Editoriali
Gli agricoltori protagonisti dell’avvento, un augurio luminoso per l’anno che verrà
Il ruolo che l’agricoltore ha per la sua gente è imprescindibile e a lui spetta accendere la scintilla e portare alla comunità il calore prezioso e vivificante della luce proprio nella stagione in cui questa diventa più preziosa e necessaria per rischiarare e riscaldare le lunghe, fredde notti di dicembre
12 dicembre 2019 | Ylenia Granitto
“Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra”.
(Isaia 2-1, 5)
Le parole che nel rito romano della Chiesa cattolica hanno dato il via al periodo dell’Avvento, tempo che precede il Natale e segna l’inizio del nuovo anno liturgico, sono tanto antiche quanto dirompenti. Declamate in un periodo così importante per la tradizione sacra, fanno parte di una remota rivelazione che trasfigura l’atto bellico e lo rende un gesto agricolo. Convertendo guerrieri in coltivatori di pace, essa preannuncia che gli agricoltori saranno gli abitanti di un mondo migliore in cui la guerra non esisterà più e, con gli strumenti di lavoro al posto delle armi, incarneranno l’evoluzione dell’umanità.
Questo periodo dell’anno, in cui si sono concluse diverse raccolte e ci si prepara alla nuova annata tra gratitudine e trepidazione, sembra il momento ideale per celebrare, tra riti sacri e tradizioni popolari, il ruolo fondamentale che ha avuto e continua ad avere l’agricoltore per lo sviluppo delle comunità. Nel nostro Paese ma anche in altri posti del mondo che si preparano alla rinascita e a giorni più luminosi, donne e uomini che lavorano la terra sono i protagonisti di diversi rituali in cui si rivive e solennizza l’inestricabile legame che essi hanno con i cicli vitali e con la luce che li accompagna.
Con l’imponente rito di fuoco della ‘Ndocciata che infiamma la sera della Vigilia di Natale di Agnone, in provincia di Isernia, i contadini molisani, ispirati probabilmente dalle antichissime celebrazioni solstiziali di Osci e Sanniti, da secoli onorano il Dio che sta per nascere, Luce del mondo, con grandi fiaccole ardenti. Costruite con legno di abete bianco e fasci di ginestra secca, esse vengono condotte in sfilata lungo le vie del paese da portatori che indossano costumi del mondo rurale e alla fine del percorso si ricongiungono presso il grande Falò della Fratellanza dove, insieme alle ‘Ndoccie, viene bruciato quanto di negativo c’è stato durante l’anno che sta per finire e si cerca di cogliere i buoni auspici per quello che sta arrivando.
Negli ultimi decenni il rituale viene celebrato anche la sera dell’Immacolata Concezione, l’8 dicembre, lo stesso giorno in cui, per onorare il concepimento senza macchia di Maria, madre del Salvatore, l’operosità dei lavoratori del mondo agricolo diventa il fulcro di un altro evento di luce e ruralità che da una ventina d’anni si svolge Carpino, in provincia di Foggia: in occasione di “Frasca, fanoia e olio novello”, rami di ulivo vengono arsi a illuminare la notte oscura, in segno di purificazione e raccoglimento, mentre si celebra il lavoro dell’anno appena passato con l’assaggio dell’olio nuovo, simbolo e gusto della speranza per quello che sta arrivando.
Il ruolo che l’agricoltore ha per la sua gente è imprescindibile e a lui spetta accendere la scintilla e portare alla comunità il calore prezioso e vivificante della luce proprio nella stagione in cui questa diventa più preziosa e necessaria per rischiarare e riscaldare le lunghe, fredde notti di dicembre. Promuovendo la fratellanza e rasserenando gli animi, condividendo i frutti del lavoro nei campi con gli altri membri della comunità, in queste tradizioni belle e buone che donano emozioni universali e senza tempo, chi lavora la terra è l’organizzatore di uno spazio armonioso di luce e serenità.
Mentre Natale si avvicina, un anno volge al termine e uno nuovo sta per iniziare, nascono sogni e speranze e, tra queste, il desiderio che per l’anno a venire, nel pieno di un’epoca complessa e densa di sfide, lavoratrici e lavoratori della terra, agricoltori, contadini, olivicoltori e viticoltori acquisiscano piena consapevolezza del loro ruolo, della responsabilità che hanno, che è anche il loro privilegio, e si impegnino quanto più possibile a portare la loro luce al cammino degli uomini, mettendo in atto buone pratiche, spargendo semi di pace e offrendo frutti sani, prodotti da una terra lavorata e curata con amore e rispetto di cui tanto, ora più che mai, c’è bisogno.
Potrebbero interessarti
Editoriali
Agricoltura, non bastano le mance: servono filiere forti, prezzi equi e una politica europea all’altezza delle sfide
Non servono altre misure tampone, ma una precisa scelta politica: spostare il baricentro dell’intervento pubblico dall’assistenza alle imprese in difficoltà alla costruzione di un sistema agricolo più forte, equo e autonomo sul mercato
27 ottobre 2026 | 12:00 | Giacomo Sanavio
Editoriali
I controlli dell’olio extravergine di oliva sugli scaffali dei supermercati sono un flop? Occorre guardare oltre i numeri
Sequestrate 4380 bottiglie e bloccate 120 mila. Questi i numeri dati dal Ministro Francesco Lollobrigida. Numeri deludenti per una grande operazione sugli scaffali. Dietro le quinte dell’ICQRF si muove qualcosa, potendo diventare un toccasana per il settore. Ma la GDO deve assumersi le proprie responsabilità
23 ottobre 2026 | 12:00 | Alberto Grimelli
Editoriali
Cara Giorgia Meloni, tassiamo gli extraprofitti della Grande Distribuzione sull'olio extravergine di oliva
Dopo il price cap su benzina e gasolio, applichi un price cap, al contrario, sull'olio extravergine di oliva a scaffale. Se poi si potesse mettere davvero in galera qualche buyer della GDO che fa strozzinaggio, insieme con qualche imbottigliatore truffatore e alcuni olivicoltori e frantoiani magheggioni, allora i miracoli sarebbero due. E potrei persino credere che sa camminare sulle acque
22 ottobre 2026 | 13:00 | Alberto Grimelli
Editoriali
Olio extravergine di oliva italiano a 3,99 euro al litro a scaffale: l’Italia olivicola è morta
Cara Gros, l’offerta in corso è immorale. Va ritirata! Permettere di vendere olio italiano a 3,99 euro/litro significa voler male all’Italia. E soprattutto, cari olivicoltori e frantoiani, il giusto posto per protestare non sono più né i porti né le piazze ma i supermercati
14 ottobre 2026 | 09:32 | Alberto Grimelli
Editoriali
Difendere la Cucina Italiana e la Dieta Mediterranea, non solo a parole
Meno paesaggio, meno biodiversità, meno Italia con l’abbandono definitivo delle aree interne, che sono tanta parte dei luoghi, segnati soprattutto da piccoli paesi, dove ancora è possibile sentire il Genius loci e raccontare millenni di storia, cultura, bellezza, sapori e profumi
13 ottobre 2026 | 14:00 | Pasquale Di Lena
Editoriali
Olio di oliva contraffatto in magazzino e quel prezzo che nessuno vuole vedere
Due latte di olio sofisticato sigillate in magazzino non sono bastate per una condanna: il Tribunale ha stabilito che “il fatto non sussiste”. Resta però una domanda scomoda per tutta la filiera: perché nella ristorazione l’extravergine continua a essere considerato un costo da tagliare anziché un ingrediente da valorizzare?
07 ottobre 2026 | 16:00 | Giosetta Ciuffa
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati