Editoriali

Occorre un diverso sviluppo delle filiere alimentari

Mangiare è un atto umano, frutto dell’intelligenza, del cuore, della passione e delle mani di uomini e donne che la terra amano e rispettano. Occorre un nuovo tipo di sviluppo, la Sovranità alimentare, nel segno delle uguaglianze

15 gennaio 2021 | Pasquale Di Lena

Si tratta di unire tutto ciò che da tempo è separato; ripartire dai luoghi per riportare vicino ciò che è lontano; ridare al tempo il suo ritmo e al modo di produrre un significato; trasformare; alimentarsi; consumare il necessario. Sto parlando di quel filo vitale, il cibo, che la natura ha nelle sue mani e con il quale lega gli uomini agli animali e alle piante e viceversa. Il cibo, energia vitale frutto della terra, espressione e testimone insieme di territorio, con i suoi paesaggi, i suoi ambienti, le sue tradizioni. Primaria energia che, quando c’è, è sopravvivenza e benessere, diversamente, quando non c’è, diventa ricerca, disperazione, migrazione, conflitto, violenza, divisione, sottomissione, arroganza, potere, disuguaglianza, morte.

È proprio vero che – come recita il titolo di un interessante libro, uscito per la Lindau editrice e firmato da Wendell Berry – “il mangiare è un atto agricolo”, ed io aggiungo, anche la convivialità, cioè la tavola con il cibo protagonista, e, intorno ad essa, due, tre, tante persone che parlano, ridono, cantano, mangiano e, nel contempo, si conoscono o riconoscono; si raccontano i propri sogni, il domani.

In pratica il mangiare è un atto umano, frutto dell’intelligenza, del cuore, della passione e delle mani di uomini e donne che la terra amano e rispettano. Non delle macchine o degli attrezzi giganti, dei prodotti di sintesi o medicinali, che lo producono in grandi quantità e, mentre lo producono, distruggono il suolo azzerando, così, la vita che lo anima. Senza l’uomo non c’è agricoltura e senza l’agricoltura non c’è cibo e, senza, il mangiare diventa un atto artificiale vissuto in solitudine e nel più profondo di silenzi, quello che azzera l’eco della memoria.

Uno scenario terribile quello che ci sta regalando da tempo il neoliberismo e che ci vuole imporre definitivamente, con tutti i mezzi possibili, soprattutto con il virus dei virus, il denaro. Il cibo di qualità, naturale, soprattutto quello che ha alimentato il mare di tanti mari, il Mediterraneo, le sue civiltà, i suoi stili di vita e il rispetto del tempo, è – personalmente ne sono più che convinto - l’antivirus per eccellenza. E lo è, tanto più se il calore delle mani del produttore si confonde con quello delle mani del consumatore e il racconto dell’uno anima quello del secondo e, in due, alimentano il confronto, il dialogo, la fiducia, il rispetto, l’incoraggiamento, il sogno , la speranza.

Una filiera alimentare con i produttori e i consumatori che si stringono la mano, si guardano negli occhi e si parlano, e, con loro, anche i trasformatori, i ristoratori e i piccoli commercianti. Un nuovo modo di stare insieme, associarsi, e tutto nel segno della sobrietà, della solidarietà e della reciprocità, con una serie di vantaggi importanti, per:

- i coltivatori e gli allevatori di avere il giusto reddito;
- l’agricoltura, non più convenzionale ma naturale, biologica, all’insegna della sostenibilità;
- il clima, che tira un sospiro di sollievo nel vedere due dei suoi nemici (agricoltura convenzionale e allevamenti intensivi) trasformarsi in amici;
- il suolo che ha la possibilità di curare la sua fertilità;
- il territorio che si affida ai suoi testimoni e, con essi, esalta le sue peculiarità , la sua immagine, la sua fama;
- la salute del consumatore con un’alimentazione sana grazie alla qualità del cibo a sua disposizione;
 la sobrietà che, nel momento in cui diventa risparmio, oltre ad alimentare il reddito del consumatore recupera tutto il cibo che oggi - grazie al tipo di sviluppo delle filiere imposto dal sistema imperante, tutto basato sul consumismo sfrenato - viene buttato. Spreco di cibo che diventa spreco ambientale e di energie necessarie per recuperarlo e non renderlo inquinante. Un piccolo esempio, ma significativo, del pensiero folle del neoliberismo, tutto volto a depredare, distruggere, sprecare, non solo cibo e/o altri beni, ma, anche, intelligenza, creatività. L’idea di un diverso sviluppo delle filiere alimentari, che vede insieme produttori e consumatori con l’offerta e la domanda non mediata da altri - soprattutto dalle attuali fabbriche di spreco, quali i centri commerciali e i supermercati - è la premessa indispensabile per quel diverso tipo di sviluppo economico di cui ha bisogno l’uomo per la sua stessa sopravvivenza,

Un diverso tipo di sviluppo che rimette al centro l’agricoltura e, con essa, il cibo, il suolo, il territorio, la natura, l’uomo, e non il profitto per il profitto, il denaro delle banche e delle multinazionali, delle criminalità organizzate, dei promotori e padroni delle guerre, delle disuguaglianze, dell’insicurezza alimentare.

Al centro di questo nuovo tipo di sviluppo, la Sovranità alimentare, nel segno delle uguaglianze; del recupero di luoghi e di attività,e, insieme, dell’abbandono di vasti, fondamentali territori, come quelli montani e delle aree interne. La sola in grado di affermare e rendere stabile la Sicurezza alimentare, decisiva per assicurare il cibo al numero crescente di abitanti di questo pianeta ( dieci miliardi previsti nel 2050) e, anche, per lo sviluppo di una società nuova, diversa da quella che viviamo. Una società che vede il prodotto interno felicità,il pif, prevalere sul pil, prodotto interno lordo. Una speranza che la conquista della Sovranità alimentare ha la possibilità di trasformare in una nuova e bella realtà.

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