Editoriali
Occorre più attenzione sul PNRR per i frantoi
Sbilanciare gli interventi verso gli olivicoltori potrebbe significare mettere in pericolo la continuazione dell'esistenza dei frantoi oleari. Occorre riconoscere il ruolo di produttori di olio ai frantoi
05 agosto 2022 | Giampaolo Sodano
Ho seguito con interesse le audizioni in parlamento sul tema della produzione olearia nazionale e fra queste una particolare attenzione merita il documento predisposto dal FOA (frantoi oleari associati) che, a mio giudizio, non focalizza alcuni aspetti del problema che debbono invece essere oggetto di attenta considerazione per pervenire a conclusioni valide ed efficaci per tutti coloro che operano nel settore oleario. Necessaria premessa è che ovviamente il PNRR non può prescindere non già dalla legislazione esistente che, nei limiti della Costituzione, può essere ovviamente modificata se incongrua rispetto ai fini da perseguire, ma dai principi fondanti della legislazione stessa: pur essendo ciò in astratto possibile non è ipotizzabile che avvenga dati i tempi ristretti che attuazione del Piano.
Tra i principi fondanti, per quanto riguarda in modo specifico il settore oleario, c'è l’individuazione di una filiera produttiva dell'olio extravergine che ha quale cardine la coltivazione delle olive e la loro trasformazione: mentre sembra pacifico nel documento l'esistenza di una normativa per la coltivazione, sembra invece ignorata quella riguardante la trasformazione ed in particolare i frantoi oleari. Essi sono stati per la prima volta oggetto di normazione primaria nel 2014 con la legge numero 9 della Regione Puglia che ne ha definito le caratteristiche e le funzioni non solo riguardo alla attività di trasformazione delle olive ma anche per quanto attiene alla produzione e commercializzazione dell'olio che da esse è ricavato. E’ vero che gli elementi definiti dalla legge regionale hanno efficace applicazione solo entro i limiti territoriali regionali, ma è altrettanto vero che la legge regionale, come qualunque legge regionale in quanto fonte legislativa sub primaria (e primaria nelle materie a competenza esclusiva regionale), entra a comporre l'ordine giuridico e non ne può essere ignorata l'esistenza.
Ne deriva che il frantoio oleario in quanto qualificato come azienda di produzione e non solo di trasformazione entra come tale a comporre la filiera al pari di chi fornisce la materia prima (olivicoltori) e non ne può essere pertanto ignorata l'esistenza al momento della attuazione del PNRR. Ciò è tanto più vero sul piano sostanziale se si riflette alle finalità perseguite con il piano stesso che è quella di imprimere una forte spinta alla ripresa e allo sviluppo dei diversi settori economici: ritenere che i problemi esistenti nel settore oleario si identifichino solo con la disponibilità delle olive significa ignorare che la misura di essa è in funzione del prezzo di cessione, ciò che in un regime di libero mercato dipenda a sua volta dalla esistenza di margini di convenienza economica alla sua trasformazione e commercializzazione. Ne deriva che, in assenza di interventi validi a sostenere economicamente l'attività di trasformazione e produzione, il prezzo delle olive e la convenienza a coltivarle è destinato a restare, come è ora, basso con una ricaduta conseguente negativa sulla coltivazione stessa.
E’ da sottolineare a questo proposito uno degli effetti, forse non previsti, della normativa europea del settore, che prevede la individuazione come produttore dell'operatore che ha eseguito l'ultima lavorazione: ciò ha condotto a fare sì che nell’etichetta dell'olio extravergine di oliva sia indicato per l'olio di importazione l'azienda che lo confeziona e commercializza, mentre solo per l'olio extravergine prodotto e commercializzato dal frantoio l'indicazione del produttore coincide con quella di chi ha eseguito la trasformazione. La conseguenza, se si vuole paradossale, è che dalla lettura delle etichette vengono indicati come unici produttori-trasformatori dell'olio extravergine i frantoi oleari, che è poi quanto avviene in realtà se si intende come produttore chi esegue la trasformazione.
Sbilanciare gli interventi verso gli olivicoltori potrebbe significare mettere in pericolo la continuazione dell'esistenza dei frantoi oleari e la scomparsa quindi del produttore oleario in senso proprio dal mercato interno a tutto vantaggio della importazione, penalizzando ulteriormente quella filiera italiana di cui il PNRR dovrebbe invece segnare la rinascita e lo sviluppo.
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