Editoriali

Quello che l'olivicoltura italiana può imparare da Luna Rossa e dall'America's Cup

Quello che l'olivicoltura italiana può imparare da Luna Rossa e dall'America's Cup

C'è chi veleggia per un obiettivo, magari arrivando a un passo dall'ambito trofeo, e chi diventa preda dei venti, andando alla deriva. La qualità non dorme sugli allori

19 marzo 2021 | Angelo Bo

Quando si parla di organizzazione e pianificazione aziendale e ancor più quando si cerca di costruire un progetto al livello dell’eccellenza, si attinge a tutte le fonti possibili; non a caso spesso vengono presi come riferimento manuali di strategia e tattica militare, esperienze di missioni in aree difficili, gestione delle missioni spaziali, manuali di gestione del rischio e/o di gestione dello stress, non ultimo le esperienze sportive che vengono prese in esame per trarne spunti e riflessioni, altre volte proprio usate per scopi aziendali ad esempio per la costruzione del gruppo di lavoro o per la gestione di situazioni specifiche da affrontare in gruppo.

E' appena finita la Coppa America, in molti ci siamo appassionati alle imprese ed avventure di Luna Rossa e il riferimento non poteva capitare più a fagiolo, la vela è proprio uno di quegli sport che per le sue caratteristiche si presta per il team building, ma se analizziamo il fenomeno e le caratteristiche dell’evento sportivo nel suo complesso possiamo trovare spunti di riflessione. Anticipo i soliti che esordiranno con il patetico “ma non c’entra, si parla di due contesti diversi”! E’ vero, ma le esperienze di altri settori ci possono portare elementi utili da adattare al nostro, e quindi la domanda corretta è “Cosa potrebbe incastrarci la vela con olivicoltura?”

Beh intanto dobbiamo uscire da quella diffusa tendenza di vedere tutto in antitesi, in contrapposizione, in perenne guerra; ma dobbiamo vedere i punti di aderenza, gli spunti di interesse, le visioni che possono darci idee innovative di gestione e talvolta anche un semplice conforto che le cose vanno così un po a tutti.

Sfrutterò un po le mie esperienze dei corsi fatti in barca a vela, dalla deriva al match race su monotipi e gli insegnamenti di velisti professioni che hanno attraversato gli oceani come preziosi bagagli di viaggio e spesso anche di vita, per cercare di analizzare la situazione e costruire alcuni ragionamenti insieme.
Un progetto velico ed uno olivicolo in realtà hanno delle analogie o similitudini forti, molto più forti di quel che potremmo immaginare in modo superficiale: entrambe usano strumenti tecnici, che devono sfruttare degli elementi naturali per raggiungere lo scopo – il vento per la barca, la luce per le piante -, coinvolgono un gruppo di persone che deve interagire con lo strumento tecnico e saper interpretare nel modo corretto l’ambiente.

Analisi e scelte di base … partecipo al giro del mondo o alla Coppa America, devo essere molto veloce per regate brevi o affidabile per lunghi traversate oceaniche, ho un progetto sportivo di breve termine o la costruzione di una barca che debba affrontare anni di navigazione intorno al mondo, devo affrontare il mare piatto o le onde mutevoli di un oceano impazzito? Devo produrre tanto in pochi anni o devo costruire un oliveto che duri a lungo e che punti su una qualità della produzione? Voglio produrre un olio dozzinale da poco, oppure voglio produrre un ‘olio che ambisca tutti gli anni ad essere eccellente?

Comunque sia devo organizzarmi a combattere ogni giorni perché quella qualità sia costruita, prodotta e preservata. Sono in pianura con disponibilità di acqua, o sono in collina senza grandi risorse idriche, quali possono essere le tecniche agronomiche per risparmiare acqua con ottimi risultati produttivi? Sono in un clima ben definito o in condizioni micro-climatiche e climatiche mutevoli? Le regole impongono di competere con mezzi identici o le caratteristiche di differenza potrebbero darmi un vantaggio nel medio lungo termine?

E’ chiaro che non esiste la formula perfetta ed omni-valente, ma la soluzione trovata alla fine delle elucubrazioni ed al brain storming sarà una barca o un oliveto frutto di una mediazione, sarà comunque un compromesso. Un compromesso che deve però esprimere al massimo le potenzialità in quel contesto produttivo e per quella realtà, campo di regata o mercato in cui ci vogliamo misurare.

Quindi nel nostro caso la densità di impianto, la forma di allevamento e le varietà messe a dimora, il frantoio, le condizioni di stoccaggio e di confezionamento saranno, o meglio dovranno essere, la combinazione più vicina possibile a quanto abbiamo bisogno per produrre l’olio che siamo in grado di piazzare sul mercato.
Un anello fondamentale nella ricerca dell’eccellenza è da ricercare oltre la tecnica e la tecnologia, infatti come ha sottolineato il progettista di barche Paolo Cori, “ci si rende conto che anche a questi altissimi livelli tecnologici della Coppa America: è l’uomo che fa la differenza!”

Persone capaci e preparate saranno i realizzatori in ogni singola azione di ciò che noi imprenditori vogliamo realizzare. Il dialogo, la formazione, l’allenamento, la conoscenza approfondita degli strumenti che abbiamo a disposizione, la voglia di crescere e la a curiosità di andare sempre oltre sono le caratteristiche che deve avere l’equipaggio ideale anche in azienda agricola.

Morale della favola tutti parlano di eccellenza ma se vogliamo fare di un prodotto un’eccellenza vera, genuina, autentica e vincente, dobbiamo rimboccare le maniche dell’Artigiano che c’è in noi, curare ogni singolo, minimo dettaglio, lavorare con i migliori collaboratori, cercare la caratterizzazione, sperimentare ed innovare, essere pronti a presentare quei prodotti nel modo giusto ed alle persone giuste, perché la qualità non dorme sugli allori. La massa, i bassi prezzi e la gara a chi produce di più le possiamo lasciare a chi si accontenta di un prodotto qualsiasi!

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