Editoriali

L'ARTE DEL COMUNICARE

28 ottobre 2006 | Luigi Caricato

Comunicare è fondamentale. Nel nuovo millennio tutto si fonda sull’intreccio di idee che si è in grado di sviluppare, elaborare e trasmettere al meglio, con la massima efficacia e attrattiva. Il pubblico da raggiungere è sempre più vasto e sensibile, ed esige chiarezza e contenuti certi. Non importa, in alcuni casi, dimostrare sicurezza nelle proprie convinzioni. Non sempre sono sufficienti le proprie capacità professionali, occorre altro. E’ necessario saper comunicare al mondo la propria storia, la propria identità, le personali ambizioni ed emozioni. Comunicare bene è ancor più fondamentale; e chi non possiede gli strumenti per farlo in modo appropriato, è destinato a perdere terreno e ad essere tagliato fuori dalle dinamiche sociali e professionali.

Quando negli Stati Uniti si svolgevano corsi di scrittura creativa o di pubbliche relazioni, già a partire dagli anni Cinquanta, in molti in Italia sorridevano alle stranezze d’oltreoceano. Oggi paghiamo le conseguenze di un ritardo culturale che allora non si era affatto compreso, neppure lontanamente.

Il risultato di tale ritardo lo si paga a caro prezzo ancora oggi. In letteratura, per esempio; e qui non è soltanto una questione di lingua, perché è vero che l’inglese gode di un vantaggio non trascurabile, ma non è solo questo ad aver influito sul successo dei romanzi di matrice anglosassone, c’è altro. Da noi non si è mai fatta letteratura di intrattenimento e per questo i nostri narratori hanno scarso successo, proprio perché incapaci di suscitare l’interesse dei lettori, più inclini a leggere storie avvincenti di autori stranieri. Non si tratta di pura esterofilia: sono libri meglio costruiti, finalizzati già in partenza ad essere funzionali a un più vasto pubblico. Lo stesso vale per le comunicazioni aziendali: le pubbliche relazioni, l’ufficio stampa decretano il successo commerciale molto più di altre vetuste e improduttive strategie. Ora in Italia lo si è capito e si sta investendo con maggiore attenzione nella difficile arte del comunicare. Come al solito, è sempre l’agricoltura il settore dell’economia maggiormente in ritardo. Eppure diventa oggi di primaria importanza anticipare i tempi, l’ultimo che arriva nemmeno può contentarsi delle briciole, perché non ve ne saranno. I tempi sono difficili, ora che tutto si è globalizzato è necessario “leggere” le esigenze della società con le sue mutevoli aspettative. Ecco dunque la necessità di smuovere questo mondo agricolo un po’ anchilosato e dormiente, quasi senza respiro, da sempre immobile.

L’invito a ridestarsi non vale solo per gli agricoltori puri, anche i professionisti che vi ruotano intorno hanno da rivedere i meccanismi della comunicazione. Da qui lo spunto per attivare una serie di attenzioni, con studi e approfondimenti, da avviare sul tema agricoltura e comunicazione. Anche perché un buon professionista non può solo avere contenuti. Occorre ben altro. Le conoscenze della materia costituiscono l’elemento base, la formazione tecnica equivale ad avere fondamenta solide. Ma non basta, la differenza viene dalla capacità di gestire correttamente la comunicazione. Essere in grado di rendere appetibile la propria professionalità è il passaggio successivo. A cosa serve del resto avere una casa dalle solide fondamenta, senza che vi sia stato lo sforzo di disporre egregiamente gli spazi interni, rendendoli funzionali e arredandoli in modo da essere attrattivi?

Oggi solo chi comunica bene può avere la carta vincente. Ma l’arte del comunicare richiede mestiere, progettualità, obiettivi certi. Non si improvvisa. Non si può affatto improvvisare: sarebbe peggio. Ecco dunque la necessità di aprire uno spazio riservato al mestiere della comunicazione: è un ambito operativo che non si può in alcun modo trascurare. Il ritardo culturale nel mondo agricolo è abissale. E’ pertanto urgente sollecitare una svolta. Già le stesse facoltà di agraria andrebbero riviste nella loro impostazione di base. La riforma è servita a poco, si trascurano tuttora gli elementi più caratterizzanti. Si trascura il fattore portante della modernità: la comunicazione. Una comunicazione efficace però. Il nuovo millennio chiede una svolta, ma forse questa esigenza ancora non esiste tra gli addetti al settore agricolo.


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