Editoriali

Il cibo del futuro è una follia contro natura

Il cibo del futuro è una follia contro natura

Altro che insetti e cavallette la carne del futuro! La carne sintetica verrà prodotta in vasche, chiamate “coltivatori”, che sono a rappresentare i “campi” di un’agricoltura speciale, definita “cellulare”

30 giugno 2023 | Pasquale Di Lena

Sarà il cibo a dare il via a una nuova era. Prima di Natale un gran parlare degli insetti e delle cavallette quali basi del cibo di domani. Poi, improvviso il silenzio e l’avvio di una sempre maggiore attenzione per il cibo prodotto in laboratorio dall’intelligenza artificiale.

È di qualche settimana fa la notizia dell’impegno di ben 800 miliardi di dollari da parte di investitori che hanno deciso di scommettere sul cibo del futuro prossimo, quando la popolazione mondiale continuerà a crescere  con le stime che parlano di 10 miliardi di persone nel 2050. Un business formidabile per un sistema, il neoliberismo, che ha come solo e unico valore il denaro. Altro che insetti e cavallette la carne del futuro! Da quello che loro raccontano verrà prodotta in vasche, chiamate “coltivatori”, che sono a rappresentare i “campi” di un’agricoltura speciale, definita “cellulare”. Già tre Paesi (Istraele, Singapore e America) hanno approvato la legge per lo smercio del prodotto Hanno già  calcolato, dopo le modalità di produzione, i tempi necessari (qualche anno) per una loro prima diffusione nei ristoranti più ricercati  dei cuochi più famosi, con le televisioni che avranno la loro parte da rappresentare il cibo, sempre più spettacolo nel momento in cui non ha bisogno di raccontare l’origine, ovvero il territorio.. Servono – stante alla notizia -  una decina di anni per un mercato più ampio. C’è un problema, il prezzo alto della carne prodotta, ma verrà risolto grazie all’ingente somma di denaro investito, con una parte che verrà utilizzata – come prima si diceva - per convincere i consumatori della bontà del prodotto, approfittando anche del fatto che il consumatore ha pur sempre bisogno di mangiare.

Una comunicazione  sempre più invadente, necessaria per rendere il consumo della carne e del resto del cibo un’abitudine. Un inno alla scienza, alle tecnologie dedicate a un nuovo tipo di agricoltura, quella cellulare, che non ha niente a che fare con i campi, visto che è solo un laboratorio che verrà citato come nuovo tipo di agricoltura, quella capace di porre rimedio ai danni ambientali ed alle condizioni di vita, davvero terribili, degli animali allevati in stalle intensive. Torna il metodo del rattoppo proprio del neoliberismo basato sulla capacità che ha di distruggere un tessuto prezioso, la natura, quella espressa e rappresentativa di un territorio e, nel contempo. trovare la pezza atta a ricucire lo strappo nel momento in cui anch’esso diventa affare. Non si rende conto, preso dal possesso di altro denaro e non avendo il senso del limite, che a furia di strappi non c’è più il tessuto, e ciò rende impossibile ogni rimedio. Nel caso del territorio la cura espressa da oltre diecimila anni dall’Agricoltura, che è tale se c’è la terra ed è parte di quel bene comune che è il territorio. La carne in quanto cibo è un atto agricolo, coltura e cultura insieme, fonte di usi e costumi, tradizioni.  Per il capitalismo oggi imperante, basato sull’avidità, anche il cibo è parte del consumismo e, come tale, solo un affare.

Un sistema di potere assoluto che sta distruggendo il pianeta e riduce la speranza di vivere un futuro migliore, quello che ci vede solidali e non nemici degli altri essere viventi. Un sistema che non sa, ma neanche gli interessa di sapere, che la natura può fare a meno delle donne e degli uomini e, però, le donne e gli uomini non possono fare a meno della natura e della sua biodiversità che il cibo rappresenta ed esprime. Il cibo, cioè la vita, che la natura mette a disposizione grazie alla terra e, da oltre diecimila anni, grazie ai suoi capaci protagonisti, questi sì coltivatori. Ognuno è libero di mangiare quello che vuole, purché sia consapevole cosa comporta la sua scelta. Per quello che riguarda me resto fedele alle buone abitudini vissute in cucina e a tavola. Non posso permettermi di offendere valori fondamentali per me e, nella versione di millenni di anni, per l’intera umanità, che il capitalismo neoliberista sta mettendo in crisi, quali: il tempo, segnato dalla continuità dell’oggi con il passato e con il domani, come il giorno e la notte, l’uno aperto dal sorgere del sole e l’altra dal calare dello stesso per far posto alla luna e alle stelle, alle lucciole, ai pipistrelli, all’usignolo dal canto armonioso  o all’assiolo mai stanco di ripetersi; la terra e il suo cibo, l’atto agricolo che – ripeto - trasforma la coltura in cultura e rende la tavola imbandita l’occasione per stare insieme (convivium), conoscersi, dialogare, sognare, progettare, programmare; la memoria che mi riporta alla raccolta delle erbe spontanee, alla preparazione dei piatti in cucina, ai profumi e sapori delle pietanze, al piacere di gustarle. E. ancora, lo sguardo, la parola, la carezza, l’emozione, la stretta di mano, l’amore, la solidarietà, la reciprocità. Valori che il sistema delle multinazionali e delle banche, il neoliberismo, ha già messo in discussione e vuole cancellare del tutto per imporre l’ultima delle sue follie, il cibo artificiale, quella che porterà l’umanità al distacco definitivo con il resto della natura, cioè gli altri esseri viventi quali piante e animali. Il vuoto di un rapporto e la cancellazione di ogni forma di sovranità trasformerà l’uomo in un artificio nella mani possenti di un robot. Altro che sovranità popolare (art.1 Costituzione) e sovranità alimentare (Dichiarazione di Nyéléni) ! Le due urgenti necessità da mettere in campo per sconfiggere questo disegno di un sistema che trova un suo particolare gusto nel pensare e realizzare le sue azioni predatorie e distruttive di risorse e di valori come nel caso del cibo. Il sistema neoliberista, quello  del consumismo sfrenato, la causa degli effetti che, dalla situazione del clima alle guerre in atto, stanno diventando sempre più paura, accettazione e non voglia di tornare a essere popolo capace di riappropriarsi della politica e di  ribellarsi prima di tutto all’incuria, allo spreco per affermare la cura, la moderazione. Come dire: lavorare su noi stessi per modificare abitudini sbagliate e riprendere in mano i valori quali parti di una bussola che ci guida  verso méte dove il benessere, quale frutto di eguaglianza e solidarietà, prevale. Sta per arrivare, in questi giorni di fine Giugno primi di Luglio, con il solito anticipo di fronte agli altri anni passati (28 Luglio lo scorso anno). l’urlo straziante della Terra che avvisa l’umanità che non ha più niente da dare. Il grido che, partendo dalle nostre cattive abitudini generate dal consumismo, dovrebbe portare alla ribellione contro un potere che ci usa e sta provando a renderci numeri al servizio di un artificio che non ha niente a che vedere con l’intelligenza, visto che provoca solo disperazione. Si tratta di aver presente la realtà e, se necessario, metterla in discussione per modificarla. In pratica non essere funzionali al sistema ed al suo unico e solo obiettivo quello di appagare il dio denaro.

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