressioni alte, insieme con l’olivo e l’olio, del Mediterraneo e delle sue civiltà.
Tutto fa pensare che la vite e il vino – non potendo, in questa fase, coinvolgere l’olivo e l’olio per tutti gli effetti positivi ad essi addebitati, in primis la salute del clima e quella umana – sono solo l’inizio di un attacco che ha come vero obiettivo proprio il “mare nostrum”. Il Mediterraneo dei primati e non solo con il vino e l’olio. Tornano con la Dieta mediterranea, lo stile di vita patrimonio dell’umanità, non solo i valori (la storia, la cultura, le tradizioni), ma anche le risorse, prima fra tutte la biodiversità. Valori e risorse che contrastano con: la sola quantità, e ad ogni costo, espressa dall’agricoltura industrializzata; la grande distribuzione e la catena dei supermercati; i luoghi del mangiare sempre le stesse cose e velocemente; il cibo spazzatura; la mancanza della tavola e, con essa, dello stare insieme. Non a caso il più grande ristorante del mondo, McDonald’s, l’esempio alto del fast food, si sta avvalendo – grazie alla collaborazione della Fondazione Qualivita che li dovrebbe difendere - delle nostre indicazioni geografiche più prestigiose, le eccellenze Dop e Igp (solo ultima delle venti considerate dalla potente multinazionale, il “Grana Padano”). In pratica il possesso dei testimoni più prestigiosi dei nostri territori, che rappresentano l’origine della qualità.
C’è, a questo punto, da prendere in seria considerazione il tema che parla dell’avvio di quell’era nuova segnata dall’intelligenza artificiale che il cibo lo produrrà in bio reattori, a partire dal latte e dalla carne. La scellerata idea che porta, nel tempo, a separare l’uomo dal resto della natura e, come tale, metterlo al servizio di robot prodotti dall’intelligenza diabolica al servizio degli apostoli del dio denaro. Tireranno un sospiro di sollievo le piante e gli animali. Non credo i miei olivi, con i quali da oltre vent’anni dialoghiamo, i miei gatti e le due cagnoline, Briciola e Spina, che sono sempre pronte per una carezza.
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