Editoriali

Sarà la paura a farci ragionare, sarà il territorio, il grande bene comune

Sarà la consapevolezza della nostra fragilità a mettere in luce i nostri limiti; a farci capire i bisogni primari, essenziali e, anche, a sentire il vuoto dei valori, a partire dall’abbraccio, il bacio, la carezza, la stretta di mano, lo sguardo, la parola, il dialogo

13 marzo 2020 | Pasquale Di Lena

La crisi economica del 2007/2008 non solo non è stata superata, ma peggiorata, nel momento in cui il sistema ha ripreso a camminare sulla stessa strada che aveva portato sull’orlo del baratro. La situazione che viviamo con la pandemia generata dalla diffusione del coronavirus ci fa dire che siamo nel baratro ed ora sono tanti i problemi, vecchi e nuovi, da risolvere se si vuole risalire e uscire.

Sarà possibile, però, solo se le redini del governo di una comunità, piccola o grande che sia, torneranno nelle mani della politica, con la finanza (banche e multinazionali) che deve accettare le sue regole ed eseguire i suoi ordini, visto che, soprattutto con l’avvento del neoliberismo (cinquant’anni fa in Italia), ha dimostrato un’ostilità inaudita contro nostra madre Terra. Una madre buona, che, però, dopo una serie di segnali (i cambiamenti climatici, la crisi strutturale dell’agricoltura, le migrazioni) ha smesso di sopportare ulteriormente le azioni folli del sistema, tutte tese a depauperare e a distruggere tutto quello che in milioni di anni aveva creato.

Una madre che ha reagito come solo sa fare una madre quando sente in pericolo i propri cuccioli, attaccando frontalmente il nemico – nel caso l’uomo - e lo ha fatto per ridare respiro agli altri esseri naturali, già fortemente decimati come le piante e gli animali.

Non sarà più come prima, anche se c’è chi continua a pensare e, ciò che è peggio, a venerare il dio denaro, il vero virus, diffuso in ogni angolo del mondo, e là dove non è ancora arrivato, viene sparso con la paura delle armi, del fuoco, del taglio del grande albero, del furto di territorio, e, ancora peggio , del terreno fertile, cioè del cibo, che vogliono dire vita; dell’ambiente che vuol dire aria, acqua, boschi, foreste, prati-pascoli; del Paesaggio, cioè della bellezza, la fonte prima delle nostre emozioni.

Non sarà più come prima, no!

Le persone toccheranno con mano e vedranno quello che il sistema non ha mai voluto raccontare, il disastro, o, meglio,i disastri che ci hanno portato nel baratro dove oggi ci ha lasciati cadere. Oh, certo, non si arrenderà facilmente e ci proverà, con tutti i mezzi che avrà a disposizione a rimettere in moto la sua voracità per il denaro, ma non ci riuscirà!

Non ci riuscirà perché i popoli, scossi e svegliati dalla paura, hanno aperto gli occhi e preso consapevolezza dei disastri, capito che sotto l’effetto di un sonnifero micidiale- un miscuglio di disinformazione, abbagli, riduzione della cultura - erano stati tutti addormentati o messi nelle condizioni di risultare funzionali, strumenti del sistema.

Situazioni che si sono verificate altre volte nel passato, risolte con ribellioni, rivoluzioni, resistenze, voglia di liberarsi dell’oppressore e vivere la libertà.
Sarà la paura a farci ragionare; la lontananza a farci cercare; il silenzio a farci parlare; la solitudine e il senso dell’impotenza a farci ritrovare insieme e, insieme, scacciare il “denaro virus”.

Sarà la consapevolezza della nostra fragilità a mettere in luce i nostri limiti; a farci capire i bisogni primari, essenziali ed a provare un senso di colpa per lo spreco che ci ha visto tutti protagonisti e, anche, a sentire il vuoto dei valori, a partire dall’abbraccio, il bacio, la carezza, la stretta di mano, lo sguardo, la parola, il dialogo.

Sarà il territorio, il grande bene comune, a ridarci il senso di appartenenza e, con i i suoi tesori di bontà e di bellezza, a farci capire che non possiamo più perdere quello che ne rimane perché è la sola certezza che abbiamo, la base che ci serve per programmare e realizzare un nuovo tipo di sviluppo, quello che non ferisce la nostra madre terra, ma mostra ad essa solo gratitudine e devozione

Sarà la speranza di un domani migliore la nostra forza, la sola che ci permetterà di affrontare e superare la situazione pesante, sempre più grave.

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