Editoriali
LA GOCCIA (D’OLIO) CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO
22 novembre 2003 | Alberto Grimelli
I “grandi esperti” di agroalimentare si moltiplicano. Sono personaggi affascinanti che passano, con incredibile disinvoltura, dai formaggi d’alta montagna alla viticoltura, dalla pesca all’orticoltura. Trasformisti eccellenti, spuntano come funghi. Trovi giornalisti, che il giorno prima si occupavano di sport o di costume, e oggi conducono trasmissioni televisive pseudo-agricole, in effetti ridotte al rango di sagre paesane mediatiche, con servizi assai folcloristici e meritoriamente pubblicitari di prodotti tipici e di qualità.
Certamente si può comunicare e divulgare senza avere un’approfondita conoscenza della materia che si sta trattando. In questo caso sarebbe opportuno farsi affiancare e consigliare da professionisti competenti, forse meno telegenici o con una prosa poco espressiva, che però farebbero evitare pacchiani e grossolani errori.
Gli esempi si sprecano, qui voglio riportare, solo ad onor di cronaca, alcune macroscopiche inesattezze, fresche fresche di stampa, che ho avuto occasione di leggere.
Su Case&Country Class di questo mese scopro che “il migliore”, riferito all’olio extravergine d’oliva, “è quello di prima spremitura a freddo che ha una bassa acidità”, interessante affermazione che induce a pensare che portare olive sane al frantoio sia superfluo e che, la sola temperatura, durante il processo di estrazione in impianto tradizionale, sia il fattore determinante a garantire la qualità del prodotto. Ancora, su Speciale News, l’organo d’informazione dell’Esselunga, mi si mette al corrente che “le olive taggiasca e coratina, per esempio, danno un olio dal gusto decisamente forte e piccante; più dolce, invece, quello ottenuto con le varietà moraiolo e leccino”, quindi l’olio ligure, notoriamente ottenuto da olive della varietà Taggiasca, è molto forte e piccante?
Non si tratta di piccole imprecisioni, al limite perdonabili, ma di strafalcioni veramente enormi. Per portarli a una dimensione calcistica, più familiare al grande pubblico, è come se un giornalista sportivo asserisse che Totti gioca con l’Inter e che Trapattoni è il presidente della Federazione italiana gioco calcio.
Per fortuna la comunicazione agricola ed alimentare non è solo in mano a questi presunti grandi esperti, esistono, anche in ambito giornalistico, persone capaci e preparate che forniscono informazioni corrette. Tuttavia i loro sforzi e la loro tenacia nel fare cultura rurale ed alimentare vengono vanificati da colleghi che divulgano false ed erronee credenze che, come sanno poi molto bene gli agricoltori, gli allevatori e i pescatori sono molto difficili da sradicare. Le frasi “l’ho sentito in tv” oppure “l’ho letto da qualche parte” sono muri spesso invalicabili che bisogna demolire a picconate, certo è fattibile, ma quanta fatica.
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