Editoriali
Una manina contro la legge Mongiello, Salva Olio Italiano
Una sceneggiata, quella messa in piedi dal Ministero dello sviluppo economico, che sottointende la volontà di mettere in discussione la legge 9/2013. Più che risolvere la situazione si voleva suscitare scandalo e allarme. I sospetti del Presidente dell’Associazione dei mastri oleari, Giampaolo Sodano
26 ottobre 2018 | Giampaolo Sodano
Approvata la legge n.9 nel gennaio del 2013, che introduce con l’art.7 l’obbligo del tappo antirabocco per le confezioni di olio extravergine di oliva a difesa dell’interesse del consumatore che deve avere la certezza che l’olio che usa è quello descritto in etichetta, il giorno dopo inizia la sceneggiata sulla pericolosità del tappo. Si comincia con una circolare MISE - MIPAAF del 15 dicembre 2014 mentre stampa specializzata e alcuni quotidiani, come il “Fatto quotidiano”, iniziano una polemica che via via si spegne forse perché ci si rende conto che è oggettivamente insostenibile una posizione in contrasto con l’interesse dei consumatori. La questione riprende vigore nel luglio del 2017 ad opera dell’AIIPA che denuncia una “intrinseca pericolosità” del tappo: a questo punto non rimane che organizzare il solito tavolo di consultazione. In verità più che di una consultazione si tratta di “specifici incontri” tra la Direzione generale del Ministero e AIIPA, come è emerso recentemente dalla lettura di una lettera del 25 maggio 2018 con cui la Direzione del MISE segnala al ministero della Sanità la denuncia di AIIPA sulla pericolosità dell’”uso improprio del tappo antirabocco”. La COOP di Modena ne fa derivare le ovvie conseguenze e comunica ai suoi fornitori in data 7 settembre 2018 la “sospensione dell’ordinabilità degli articoli con tappo antirabocco che contengono sfere di vetro trasparente”.
Fino a qui la cronaca dei fatti che legittimano qualche domanda, a partire dal mancato accertamento tecnico della “intrinseca pericolosità” (che avrebbe già procurato “numerosi incidenti” ma non sappiamo dove e quando e con quale tipo di tappo) che non richiede particolari difficoltà essendoci in commercio 4 tappi per 4 distributori. Teatro Naturale, in collaborazione con Aifo, ha effettuato tempo fa un monitoraggio: in commercio si sono i tappi Guala Closures, quelli di Alplast Chiusure, oppure quelli di Torenz o i Factory Cap. Le ditte distributrici di questi tappi sono diverse, si va dalla Alplast Chiusure, alla Eurocork, alla Metalsughero, alla Rapari. Sarebbe stato doveroso a questo punto, prima di procedere con inconcludenti iniziative fatte solo di belle parole, investire della questione gli organi di vigilanza competenti come l’Ispettorato frodi del ministero dell’agricoltura affinche' fosse accertata la effettiva presenza di situazioni potenzialmente di pericolo per il consumatore adottando le conseguenti misure repressive.
Non avendo adottato questa linea si è consentito la continuazione di eventuali reati per attentato alla integrità fisica degli utilizzatori finali dell’olio.
Il fatto è tanto più grave se si considera che la questione, come abbiamo visto, è sul tavolo dal giorno dell’approvazione della legge n.9/2013 e che di essa si sono occupati funzionari e dirigenti di diversi ministeri e di diverso grado in “specifici incontri”. In luogo della indagine tecnica sulla pericolosità o meno dei tappi (e di quali tipi di tappi) è spuntata la singolare interpretazione della norma in vigore secondo la quale le norme stesse sarebbero applicabili esclusivamente agli esercizi pubblici di somministrazione (i ristoranti) intendendo per tali tutti gli esercizi commerciali in cui viene commercializzato l’olio extravergine di oliva: si giunge in questo modo a ritenere necessario il blocco delle vendite, ad esempio nella GDO, in attesa di una modifica della norma.
Diceva Giulio Andreotti “a pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca”. Viene di pensare che si sia montata questa sceneggiata al solo scopo di emendare la legge numero 9 e levare così di mezzo quel benedetto tappo antirabocco che piace soltanto a chi produce olio di qualità ed ai consumatori che lo apprezzano. Non piace per esempio a quanti per decenni hanno confezionato e distribuito olio di scarsa qualità con il quale magari, negli esercizi di somministrazione, riempire bottiglie con etichette prestigiose… è veramente così?
Forse sarebbe bene mettere tutte le carte sul tavolo, ma il tavolo più volte indicato negli ultimi tre mesi dai direttori del MISE come il mobile più gettonato per l’incontro con le associazioni dei produttori non si trova. E allora che fare? Sembra che il ministro Di Maio voglia indire un bel referendum sulla rete.
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