Editoriali
Pensare al futuro guardando al passato recuperando il concetto di sovranità alimentare
C'è bisogno di una nuova armonia tra territorio, ambiente ed essere umano che parta dall'agricoltura. Siamo nella società dell'opulenza eppure conviviamo con tantissimi problemi di salute nostra e della Terra
11 giugno 2021 | Pasquale Di Lena
Sono un’infinità le azioni che devono ancora mettere in atto i governi per recuperare i danni che hanno portato alla situazione pesante e, in molte parti del mondo, drammatica che vive l’ambiente e, con esso, il clima, e, tante quelle che possiamo e dobbiamo fare noi per riconciliarci con l’ambiente, la natura, e ritrovare insieme l’equilibrio che manca per un tipo di sviluppo, ormai fallito, perché depreda e distrugge quello che il globo ha ed in grado di dare.
Avere la consapevolezza della situazione e agire di conseguenza è importante perché ci dà la forza di chiedere a chi ha il dovere e il compito di governare di fare le scelte più adeguate per ridare all’ambiente e al clima quella pace che da tempo più non hanno.
La salvaguardia e tutela del territorio e, con esso, di un’agricoltura che non distrugge il suolo e la sua fertilità, ma lo preserva, lo cura, affidando alla sostanza organica, alla pratica della rotazione e dell’avvicendamento, al rispetto delle stagioni il mantenimento della stessa e, insieme, la produzione di cibo naturale, bio, che alimenta la salute, la nostra e quella dell’ambiente.
La scelta di un prodotto bio non è, così, il risultato di una moda, ma di uno stile di vita che rimette al centro l’alimentazione corretta e sana, soprattutto là dove domina lo spreco, e, il mangiare è la conseguenza della fretta e di un cibo, non a caso conosciuto come spazzatura, che porta a convivere con problemi di salute, costi di tempo, di denaro e di tranquillità per noi singoli cittadini, e, costi enormi, soprattutto ambientali, per la società. Il riferimento è alla società del benessere (spreco) che noi viviamo e non a quella che è segnata dalla povertà e dalla fame, che apre a riflessioni del tutto differenti e ancora più drammatiche, quali il numero di morti, l’allargamento della forbice della disuguaglianza, la necessità di migrare e, così, abbandonare il proprio territorio e, con esso, perdere tutta o in parte la propria identità.
Tornare alla Dieta Mediterranea, uno stile di vita e un modo di mangiare cibi che si conciliano con la salute, è un giusto modo per riconquistare il piacere della tavola, del convivio, e, nel contempo, il gusto della bontà e della diversità messo a disposizione da una terra ben coltivata, lontana dall’uso di veleni che sono tanta parte della riduzione drastica della biodiversità. In pratica, violenza alla natura e sue possibili, del tutto giustificate, reazioni, non sempre – vedi Covid - belle per gli esseri umani che abitano la Terra, che ha la forma di una palla, di un globo. Uno e non due o tanti come è nella mente dei neoliberisti che lo stanno distruggendo, e ciò che ancora peggio, coscientemente.
Tornare in pratica al consumo dei prodotti freschi dell’orto legati alle stagioni, come gli ortaggi; i legumi, per rendere la carne un piacere da godere di tanto in tanto; i piatti a base di cereali; la frutta secca; il pescato; i salumi ed i formaggi, e, riproporre, per quanto è possibile, la regola di cambiare secondo i giorni della settimana per vivere il piacere della diversità. Il tutto facendo tesoro di quel filo conduttore, proprio di questo modo di mangiare, che è l’olio extravergine delle preziose olive dei nostri magnifici ulivi, protagonisti assoluti di paesaggi unici nella quasi totalità delle Regioni del nostro incantevole Paese. Mai - è un consiglio che mi piace sempre dare - dimenticare a pranzo e a cena un buon bicchiere di vino per godere i riflessi dei suoi colori e gustare i profumi e i sapori espressi dalla spremitura dell’uva, il frutto della vite.
Non dimenticare, soprattutto, una passeggiata, l’uso della bicicletta o altro esercizio fisico; la conoscenza che può dare il dialogo, lo studio o la lettura di un libro, la stessa televisione, soprattutto quella pubblica, se messa nelle mani di chi ha a cuore questo valore, che è tale, se alimenta la conoscenza e educa, oltre che intrattenere. La conoscenza, quella che caratterizza già il presente e che, ancor più, segnerà il futuro dell’umanità.
Affidarsi, sempre più, alla conoscenza per essere, con la politica, oggi annullata dal denaro, di nuovo i protagonisti del “governo della città”, e, facendo tesoro, degli errori del passato, pensare al futuro riallacciando il filo spezzato qualche decennio fa con l’entrata i campo del neoliberismo.
Pensare al futuro guardando al passato è il solo modo per avere un futuro migliore del passato, ma questo il neoliberismo non lo sa e non lo vuole sapere, preso com’è dall’adorazione permanente del suo dio onnipotente, il denaro.
Queste brevi riflessioni a cavallo del 5 e 7 di giugno u.s., i giorni dedicati: il primo alla Giornata mondiale dell’Ambiente e il secondo, con la parola d’ordine “Cibo sicuro ora, per un domani sano”, a quella della Sicurezza Alimentare, strategica per il futuro della popolazione mondiale, che, però, è possibile solo se si afferma la Sovranità Alimentare, cioè il diritto dei popoli ad avere accesso a un cibo sicuro (sono 700 milioni - nella gran parte bambini - le persone che nel mondo soffrono la fame); sano e nutriente (600 milioni i casi di malattie di origine alimentare e 420 mila le persone che muoiono per aver ingerito cibo contaminato).
Il diritto, anche, per ogni comunità, a definire, i propri sistemi alimentari e modelli di agricoltura, dando priorità all’economia e ai mercati locali e nazionali e privilegiando il consumo di alimenti basati sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. In poche parole una Sovranità alimentare che rimette al centro dello sviluppo quello che è sempre stato il settore primario, l’agricoltura, per ridare allo sviluppo il senso del domani e non dell’oggi per l’oggi, solo e tutto per il denaro.
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