Editoriali
L'olivicoltura toscana non esiste
Vent'anni per l'IGP Toscano, un traguardo da festeggiare? L’olivicoltura toscana oggi è il frutto di una eredità storica che, se da una parte ci ha regalato un prodotto che è un’icona internazionale, dall’altra ci ha lasciato un sistema arretrato e soprattutto inefficiente. Occorre una rivoluzione. E se a dirlo è il Presidente del Consorzio dell'olio IGP Toscano, Fabrizio Filippi...
09 febbraio 2018 | Fabrizio Filippi
Il Consorzio dell’olio Toscano IGP compie 20 anni in questo 2018 ma c’è ben poco da essere allegri e soddisfatti!
Appena si accenna a olio, olivi e oliveti, si immaginano le colline toscane, la storia, la cultura, oltre all'arte.
Parlare dell’olivicoltura toscana è però tutta un’altra cosa. L’olivicoltura toscana oggi è infatti un incredibile paradosso in cui la domanda cresce e l’offerta scende.
La voglia di olio Toscano nel mondo cresce ma la produzione sta drammaticamente calando.
Per continuare con i paradossi, si potrebbe perfino arrivare a dire che l’olivicoltura, in Toscana, non esiste!
L’olivicoltura toscana oggi è il frutto di una eredità storica che, se da una parte ci ha regalato un prodotto che è un’icona internazionale, dall’altra ci ha lasciato un sistema arretrato e soprattutto inefficiente basato su una coltivazione “di complemento”. Nella fattoria toscana l’olivo ha sempre colonizzato i terreni marginali.
Dietro a questi paradossi come spesso accade però si nasconde una grande opportunità.
Quella di far nascere l’olivicoltura toscana.
Il Consorzio vuole celebrare i 20 anni svegliando le coscienze e lo farà attraverso una serie di incontri settimanali a partire dal 21 febbraio, in giro per la Regione. Un road show che toccherà territori e argomenti molto diversi.
Il Consorzio dell’Olio Toscano Extravergine di Oliva IGP ha le idee molto chiare su quali sono i risultati che il settore deve raggiungere: maggiore efficienza produttiva, miglioramento della qualità e riduzione dei costi di gestione.
I numeri a supporto sono questi: la produzione media a pianta in Toscana è di 1,5 kg di olio ed è in calo.
I numeri, gli agricoltori li capiscono bene.
Senza inventarci chissà cosa, se dedichiamo a questa coltivazione il tempo che essa richiede, possiamo riuscire a portare la produzione di olive a 100/120 quintali per ettaro, utilizzando soprattutto l’irrigazione. Allora sì che la produzione ricomincerebbe a crescere per soddisfare la domanda.
E’ necessario applicare un moderno modello di sviluppo - adattato alle caratteristiche e agli obiettivi delle singole aziende - e un nuovo modello di gestione che preveda una riflessione su meccanizzazione, intensivo, e appunto irrigazione. Tutto nel rispetto assoluto del paesaggio.
L’altra potenzialità inespressa dall’olio Toscano è la qualità. L’olio è direttamente collegato al frutto; nell’olio la materia prima è tutto. Un’oliva sana è un’oliva gestita quotidianamente dal fiore al frutto, il resto è lavoro di una figura chiave: il bravo frantoiano. Il suo ruolo è a metà strada, tra la missione e l’arte per valorizzare al meglio il prodotto.
In Toscana abbiamo un patrimonio di biodiversità enorme, che assieme al clima e alle caratteristiche dei terreni fanno dell’olio toscano quel prodotto unico, caratterizzato da profumi e varietà espressive che lo rendono differente da tutti gli altri oli.
La sfida che vogliamo proporre in questo ventennale è porre la prima pietra per il rilancio dell’olio Toscano.
Non possiamo permetterci l'immobilismo odierno, che rischia di farci fare passi indietro sul piano produttivo.
Non possiamo permetterci di sbagliare strada, inseguendo mode del momento.
La Toscana deve avere la forza, l'orgoglio e la caparbietà di creare e plasmare un proprio modello, da lasciare in eredità ai nostri figli e ai nostri nipoti.
Potrebbero interessarti
Editoriali
Meglio l'olio di semi di certi extravergini di oliva sugli scaffali
Possibile, caro consumatore, che tu non perrcepisca quella deliziosa "puzza" di rancido che ti aggredisce le narici quando apri certe bottiglie? E che dire dell'olio fermentato, che ti ricorda lo straccio bagnato dimenticato sul lavandino da giorni? O, peggio ancora, quel sentore di carne marcia e funghi? E poi c'è l'acetico
26 giugno 2026 | 11:00 | Piero Palanti
Editoriali
Adel Ben Romdhane di nuovo indagato in Italia: i riflessi del crack Bioliva sull’Italia dell’olio di oliva
Dal 21 maggio si sono riaperte ufficialmente le indagini a carico del tunisino Adel Ben Romdhane, patron di Bioliva, che col crack da 200 milioni di euro ha messo in ginocchio un intero Paese. I riflessi sull’Italia dell’olivo e dell’olio d’oliva
25 giugno 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli
Editoriali
Suolo agricolo sotto scacco tra data center ed energie rinnovabili
Stop alla deturpazione del paesaggio rurale dove ci sono denominazioni d'origine. Conta il contesto agricolo complessivo, il sistema produttivo, il paesaggio rurale, la reputazione dell’area
22 giugno 2026 | 14:00 | Pasquale Di Lena
Editoriali
L’olivicoltura italiana muore mentre si gioca allo scaricabarile
Le frodi esistono ma i controlli ci sono. L’extravergine non si vende, figuriamoci l’olio italiano. Il calo dei prezzi è tutta colpa dell’aumento dell’offerta internazionale. E mentre gli imbottigliatori si autoaccusano di vendere olio spagnolo per italiano la barca affonda. Il teatrino del tavolo di filiera
05 giugno 2026 | 12:00 | Alberto Grimelli
Editoriali
Seconda Chance: riportare l’umanità al centro del Creato
I concetti di perdono e seconda occasione sono fortemente legati non solo al cristianesimo ma proprio all’essere umano, capace di cadere, rialzarsi e imparare dai propri errori. Da Magnifica Humanits di Papa Leone XIV a Seconda Chance
26 maggio 2026 | 11:55 | Alberto Grimelli
Editoriali
Amaro e piccante dell'olio di oliva non piacciono? Il mercato lo fa il consumatore
L’olio extravergine è l’unico mercato al mondo in cui il “panel” è fatto da esperti che analizzano i prodotti, per quello che sono: in tutti gli altri mercati, in tutto il mondo, il “panel” è fatto dai consumatori che valutano i prodotti, per quello che fanno
22 maggio 2026 | 12:00 | Gigi Mozzi
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o RegistratiFrancesco Donadini
10 febbraio 2018 ore 07:54bene, della serie:"non è mai troppo tardi!" 10 anni fa questi argomenti gli avevamo evidenziati noi di Accademia delle 5T, proponendoLe un lavoro di risveglio e dedicando al progetto culturale una rivista a ciò: Sapori d'Italia, per una formazione e informazione capillare alla filiera dell'olio Evo Toscano: produttori e frantoiani, in modo da costruire e condividere il modello toscano. Allora, le scelte del vostro consorzio, privilegiarono l'informazione diretta al consumatore (scelta validissima), ma che non ha affrontato il problema di fondo che avevamo evidenziato. Comunque siamo sempre a disposizione!
Marino Mari
10 febbraio 2018 ore 08:05100 q.li l'ettaro, in un oliveto tradizionale con una densità di 250 piante l'ettaro vorrebbe dire una media di 40 kg a pianta.
In un oliveto intensivo con una densità di 600 piante l'ettaro, adatto alla raccolta in continuo e quindi con chiome contenute in un'altezza di 2,5 mt e 60 cm di larghezza, vorrebbe dire una media di 16 kg a pianta.
E' possibile?