Editoriali

Buono e salutare fanno rima con ruralità e biodiversità

Buono e salutare fanno rima con ruralità e biodiversità

Il cibo è un atto agricolo e l’agricoltura è un’attività che il territorio permette di fare, solo se salvaguardato, tutelato e valorizzato. La salvaguardia delle denominazioni di origine è difesa della nostra cultura

18 febbraio 2022 | Pasquale Di Lena

Il Territorio, - non essendo più considerato per quello che è sempre stato, bene comune, e tutto per colpa di governi funzionali al sistema neoliberista - ha reso quelli ch erano i tutori fino a poco più di un decennio fa, cioè i sindaci eletti, semplici esecutori della sua continua distruzione. Un processo che, in non pochi casi, lo sta riducendo a poca cosa. Colpa di un sistema predatorio e distruttivo, affamato dell’unico tesoro che un comune ha, appunto il territorio, di cui tutti dovremmo essere gelosi , visto che è l’espressione della nostra identità. Il bene comune, che deve tornare ad essere davvero il bene di tutti, per essere, quale contenitore dell’insieme dei valori e delle risorse, il solo, vero grande tesoro che una comunità ha. Ma solo se quella comunità lo riconosce tale, lo possiede e lo utilizza per il suo domani. Valori e risorse inestimabili, quali sono i paesaggi e gli ambienti, la storia e la cultura, le tradizioni, e, le sue specifiche attività, prima fra tutte l’agricoltura.

L’espressione alta della Natura che segna un luogo, e, come tale, della vita dei suoi abitanti.. Quella vita che ci è data grazie all’aria, che ci permette di respirare; all’acqua, che ci dà la possibilità di bere; al cibo, che ci dona le energie che servono per sognare, pensare, creare, progettare, realizzare quelle eredità che servono al domani dei nostri figli. Il cibo, che il sistema – non a caso - ha trasformato in un grande spettacolo delle televisioni e nelle pagine degli organi di informazione, per non far capire che è, non solo straordinaria fonte di energia rinnovabile (una parola che va di moda e, spesso, troppo spesso, male usata quando non abusata), ma la sola vitale, e, come tale, irrinunciabile.

Altro che nuove colate di cemento e asfalto, pali eolici o pannelli solari a terra!

Solo persone che non sanno e, spesso, non vogliono sapere, con la testa bacata dal denaro e, come tali, funzionali al sistema che governa il mondo, quello delle banche e delle multinazionali, della globalizzazione, possono pensare che un'altra colata di cemento e asfalto; un palo eolico, sempre più alto, o un pannello solare a terra, è più importante di quell’energia rinnovabile, la sola vitale, che è il cibo. E, non solo, il cibo e la tavola, cioè la convivialità che è il principio della socializzazione e, come tale, nascita di una comunità che si dota di un territorio, ovvero di cibo e di identità, da governare nel rispetto del suo significato di bene comune e non di proprietà privata.

Serve che ogni sindaco, soprattutto di un piccolo comune, che vive e sente più da vicino e più forte il dolore dell’abbandono dello stesso, torni a sentirsi e, così, ad essere il tutore del proprio territorio e non l’esecutore di scelte che offendono e distruggono il prezioso bene comune. Questo, anche, per capire che è nella cura, con dosi quotidiane e crescenti di cultura, il lenimento e, con esso, il ritorno della speranza, quale premessa di una possibile rinascita. La cultura della qualità dell’origine, il territorio, che si manifesta con una chiesa o un palazzo, un paesaggio o un sito archeologico, una sagra o una festa, evento o manifestazione, una cascata, un’alba o un tramonto. Oppure, con un’indicazione geografica, Dop o Igp, come racconta un processo iniziato nel 1963, con il Dpr 930, che ha dato il via alla Denominazione di origine dei vini, poi, continuato con l’estensione (1992), con il Regolamento CEE, sulla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine, appunto Dop o Igp, dei prodotti agricoli ed alimentari.

Per spiegare bene l’origine, il terroir dei francesi, è il vino Doc/Dop “Rossese” che ha dato e dà immagine al piccolo centro di Dolceacqua, in provincia di Imperia, in Liguria il “Prosciutto”, l’immagine del territorio di San Daniele nel Friuli; un fungo “Porcino” quella del paese di Borgotaro in provincia di Parma, in Emilia e Romagna; il “Canestrato”, un formaggio di latte misto di pecora di capra Igp di Moliterno, in provincia di Potenza, in Basilicata; un “Pistacchio” , l’immagine di Bronte nel circondario della città metropolitana di Catania, in Sicilia. Per essere ancora più chiari, Canino, è conosciuto per il suo “Olio” evo Dop, come Cartoceto; Colonnata e Arnad per il “Lardo” Igp; Varzi per il suo “Salame” Dop; Asiago,per il suo “Formaggio” Dop; Castelluccio di Norcia, per le sue “Lenticchie” Igp; Giffoni, per la su “Nocciola” Igp; Altamura, per il suo “Pane” Dop; Tropea, per la sua “Cipolla rossa”, Igp. Solo una parte delle 841 Indicazioni geografiche, di cui 315 Dop, Igp, Stg e 526 Vini Docg, Doc e Igt, che fanno dell’Italia un territorio unico al mondo, quello dalla grande espressione della biodiversità, con primati nel campo dell’olivicoltura, viticoltura e frutticoltura.

Un patrimonio importante che ha tutto per diventare ancora più grande, strategico per la rinascita dell’insieme dei territori del nostro grande Paese, in particolare quelli del Centro, del meridione e delle isole, a partire da quelli del mio Molise, che hanno tutto per diventare un esempi o per l’intero Paese, se viene, però, bloccata sul nascere quell’invasione barbarica di un numero considerevole di pali eolici e un’estensione notevole di pannelli solari a terra, a significare il furto del suo tesoro più prezioso, il cibo.

Nel caso specifico, buono, salutare, espressione di ruralità e biodiversità, all’insegna della Dieta Mediterranea, tanto odiata e avversata dalle multinazionali.

Un ragionamento, il mio, che dovrebbero fare l’insieme delle associazioni, unioni, cooperative, organizzazioni professionali contadine, stessi sindacati, invece no. Il silenzio è totale, salvo quando c’è da vantarsi dei successi nel mondo del made in Italy dell’agroalimentare. Evidentemente sono frastornati dalla propaganda del neoliberismo imperante o, anche, non sanno che il cibo è un atto agricolo e l’agricoltura è un’attività che il territorio permette di fare, solo se salvaguardato, tutelato e valorizzato.

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