Editoriali
L'olio di oliva ha bisogno di una nuova verginità
Non occorrono sempre grandi risorse, anche piccoli passi possono cambiare le sorti di un comparto. Un'idea e un suggerimento, per dare un segnale chiaro e limpido al mondo dell'olio di oliva italiano
02 giugno 2017 | Alberto Grimelli
Negli ultimi mesi le aspre polemiche e le dure battaglie nel mondo dell'olio di oliva si sono parzialmente acquietate.
Contemporaneamente si sono acuiti i problemi sulla scarsa produttività e bassa redditività del sistema olivicolo-oleario italiano.
L'attuale periodo di calma rischia di essere solo la quiete prima della tempesta.
Le aspettative sul Piano Olivicolo Nazionale sono state in gran parte deluse, a causa di ritardi e problemi burocratici-amministrativi. Manca una vera programmazione, nazionale e regionale, per il rinascimento dell'olivicoltura italiana.
Dopo qualche apertura di credito, ora le critiche piovono anche sulla FOOI, ovvero la neonata Interprofessione del mondo dell'olio d'oliva. Molte chiacchiere ma pochi risultati, queste le accuse che vengono mosse.
E' irrealistico pensare che la FOOI, in poche settimane, potesse risolvere trent'anni di magagne del settore.
E' altrettanto vero che, dalla sua nascita, sono mancate iniziative o atti concreti, acuendo così la sensazione che la FOOI sia l'ennesimo carrozzone mangiasoldi.
Il primo obiettivo dell'Interprofessione non può che essere ricostruire un clima di fiducia all'interno e intorno al mondo dell'olio di oliva, non a parole ma con i fatti.
Nel corso di un colloquio personale, mi ha molto colpito un'affermazione del Presidente Assitol, Giovanni Zucchi: “bastano 5000 tonnellate di olio extra vergine di oliva di qualità, tracciato, per cambiare il mercato. Gli accordi in seno all'Interprofessione possono fare un gran bene all'intero settore.”
Se 5000 tonnellate di olio “buono” possono cambiare il mercato in positivo, e non ho dati per smentire le parole del Presidente Zucchi, è anche vero che 5000 tonnellate di olio “cattivo” possono influenzare il mercato in negativo.
Nel corso degli ultimi anni le inchieste che hanno coinvolto centinaia, migliaia di tonnellate di falso olio extra vergine di oliva e olio di origine diversa spacciato per Made in Italy sono state molte: Arbequino, Fuente, Mamma mia, DNA... l'elenco sarebbe lungo.
Un danno per l'intero comparto. Ma se il danno viene fatto all'intera filiera, il primo soggetto interessato ad appurare la verità giudiziaria ed, eventualmente, veder riconosciuto un ristoro per il danno subito non può che essere l'Interprofessione ovvero l'istituzione che rappresenta gli interessi di tutto il comparto.
La FOOI potrebbe, e a mio avviso dovrebbe, costituirsi parte civile in ogni processo olivicolo-oleario, indipendentemente dal soggetto coinvolto, sia esso olivicoltore, frantoiano, imbottigliatore o industriale.
La costituzione di parte civile, operata da un soggetto giuridico trasversale e inclusivo di ogni anima della filiera, non sarebbe un atto giustizialista o punitivo, ma l'azione di un intero comparto interessato alla trasparenza e alla correttezza dell'operato di ogni imprenditore olivicolo-oleario.
Verrebbero così depotenziate o neutralizzate le possibili strumentalizzazioni mediatiche di inchieste giudiziarie e, al contempo, si darebbe l'immagine di un comparto unanimemente interessato e attivamente impegnato a combattere frodi e contraffazioni.
La costituzione di parte civile della FOOI in ogni processo sarebbe un'operazione win-win.
L'Interprofessione vedrebbe riconosciuto a suo favore un danno, in caso di condanna, dando al contempo un'immagine di vera compattezza, unitarietà d'intenti e capacità di azione.
Il consumatore percepirebbe la volontà di onestà e trasparenza da parte dell'intera filiera, presupposto indispensabile per ricostruire un clima di fiducia.
Tutti gli imprenditori olivicolo-oleari sarebbero maggiormente motivati a operare moralmente, eticamente e legalmente.
L'imputato innocente potrebbe affrontare serenamente il processo, sapendo di non doversi difendere anche da strumentalizzazioni mediatiche.
I delinquenti sarebbero gli unici davvero danneggiati da una simile operazione, non potendo più contare sulla rete di silenzi, se non connivenze, che ha coperto le loro operazioni illecite per molti anni.
5000 tonnellate d'olio di qualità e tracciato possono cambiare il mercato.
Non occorrono sempre grandi risorse, anche piccoli passi possono cambiare le sorti di un comparto.
Basta volerlo.
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Accedi o RegistratiVittorio Capitanio
04 giugno 2017 ore 10:37Fino a quando si farà la guerra agli oli adulterati non si incrementeranno i consumi di olio di oliva. Unico modo per uscire dalla stagnazione del mercato. Il consumatore nel dubbio compra il burro.
Non parliamo poi di burocratizzazione ulteriore...
Alberto Grimelli
04 giugno 2017 ore 11:11Certo Sig. Capitanio, viva le truffe, viva i truffatori. Eliminiamo i controlli. Così si risolveranno tutti i problemi nel mondo dell'olio di oliva. I consumi riprenderanno quota e tutti saremo felici e contenti... Mi spiace ma proprio non ci credo. Anche in altri Paesi, come Spagna e Grecia, dove si fa certo molta meno lotta agli oli adulterati, i consumi di oli di oliva scendono. Non mi risulta che in paesi dove ci sono state inchieste giornalistiche/giudiziarie anche recenti (vedi Brasile) su frodi e contraffazioni i consumi scendano. I suoi argomenti non mi convincono. Buona domenica