Editoriali
LA GUERRA DELL'OLIO
18 novembre 2006 | Luigi Caricato
E' proprio una guerra dichiarata, sì, ma con cartucce a salve. Giusto per far agitare l'aria e creare semmai scompiglio e disorientamento, e nulla più, nulla di utile al comparto. Solo fracasso, tanto per dire "facciamo qualcosa, agitiamoci".
Non mi riferisco alla protesta di questi giorni â puntuale come le occupazioni delle scuole ogni anno in autunno da parte degli studenti â messa in atto dalla Coldiretti a favore della italianità dellâolio. La richiesta di una tutela più efficace dellâolio extra vergine di oliva made in Italy è non solo legittima, ancorché doverosa, ma necessaria perché è giusto, fuor da ogni luogo comune, difendere la provenienza di un prodotto. Stupisce piuttosto la ragione per cui la stessa Coldiretti â e non è la sola associazione di categoria, sia chiaro â nulla abbia fatto per favorire la permanenza in Italia della proprietà dei gloriosi marchi storici passati in mano straniera.
Eâ il libero mercato, quindi nulla da eccepire; però va anche detto che perdere dei punti forti, non è certo la strategia migliore per difendere il concetto di italianità . Ma questa è unâaltra questione.
La guerra dellâolio di cui parlo è qualcosa invece di sotterraneo, che non è ancora emersa in superficie, tranne in rare occasioni.
Questa guerra è fatta spesso di maldicenze e calunnie, di prese di posizione pretestuose, che vedono ancora contrapposte le due anime della filiera, il mondo della produzione da una parte e quello delle aziende di marca dall'altro; ma è anche lâatteggiamento di chi, pur di acquisire spazi, è disposto a inventarsi di tutto, senza alcun ritegno, pur di essere contro, o meglio: di apparire contro.
Non faccio nomi, per non innestare un circolo vizioso di accuse, che non fa sicuramente bene alla filiera olio di oliva in una fase così delicata, di transizione, in cui tutto sembra essere a rischio, per come tutto appaia barcollante.
Ci vorrebbe â io credo â più serenità , e forse anche una maggiore professionalità , soprattutto tra i comunicatori che son saliti o si stanno apprestando a salire sul carro dellâolio di oliva, ora che si intravedono spazi di movimento, possibilità di raccogliere consensi.
Ho notato per esempio una grande superficialità nello sparare a zero su persone o gruppi, giudicandoli con troppa fretta e senza conoscerne la loro storia e identità .
Non faccio i nomi, ma chiunque sa osservare la realtà per quel che appare sa bene che chi getta fango verso chicchessia lo fa non certo per il bene dellâolio di oliva, ma per se stesso. Ebbene, una cosa è certa: questa guerra sotterranea e vile disonora solo chi la alimenta. Soprattutto perché una âguerraâ - oggi, qui e ora - non serve in alcun modo, non ci sono le ragioni e non gioverebbe in ogni caso a nessuno.
Perché allora â mi chiedo â certa gente non scrive le proprie ragioni senza livore, motivandole con argomentazioni credibili, anziché gettare fango.
Chi sono le persone che offendono? Persone che si nutrono di pregiudizi.
Chi sono invece le persone o i gruppi oggetto di denigrazione?
Soggetti a mio parere rispettabili, e di sicuro intellettualmente onesti, anche perché, piaccia o no, hanno dedicato cuore e intelligenza allâolio di oliva.
Criticabili sì â come tutti, del resto â ma non certo meritevoli di denigrazione.

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