Editoriali

I dazi di Trump sono un favore all'industria olearia americana... ed europea

Prima di stappare bottiglie di spumante per lo scampato pericolo per i dazi di Trump sull'olio di oliva italiano occorre analizzare lo scenario in maniera meno euforica. Febbriciattola o attacco di cuore, olivicoltori e frantoiani, italiani compresi, ci rimetteranno comunque

18 ottobre 2019 | Alberto Grimelli

Dopo settimane di fortissime preoccupazioni e tensioni per i dazi americani sull'olio di oliva, con gravissimi danni paventati soprattutto dal commercio e l'industria olearia nostrana, improvvisamente il silenzio.

Se è vero che l'olio extra vergine di oliva italiano non è stato sottoposto a dazio, è altrettanto vero che le aziende olearie si approvvigionano soprattutto di olio spagnolo che, invece, qualora imbottigliato e spedito negli Usa, sarà tassato al 25% in entrata.

Lo stesso non vale, invece, per l'olio sfuso spagnolo, che potrà continuare a essere esportato liberamente e con dazi ordinari negli Stati Uniti.

Secondo l'orientamento giurisprudenziale prevalente, confermato da recenti dichiarazioni anche del direttore esecutivo della North Amercan Olive Oil Association, Joseph R. Profaci, sarà soggetto a dazio anche l'olio spagnolo imbottigliato in altre nazioni, diverse dalla Spagna, e spedito negli States.

Stante la dipendenza dell'industria e del commercio oleari nostrani dalle importazioni di olio iberico, la notizia avrebbe dovuto far rabbrividire più di qualche alto dirigente.

Invece il silenzio, almeno pubblicamente, condito da qualche pacca sulle spalle per lo scampato pericolo privatamente.

Sarà sufficiente esportare olio sfuso, per poi imbottigliarlo negli stabilimenti che tanti grandi e piccoli marchi europei hanno costruito negli States, contestualmente alla costituzione di società di diritto americano, per scongiurare ogni ipotesi di dazio e così preservare le quote di mercato.

Insomma un potenziale danno commerciale è stato derubricato a semplice problema logistico-amministrativo, con la felicità di tutti.

Il Presidente Trump è felice perchè si potenzierà l'industria olearia statunitense, probabilmente aumenterà l'occupazione ma soprattutto rimarrà totalmente negli Usa, e verrà tassato integralmente là, il valore aggiunto dal confezionamento e dalla commercializzazione dell'olio di oliva europeo.

L'industria olearia, americana ed europea, è felice perchè le vendite nel principale mercato di sbocco con elevata marginalità non ne soffriranno. Non è infatti importante dove vengono creati gli utili e la ricchezza per imprese e azionisti, ma che si continuino a macinare profitti. Anzi, i dazi di Trump sono il perfetto alibi per continuare quel processo di delocalizzazione, in atto ormai da tempo.

All'apparenza a soffrire maggiormente del nuove regime doganale statunitense dovrebbe essere solo l'olivicoltura iberica che esporta negli Usa 40-50 mila tonnellate di olio di oliva imbottigliato che, soggetto a dazio, diventerà assai meno competitivo di quello imbottigliato negli States o importato da Tunisia o Sud America. Per ridurre questo gap competitivo è lecito attendersi una pressione sull'ultimo anello della filiera, il mondo produttivo, affinchè riduca i prezzi, compensando le nuove tariffe doganali. Una discesa delle quotazioni in Spagna non potrebbe non avere conseguenze anche su quelle italiane e greche.

Il mondo è troppo interconnesso perchè la perturbazione in un'area non faccia sentire, almeno un poco, gli effetti anche in un'altra zona economica.

Resta infine il grande tema del valore aggiunto. La marginalità sulle vendite di olio europeo sul mercato americano è del 15-20%, a seconda della capacità dell'impresa e della fascia di prodotto. Quella marginalità, probabilmente, non tornerà più nelle terre di origine dell'olio d'oliva ma si fermerà negli Usa, per magari poi prendere altri lidi. Un impoverimento per il settore olivicolo-oleario europeo che non potrà non avere conseguenze sulla capacità di investimento e di innovazione.

Se è troppo presto per capire se i dazi di Trump saranno una febbriciattola o un attacco di cuore, è certo che c'è comunque poco da festeggiare per l'olivicoltura italiana ed europea.

Potrebbero interessarti

Editoriali

Sequestrati 160 quintali di olio non dichiarato: sospetta triangolazione dalla Tunisia

Nuovo intervento dell’ICQRF in uno stabilimento toscano: l’olio, assente dal registro Sian, è stato sottoposto a sequestro amministrativo e inviato alle analisi. A luglio, la stessa azienda era stata coinvolta in un sequestro di 30 tonnellate di olio dichiarato extravergine ma risultato lampante

29 ottobre 2026 | 10:40 | Alberto Grimelli

Editoriali

Agricoltura, non bastano le mance: servono filiere forti, prezzi equi e una politica europea all’altezza delle sfide

Non servono altre misure tampone, ma una precisa scelta politica: spostare il baricentro dell’intervento pubblico dall’assistenza alle imprese in difficoltà alla costruzione di un sistema agricolo più forte, equo e autonomo sul mercato

27 ottobre 2026 | 12:00 | Giacomo Sanavio

Editoriali

I controlli dell’olio extravergine di oliva sugli scaffali dei supermercati sono un flop? Occorre guardare oltre i numeri

Sequestrate 4380 bottiglie e bloccate 120 mila. Questi i numeri dati dal Ministro Francesco Lollobrigida. Numeri deludenti per una grande operazione sugli scaffali. Dietro le quinte dell’ICQRF si muove qualcosa, potendo diventare un toccasana per il settore. Ma la GDO deve assumersi le proprie responsabilità

23 ottobre 2026 | 12:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

Cara Giorgia Meloni, tassiamo gli extraprofitti della Grande Distribuzione sull'olio extravergine di oliva

Dopo il price cap su benzina e gasolio, applichi un price cap, al contrario, sull'olio extravergine di oliva a scaffale. Se poi si potesse mettere davvero in galera qualche buyer della GDO che fa strozzinaggio, insieme con qualche imbottigliatore truffatore e alcuni olivicoltori e frantoiani magheggioni, allora i miracoli sarebbero due. E potrei persino credere che sa camminare sulle acque

22 ottobre 2026 | 13:00 | Alberto Grimelli

Editoriali

Olio extravergine di oliva italiano a 3,99 euro al litro a scaffale: l’Italia olivicola è morta

Cara Gros, l’offerta in corso è immorale. Va ritirata! Permettere di vendere olio italiano a 3,99 euro/litro significa voler male all’Italia. E soprattutto, cari olivicoltori e frantoiani, il giusto posto per protestare non sono più né i porti né le piazze ma i supermercati

14 ottobre 2026 | 09:32 | Alberto Grimelli

Editoriali

Difendere la Cucina Italiana e la Dieta Mediterranea, non solo a parole

Meno paesaggio, meno biodiversità, meno Italia con l’abbandono definitivo delle aree interne, che sono tanta parte dei luoghi, segnati soprattutto da piccoli paesi, dove ancora è possibile sentire il Genius loci e raccontare millenni di storia, cultura, bellezza, sapori e profumi

13 ottobre 2026 | 14:00 | Pasquale Di Lena

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati

Saverio Francesco Mezzapesa

24 ottobre 2019 ore 13:40

Signora Beatrice, dopo aver letto il suo assioma, Le chiederei gentilmente quale sia la Sua professione, senza per questo mancarLe di rispetto.

beatrice ughi

19 ottobre 2019 ore 16:21

Analisi estremamente interessante. Grazie.
Non sapevo che l'olio sfuso non fosse soggetto ai nuovi dazi.
Il mio primo pensiero era che l'olio iberico sarebbe diventato italiano e venduto come italiano in USA. Infatti, per la legge italiana, basta che l'olio venga imbottigliato in Italia e diventa PURO MADE IN ITALY. Questo e' totalmente legale, per le autorita' italiane. Non solo e' legale, e' anche aiutato finanziariamente dal governo italiano che promuove il made in Italy. Quindi, perche' non spedire l'olio iberiico in Italia, esportarlo in USA e risparmiare il 25% di dazi?

lucio miranda

19 ottobre 2019 ore 15:44

La recente tornata di aumento dei dazi americani tira la volata all’export italiano perchè aumenta il dazio per l’olio spagnolo ma NON l’olio italiano e perchè aumenta il dazio per il vino francese spagnolo e tedesco ma NON il vino italiano. Parmigiano: il prezzo al dettaglio dell’unità tipica di consumo [la mezza libbra = 226 grammi] aumenta di circa 1 dollaro. Chiaro che fa male, ma di qui a dire che l’export di Parmigiano in America si azzera ce ne corre!
Per il “Sistema Italia” nel suo complesso la struttura dei nuovi dazi e’ un vantaggio dal punto di vista dell’export italiano in America.
Potete trovare un approfondimento sulla situazione dei dazi americani su questa pagina dl sito di ExportUSA [di cui sono il presidente]:
https://www.exportusa.us/aumento-dazi-americani-importazione.php