Editoriali

UNA STORICA OCCASIONE

03 giugno 2006 | Sante Ambrosi

Recentemente il Cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, è intervenuto sul problema degli immigrati con un discorso tenuto alla vigilia delle elezioni amministrative. Con molta decisione e chiarezza, come al solito, ha riaffermato ciò che già altre volte aveva ribadito: gli immigrati devono partecipare alle elezioni amministrative e poter assumere cariche politiche. Precisava, anche, che questa posizione deve tener conto dei doveri che gli stessi devono assumersi nei confronti del paese ospitante, nel pieno “rispetto della legalità”.

Non è la prima volta che il Cardinale di Milano prende apertamente la parola per difendere i diritti degli immigrati. Qualche mese fa era intervenuto presso le autorità della città di Gallarate, le quali non volevano concedere il permesso alla comunità di fede islamica di uno spazio per la costruzione di una moschea, e questo per ribadire il diritto di tale comunità ad avere un proprio luogo di culto.

Questi interventi non devono passare come notizia di poca importanza ed essere lasciati in pasto ai politici, i quali sono facili a leggerli dal loro punto di vista, sia esso consenziente o dissenziente, come puntualmente è avvenuto anche in una simile circostanza. Per questo mi sembra doveroso precisare meglio i contorni di questa illuminata e coraggiosa presa di posizione.

Prima di tutto si deve constatare che lo straniero fa ancora tanta paura.
Si ha paura di perdere la nostra identità, pensata come cultura monolitica, costruita su un unico ceppo, sbandierato come cultura cristiana. E fa specie che tali difensori provengano soprattutto da posizioni che di teologia, nel vero senso della parola e di cristianesimo, abbiano solo una vernice di pura facciata.

Dobbiamo ricordare che la cosiddetta cultura cristiana dell’Europa e dell’Occidente viene da una sintesi di grandi culture preesistenti alla diffusione del cristianesimo in Europa: la cultura greca, latina, ebraica, germanica e naturalmente il cristianesimo. Chi volesse approfondire questo tema potrebbe leggersi un’opera non certamente recente, ma ancora di estrema attualità, quella del Lopez: La nascita dell’Europa, Einaudi 1966.

La capacità della Chiesa, alla fine dell’Impero Romano, si è dimostrata veramente creativa nell’aver saputo fare sintesi attraverso un lungo e tortuoso cammino che è durato secoli, ma che alla fine ci ha offerto quella base che si è sviluppata in movimenti artistici e culturali che noi tutti conosciamo.
Altre culture che sono rimaste nel loro guscio sono state tagliate fuori dalla storia, si sono inaridite, e se non addirittura spente, sono state senz’altro incapaci di inserirsi dinamicamente nei nuovi processi della storia contemporanea.

Il futuro di una società sta quindi nella capacità di accogliere e assimilare il più possibile culture diverse, proprio come ha sempre fatto il cristianesimo nell’alto medioevo.
E’ una sfida che dobbiamo correre, perché la mondializzazione verso cui stiamo correndo dipenderà dalle nostre capacità di dialogo costruttivo con le diverse culture e non dalle nostre paure di dialogo.

Inserire gli immigrati non è solo un dovere verso i nostri fratelli che vengono da fuori e da lontano (sono tutti dentro la nostra umanità), ma anche un modo adeguato per renderli responsabili del nostro convivere costruttivo.

E poi, un altro aspetto va sottolineato. Nei confronti di tanti uomini e donne che ormai sono nel nostro paese, e che praticano un’altra religione e vivono con un’altra cultura, c’è un dovere educativo che non va dimenticato.
Dobbiamo non solo accettare che abbiano un luogo di culto, ma dobbiamo anche impegnarci perché lo abbiano.
Non possiamo accettare che vivano senza luoghi di incontro, di formazione e di preghiera, convinti che questi luoghi serviranno non solo a loro, ma a tutti noi.
La crescita della fede di questi nostri fratelli è un bene per tutti e, quindi, un dovere che non può essere ignorato, un dovere che ci deve coinvolgere con sincera collaborazione.

Solo partendo da questi presupposti si potrà individuare anche un cammino di interscambio costruttivo che favorisca il superamento di molti limiti che sono nella loro cultura e nel loro modo di concepire e di vivere la loro fede.. Un compito arduo, ma molto affascinante, ma che non sembra esagerato definire una grande occasione storica.

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