Editoriali
Rassegnarsi al declino dell'olio di oliva italiano? No!
Ancora una campagna olearia negativa attende l'Italia. Occorrono nuovi impianti e una politica di vera valorizzazione del prodotto finito. Diversamente saremo destinati a utilizzare sulle nostre tavole oli di oliva prodotti all'estero. L'opinione di Piero Gonnelli, presidente Aifo
28 luglio 2017 | Piero Gonnelli
L'estate 2017 sembra non voler concedere una crescita dei dati produttivi olivicoli delle campagne olearie degli ultimi anni. Una continua siccità che non concede tregua a tutto il settore olivicolo italiano colpito duramente in questi giorni, in particolare nel sud Italia. Gli improvvisi acquazzoni non sembrano aver alleviato la situazione ma, anzi, a causa della loro potenza unita al vento e, in alcuni casi, alla grandine hanno causato una prematura caduta o leso parte dei frutti.
Le previsioni per la campagna olearia 2017/2018 non sono rosee sebbene superiori a quelle della campagna scorsa. Dai dati attualmente disponibili sembrano attestarsi intorno alle 250/270 mila tonnellate. Ovviamente sarà necessario attendere i prossimi due mesi per capire l'effettivo
andamento e vedere in campo quale raccolto ci attende.
Il meteo, ancora una volta, sembra rafforzare le tesi che Aifo da anni sostiene a gran voce. Non possiamo attendere oltre ma occorre intervenire sia a livello agronomico che attraverso una vera valorizzazione del prodotto finito.
Deve essere sostenuta la ricerca al fine di individuare quali varietà italiane possono essere impiegate per realizzare impianti intensivi venendo incontro alle necessità del mercato e consentendo una corretta remuneratività agli agricoltori.
Dall'altra occorre rendere facilmente identificabile l'olio di oliva prodotto con metodo artigianale dai frantoi e dalle aziende agricole italiane. Spiegando, finalmente, al consumatore come mai lo stesso prodotto a scaffale può presentarsi con una forbice di prezzo così ampia!
Questi sono i primi due interventi a monte e a valle necessari nel breve periodo. Ma non solo.
Tutti sappiamo bene quanti altri interventi sarebbero necessari e vitali per il settore a partire dall'importanza di investire nella ricerca a livello agronomico quanto nel momento estrattivo nonché nell'impiego dei sottoprodotti oleari, di sostenere il rinnovamento degli impianti dei frantoi, di alleggerire il carico burocratico che impone costi e oneri non sostenuti dai nostri competitors, di prevedere una normativa corrispondente alle effettive dimensioni e agli effettivi rischi delle imprese (come accade per esempio con la normativa antincendio), etc.
Tutto questo unito al fatto che le leggi presenti dovrebbero essere rispettate e fatte rispettare al fine di dare ordine al settore. Mi riferisco anche all'importante attività di contrasto alle frodi svolta da Icqrf e forze dell'ordine non solo sugli scaffali dei supermercati ma anche sulle piattaforme online, in collaborazione con Ebay, Amazon al fine di impedire le vendite di falso olio italiano o falso olio Dop/Igp che possono essere acquistati da chiunque con un semplice clic.
Valorizzare l'olio di oliva italiano significa mettere in pratica tutte queste azioni simultaneamente al fine di ottenere un risultato concreto nel breve/medio periodo e consentire nel futuro alle nuove generazioni di investire e poter fare impresa nel nostro Paese, nel nostro settore. Diversamente saremo destinati a utilizzare sulle nostre tavole oli di oliva prodotti all'estero, a basso prezzo con modalità che nulla hanno a che fare con la tradizione e il know how italiano.
Siamo ancora disposti a correre questo rischio con rassegnazione? Oppure riteniamo che il settore abbia diritto ad avere una chance?
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Francesco Donadini
30 luglio 2017 ore 11:11gentile dr. Piero Gonnelli, seguo il mondo dei frantoiani, dei mastri oleari, ho avuto come maestri Flavio Zaramella e Guido Stecchi, ma sono un consumatore. Non ho olive, non ho oliveti, non frango! Capisco il valore dell'olio evo, la sua unicità di alimento, ho fatto una rivista allo scopo, ma sono rassegnato a sentire i soliti dibattiti solo tra voi produttori che vorreste... ma non fate! Dopo oltre dieci anni di visite, incontri, conoscenze, posso testimoniare come sia oltemodo difficile costruire un lavoro di squadra tra voi, con voi e per voi! Il problema vero, che crea disagio nella potenziale clientela, è che il vostro prodotto non esiste in distribuzione! Non nella distribuzione GD/GDO, dove non deve proprio esserci, ma nella Mille botteghe del Gusto che sarebbero il vostro sbocco ideale e valoriale! Se vuole parliamone, il progetto c'è! Vengo volentieri a trovarla! Francesco Donadini / Ciberie