Editoriali
NE’ PARTICOLARISMI NE’ APPARTENENZE
25 ottobre 2003 | Luigi Caricato
L'errore di molti tra coloro che orbitano intorno al mondo agricolo - che siano i capi, carismatici o meno, dell'associazionismo di categoria, o quei decani del giornalismo che si autoeleggono "maestri" - è di essere visibilmente di parte. Alcuni sono vicini agli interessi dei grandi gruppi industriali e ne sostengono in maniera puntuale le ragioni di fondo. Altri, al contrario, sono a favore esclusivo delle piccole aziende, parte debole del sistema produttivo e bisognose perciò di una maggiore considerazione. Ma in un dualismo che sembra non lasciare spazi a eventuali alternative, sono pochi coloro che hanno realmente a cuore l'agricoltura. E piuttosto rari, in un simile contesto, sono quei momenti aperti a una visione d'insieme unitaria, sganciata da particolarismi e appartenenze. Restano dunque rigidamente fisse e immutate le rispettive posizioni. Non esistono vie di mezzo. O con le aziende di marca o con i produttori. Come se il confronto dialettico fosse da evitare perché inutile e inopportuno. Come se affrontare il futuro dell'agricoltura con una visione nuova e più omogenea fosse l'ultimo dei pensieri possibili. Così, si preferisce nel frattempo lanciare degli strali contro un nemico immaginario. La globalizzazione, per esempio. O la grande distribuzione organizzata. E si perdono intanto quegli utili momenti di coesione e di sinergia tra le parti, pur necessari per far fronte comune nei mercati e vincere in concorrenzialità e immagine. Mentre gli schieramenti si fanno sempre più netti, le piccole realtà produttive, quelle che si pensavano deboli - perché in gran parte strutturalmente lo sono - si dimostrano al contrario più sollecite del previsto al cambiamento; aperte alle evoluzioni del mercato, si presentano al fianco delle grandi imprese senza per questo perdere in dignità e identità .
Potrebbero interessarti
Editoriali
L’olio di oliva mondiale alla Spagna, l’Italia resta a guardare: il caso Deoleo-Coricelli
Il ricco bottino di Deoleo verso Dcoop, Coricelli fuori dalla partita: tra veti, rivalità e politica immobile, l’Italia rinuncia ancora una volta a costruire un campione nazionale dell’olio d’oliva. Nobile decaduta ormai capace solo di autocommiserarsi
13 agosto 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli
Editoriali
Ecco come finisce l’olio extravergine di oliva italiano acquistato a 3,9 euro/kg. E’ la fine dell’olivicoltura nazionale
Ci sono imprenditori che fanno il gioco dell’Italia olivicolo-olearia e imprenditori che giocano la partita per sé. Se si acquista olio extravergine di oliva italiano a 3,9 euro/kg per rivenderlo a 5 euro/litro e posizionarlo a scaffale a 6 euro/litro, c’è chi piange e c’è chi ride. Le aziende imbottigliatrici italiane, già fallite, stanno facendo fallire anche l’olivicoltura nazionale
03 agosto 2026 | 13:00 | Alberto Grimelli
Editoriali
I Mastri Oleari si rilanciano con una missione politica: non c’è olivicoltura senza frantoiano
Il rinnovamento completo dei vertici della morente Associazione dei Mastri Oleari segna un punto di svolta. Il ricambio generazionale imprime slancio a iniziative politiche che contengono stereotipi ma anche una visione
27 luglio 2026 | 10:32 | Alberto Grimelli
Editoriali
L'intelligenza nell'analisi sensoriale dell'olio di oliva e oltre
Partiamo, in modo provocatorio, per chi non le conoscesse, prima le tre rassicuranti leggi della robotica, di Isac Asimov pubblicate nel 1942 nel racconto “Circolo vizioso” poi ripubblicate nella famosa raccolta di racconti “Io robot”
23 luglio 2026 | 14:00 | Giulio Scatolini
Editoriali
Ecco quello che si nasconde dietro la circolare sulle miscele di olio di oliva vergine
Un vecchio detto dice che la gatta frettolosa fece i gattini ciechi. La circolare sulle miscele tra extravergine e vergine di oliva, per come è concepita, è facilmente impugnabile e così i suoi effetti. Ma bloccherà il mercato dell’olio vergine in Italia. E senza la collaborazione della Grande Distribuzione diventerà un’occasione persa
21 luglio 2026 | 15:30 | Alberto Grimelli
Editoriali
Il presente e futuro dell'olivicoltura vista dai sindaci delle Città dell'Olio
Dire “oliveti moderni” non deve significare “tutto e subito” e maggiore quantità a spese della qualità e biodiversità, del paesaggio, del suolo, delle piccole e medie aziende, dei mille e mille territori impressi dagli olivi autoctoni, siano essi giovani o secolari
20 luglio 2026 | 15:00 | Pasquale Di Lena