Editoriali
Lo Stato deve legalizzare le frodi sull’olio d’oliva

Lo Stato non è in grado di prosciogliere gli innocenti e condannare i colpevoli. Quindi lasciamo la massima libertà agli imprenditori oleari sulle frodi dell’olio d’oliva ma anche ai consumatori di esprimere le loro opinioni
24 febbraio 2023 | Alberto Grimelli
L’olio extra vergine di oliva fake, fasullo, frutto di frode, esiste sul mercato e anche sugli scaffali dei supermercati.
Eppure per frode in commercio, nel vasto mondo dell’olio di oliva, non viene condannato nessuno.
Si potrebbe così legittimamente pensare che chi parla di frodi nell’olio di oliva sia un pazzo o un visionario.
Si potrebbe ipotizzare che i giornalisti e le testate che hanno siglato e pubblicato inchieste in tema siano dei ciarlatani dediti allo scandalismo.
Si potrebbe considerare che gli organi inquirenti e di controllo che hanno svolto indagini e messo sul banco degli imputati marchi e aziende siano degli incompetenti.
L’ingenuo consumatore sarebbe legittimato a pensarla così, dando quindi sempre meno credito a inchieste giornalistiche e non che, alla fine, non producono nulla se non un po’ di rumore.
Nessun reato, nessun colpevole, nessuna frode.
A volte la cronaca, quindi i nudi fatti, vengono in soccorso di chi mantiene qualche barlume di spirito critico, se non di lucidità e imparzialità.
E’ notizia di qualche giorno fa che il 20 marzo si svolgerà l’udienza preliminare per un imprenditore e un’azienda del settore oleario per frode in commercio e una serie di falsi documenti e attestazioni per superare i controlli doganali su 6.000 bottiglie da 1 litro e 254 bag box da litri 10. I fatti contestati sono avvenuti tra Perugia e Città di Castello tra il settembre e l’ottobre del 2018.
Nel settembre-ottobre 2024 il reato sarà prescritto. E’ ragionevole ipotizzare che, se l’avvocato David Zaganelli sa far bene il suo lavoro, non si arriverà neanche alla pronuncia di primo grado.
Nessun reato, nessun colpevole, nessuna frode.
Solo in apparenza, perché in realtà non sapremo mai se quelle 6000 bottiglie e 254 bag in box contenevano olio extra vergine di oliva o un olio di qualità inferiore, vergine o lampante.
Lo Stato, e lo dico molto amaramente, non è in grado di accertare i fatti in tempi ragionevoli, arrivando alla verità giudiziaria.
Lo Stato non è in grado di prosciogliere gli innocenti e condannare i colpevoli.
Lo Stato farebbe bene, a questo punto, a legalizzare le frodi sull’olio di oliva.
Si eliminerebbe così quella maschera di Pulcinella che è lo stato di diritto, per passare a forme di autotutela del consumatore che devono, però, essere altrettanto legali e legalizzate.
Se un olio extra vergine di oliva fake puzza, presenta odori sgradevoli (gli assaggiatori li definirebbero difetti organolettici) voglio poterlo dire e scrivere ai quattro venti, con tanto di marchio in bella evidenza, nella più totale impunità.
Se libertà deve esserci, allora che sia totale.
Potrebbero interessarti
Editoriali
Due metri quadri al secondo vengono sottratti all'agricoltura e alla natura

Anche nel 2024, come nell’anno precedente, oltre 70 chilometri quadrati di territorio sono diventati artificiali. La necessità e urgenza di un azzeramento sta nel suo significato di una vera e propria svolta, politico-culturale, che riconsidera il territorio bene comune.
29 agosto 2025 | 12:00 | Pasquale Di Lena
Editoriali
La grande squadra del vino italiano

Tornando a viaggiare ed a fare promozione, posto all’attenzione della Fidal e della sua Casa Italia Atletica, il primo impegno è stato quello di attivare le sinergie come quelle messe in campo nei nove anni di promozione, in Italia, e nel mondo, con L’Enoteca italiana di Siena
08 agosto 2025 | 10:00 | Pasquale Di Lena
Editoriali
Grazie ai dazi di Trump anche nuove opportunità di promozione e comunicazione

Dal 7% della quota di mercato in Canada che l’Italia dei vini allora, deteneva con prodotti, nella generalità dei casi, scadenti, è passata, agli inizi del terzo millennio, a oltre il 30%, soprattutto grazie a una forte spinta iniziale nel campo della comunicazione
01 agosto 2025 | 12:00 | Pasquale Di Lena
Editoriali
L’olio d'oliva non lo fa il frantoio, ma si fa con il frantoio

Il frantoio va utilizzato e inteso quasi come uno strumento musicale che ha i suoi accordi da tarare a seconda della varietà delle olive e del loro grado di maturazione. Superiamo gli anacronismi del passato: l'olio non si compra più nell'elaiopolio
25 luglio 2025 | 12:00 | Giulio Scatolini
Editoriali
Addio cara Aifo: manca una proposta politica olearia che guardi al futuro

Niente confronto e nessuna visione: la storica associazione dei frantoiani olearia avrebbe bisogno di un radicale rinnovamento. Il passo indietro come Presidente dei Mastri oleari e da Aifo
21 luglio 2025 | 11:00 | Giampaolo Sodano
Editoriali
Difenderci dall’olio di oliva che sa di pipì di gatto: la scelta a scaffale

Fino a un paio d’anni fa il 75% dell’olio di olvia consumato in Italia era venduto nella GDO. E gran parte di quell’olio aveva un denominatore comune: il sentore di “pipì di gatto”
18 luglio 2025 | 12:00 | Piero Palanti
Gabriele Verderamo
26 febbraio 2023 ore 18:55Egregio direttore, leggo con amarezza il grido di dolore e rabbia che questo articolo emana. Come darLe torto. Il fatto è che non mancano le leggi (forse anche troppe) ma scarseggiano i controlli e manca la dovuta attenzione della magistratura a un serio e atavico problema. La tutela del prodotto, quello più curato, migliore, frutto della fatica quotidiana dovrebbe essere un baluardo insuperabile. L'italian sounding ci premia nel mondo proprio per l'elevata qualità dei nostri prodotti ma ricordo che, non molto tempo fa, l'italian sounding era pizza, mandolino e mafia. Forse ne eravamo usciti...continuando così potremmo ricaderci!