Editoriali

Il valore dell'olio extra vergine di oliva italiano polverizzato dai volantini dei supermercati

Il valore dell'olio extra vergine di oliva italiano polverizzato dai volantini dei supermercati

Una delle ragioni che fa precipitare i prezzi delle olive in campo e dell’olio in frantoio è la scarsa disponibilità a pagare per un olio extravergine da parte della maggior parte dei consumatori

17 gennaio 2020 | Maria Lisa Clodoveo

Il Settore Olivicolo Oleario lamenta da anni una condizione del mercato che non è in grado di assicurare un reddito equo alle aziende.

Guardiamo alla storia recente. Gli olivicoltori pugliesi a fine dicembre hanno dichiarato, dal nord barese, che quest’annata nonostante possa essere ricordata per aver prodotto un olio eccezionale e di qualità e senza difetti con un quantitativo mai fatto negli ultimi decenni, si trovano a vendere l’olio extravergine di oliva sotto i 3€, un suicidio per tutti quei produttori che hanno investito negli ultimi anni nel comparto olivicolo e ora si ritrovano a gestire aziende al collasso che rischiano di chiudere i battenti a fine stagione.

Alla disperazione degli olivicoltori corrisponde la costatazione, confermata dai commercianti delle più grandi città che basano l’economia sull’olio in Puglia, che le attività commerciali, i mercati rionali e settimanali che vivono in questi centri a forte vocazione agricola già risentono delle conseguenze derivanti dai minori incassi a causa della crisi del comparto olivicolo con dati drammatici che giungono sul calo delle vendite nel periodo di riferimento.

Solo qualche settimana prima il caro prezzi e il calo della produzione ha fatto scendere in strada i produttori a Lamezia Terme dando vita ad un corteo con centinaia di trattori per lamentare le difficoltà del settore allo stremo a causa della caduta verticale del prezzo dell'olio. Hanno dichiarato che "la situazione è ormai diventata non più sostenibile con il prezzo al litro del prodotto a meno di 3 euro".

Partendo dalla considerazione che in Italia operano centinaia di migliaia di olivicoltori e migliaia di frantoiani, dovremmo chiederci come mai non siano tempestivi, essendo diretti interessati, nel firmare la petizione (http://chng.it/BFgWkxRw ) indirizzata al Ministro Bellanova per chiedere di vietare l’uso dell’olio extra vergine di oliva come prodotto civetta sui volantini della GDO, in primo luogo perché l’olio extra vergine è un prodotto identitario della nazione, porzione rilevante del PIL agricolo, indissolubilmente legato al ruolo degli olivicoltori quali custodi della bellezza del paesaggio olivicolo, destinato all’estinzione se non sarà in grado di assicurare un reddito dignitoso agli operatori del settore.

Una delle ragioni che fa precipitare i prezzi delle olive in campo e dell’olio in frantoio è la scarsa disponibilità a pagare per un olio extravergine da parte della maggior parte dei consumatori.

I consumatori infatti hanno difficolta a comprendere i segmenti qualitativi che compongono la categoria merceologica dell’extra vergine di oliva ed attribuire ad ogni gamma il giusto valore.

Impiegando meno di 60 secondi alla scelta del prodotto, non si soffermano neanche a sufficienza sulla relazione che lega prezzo e origine. L’occhio corre più facilmente sulla barra dello scaffale dove è riportato il prezzo, alla ricerca del miracolo economico, olio della migliore qualità quasi gratis, piuttosto che sull’etichetta ormai affollata da un eccesso di informazioni perché possa restituire in meno di un minuto i termini indispensabili per una scelta consapevole.

Una parte dell’incapacità a riconoscere il valore dell’olio è riconducibile al condizionamento generato dalla comunicazione da parte della GDO settimanalmente sui volantini, che collocano il valore medio di 1 litro di olio tra 2,50 e 4,00 euro.

Il volantino si trasforma in uno strumento di disinformazione che rischia di condannare a morte una filiera e di modificare l’economia e il paesaggio futuri delle regioni a vocazione olivicola.

La forza di comunicazione concentrata e la capillarità della distribuzione del volantino anche via web non può essere contrastata da una informazione corretta ma polverizzata come polverizzata è la produzione olivicola olearia in Italia.

Il consumatore è abituato a leggere il prezzo del prodotto e a confonderlo con il valore reale ignorando le strategie di marketing e le ricadute sui segmenti della produzione e trasformazione.

È necessario quindi reclamare una legge che vieti di utilizzare l’olio extra vergine sui volantini allo scopo di condizionare le scelte di acquisto dei consumatori, riducendo la disponibilità a pagare un prezzo equo e sostenibile, senza considerare le conseguenze ed i danni arrecati alla filiera olivicola olearia nazionale, e al tessuto sociale di vaste aree la cui economia si basa su questa produzione.

La questione non riguarda l’impiego “occasionale” dell’olio come prodotto civetta, ma la costatazione che questa pratica di vendita è impiegata quotidianamente da tutti i circuiti della grande distribuzione organizzata nazionale come la figura che riassume i prezzi in volantino per l’olio extra vergine di oliva in Lombardia nella seconda e terza settimana di gennaio 2020.

Il D.P.R. 06.04.2001, n. 218 regola le vendite sottocosto con particolare riferimento alle seguenti condizioni:
Durata: ogni vendita sottocosto non può avere una durata superiore a dieci giorni;
Indicazioni obbligatorie: l’indicazione chiara ed inequivocabile del quantitativo dei prodotti;
Intervallo tra due vendite sottocosto: non può essere effettuata una vendita sottocosto se non è decorso almeno un periodo pari a venti giorni;

Le direttive europee allertano gli stati sulle vendite sottocosto che possono assumere i connotati di una pratica commerciale sleale se diventano responsabili di squilibri di reddito tra gli attori della filiera. Tale pratica nel settore dell’olio extravergine di oliva, se pur riservata nella maggior parte dei casi all’olio straniero, non è sostenibile perché riduce la disponibilità a pagare anche per il prodotto italiano, pertanto dobbiamo fortemente invocare azioni di protezione nei confronti dei produttori.

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