Editoriali
La mosca olearia pensa, l'olivicoltore no
Deleghe in bianco alle associazioni agricole, ai concorsi oleari, alla Grande Distribuzione... Scappare dalle proprie responsabilità non serve, ma il motto: "armiamoci e partite!" è quello che meglio rappresenta gli olivicoltori italiani oggi. Se proprio non vogliam pensare, almeno facciamoci una risata, suggerisce Maurizio Pescari
31 agosto 2018 | Maurizio Pescari
Bentornati, dove eravamo rimasti? A già, alle urla ed agli strilli sul progetto Italico, ai post estivi sul prezzo dell’olio, ai capelli strappati sull’ennesimo abuso, alle rivendicazioni affannate del rispetto del lavoro degli agricoltori. Poi nulla, tanto nulla che viene voglia almeno di riderci su, perché tornano in mente brandelli di storia e di favole dalla facile morale. Su tutti lo storico ‘Armiamoci e partite!’, ma anche qualcosa di più leggero, come il risultato della riunione tra topolini che per non essere colti di sorpresa dal gatto di casa decisero di legargli al collo un collare con un campanello, senonché al momento di stabilire chi sarebbe dovuto andare ad allacciarlo, non si fece avanti nessuno ed il gatto continuò a dettar legge. Topolini e gatto…
La mettiamo sul ridere ma in realtà da ridere ce n’è ben poco. La situazione reale è sul tavolo, ma non su quello di una ipotetica trattativa auspicato da alcuni, dal quale dovrebbero uscire le attesissime strategie di sviluppo dell’olivicoltura italiana, ma su quello della quotidianità. Il mondo dell’olio artigianale pesa meno di quell’uno per cento che rappresenta ed è tenuto lì a galla, a far da specchietto per le allodole; non preoccupa perché troppo piccolo, mentre i grandi continuano a mirare a dare ‘timbro’ italiano ad un olio che costi il meno possibile, perché è lì che si guadagna, altrove si fa solo poesia ed i poeti sono tutti morti di fame o malattia. In quell’uno per cento del mondo dell’olio che non solo ai nostri occhi ha un altissimo valore e rappresenta la qualità reale del territorio e della biodiversità dell’olivicoltura italiana, ognuno pensa per sé e dà deleghe a rappresentarlo a chi ne fa incetta ma poi va a progettare o a rivendicare cose più utili al mantenimento della sua struttura, che alla base che rappresenta.
Alla resa dei conti tuttavia, il fatto che i piccoli non contino nulla non è un problema di oggi, tanto che, per continuare a ridere con le citazioni, ci torna in mente anche il Principe Antonio de Curtis, in arte Totò, ed il suo famoso e categorico “Meglio vincoli che sparpagliati!”. Ma possibile che quel mondo dell’olio che negli ultimi venti anni ha fatto passi incredibili sia in campo che in frantoio, dando valore alla propria intelligenza ed abbandonando consuetudini dannose sia alla pianta che al prodotto, non riesca a mettere a disposizione il suo ingegno per cambiare le cose fuori dall’oliveto? Basta fare un’analisi oggettiva della situazione attuale, valutare il rapporto costo beneficio e prendere atto che il basso costo senza benefici reali rappresenta un danno enorme allo sviluppo dell’imprenditoria agricola privata.
Perché non si mette impegno nella gestione diretta del nostro futuro, con la stessa facilità con cui si partecipa a concorsi che a primavera fioriscono come le margherite per produrre accanto al sorriso in fotografia dei premiati, risultati che sul mercato reale hanno un peso molto inferiore a quello della margherita?
Adesso silenzio, stiamo scrutando le chiome, ispezionando le trappole mattina e sera, guardando il cielo alla ricerca di puntini neri svolazzanti. Da qui all’anno nuovo, il problema non sarà più l’Italico, ne la grande distribuzione con offerte di extravergine a 2 euro e 95 centesimi. Quasi che un produttore non possa affrontare due argomenti allo stesso tempo, è la quotidianità che torna a tener banco. I produttori tornano a pensare all’oggi, sperando nel domani e chi siede dietro ad una scrivania lo sa bene e progetta i suoi movimenti. Per poi accorgersi da un giorno all’altro che tra i Consorzi di Tutela alcuni chiudono, mentre altri non hanno rappresentatività perché manca un due per cento. Già, i Consorzi di Tutale delle DOP, un progetto avrebbe potuto e potrebbe ancora, rappresentare la salvezza di un comparto e che invece è stato smantellato. Da chi?
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