Editoriali

A campagna olearia terminata si tirano le somme

Produzione bassa e prezzi alti. Produzione alta e prezzi bassi. E' così non c'è mai la giusta remunerazione per chi produce l'olio. La valorizzazione del prodotto passa inevitabilmente da quella dell'uomo che lo fa. E' questa la svolta epocale che tutti aspettavamo, secondo Piero Gonnelli, Presidente Aifo

27 gennaio 2017 | Piero Gonnelli

Con la fine del 2016 i frantoi hanno tirato le somme sull’andamento di una ennesima campagna olearia decisamente difficile con una produzione generale che si è concretizzata con una perdita del 50% di prodotto italiano. Ed i prezzi, come ovviamente accade in queste situazioni, sono cresciuti in maniera esponenziale.

In maniera provocatoria mi verrebbe da dire “finalmente”(!)..

La natura provvede e pensa ai produttori italiani. Magra consolazione.

Mi riferisco a tutte le aziende frantoio nonché a tutti quegli agricoltori che aspettano da decenni una valorizzazione del prodotto che per lo meno consenta la copertura dei costi.

Il nostro olio non può e non potrà certo competere con gli oli importati da altri Paesi. Ma neanche ci interessa, dato che siamo su piani completamente diversi per modalità di lavorazione e, conseguentemente, di risultato. Lo abbiamo più volte detto e sostenuto. Basti solo pensare alle condizioni e ai costi di produzione dei Paesi del Bacino del Mediterraneo che sono di gran lunga inferiori a quelli italiani a causa dei minori costi come il costo della manodopera, le tasse, gli oneri di smaltimento, la lentezza della burocrazia, etc.

Ma questo lo sapevamo già. Come sappiamo di avere un potenziale ed un prodotto eccezionale sul nostro territorio e che il mondo, a prescindere dal prezzo, ci invidia.

E questo potenziale AIFO lo ha da sempre sostenuto e voluto tradurre, per primi, in una proposta concreta che fornisse visibilità e riconoscimento al prodotto ed una giusta valorizzazione all’attività dell’imprenditore.

Proposta che si è tradotta in realtà grazie al lavoro della Giunta della Regione Puglia che con la delibera della 26 ottobre 2016 n. 619 (pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Puglia del 7 novembre) ha istituito l’Albo regionale dei mastri oleari, ai sensi dell’art. 2 comma 3 della legge regionale 24 marzo 2014, n. 9

Un passaggio epocale visto che fino all’anno scorso la qualifica di frantoiano non esisteva se non in termini molto generici all’interno dei Contratti Collettivi Nazionali degli operai agricoli e florovivaisti quale operaio specializzato “responsabile dell’andamento del frantoio e del funzionamento dei macchinari”.

Oggi, grazie ad AIFO, la responsabilità che gli è sempre stata attribuita è stata tradotta in termini più specifici e più aderenti alle attività che effettivamente svolge chiarendo, di fatto, cosa si intende per “andamento del frantoio”.

Il frantoiano non è colui che preme un bottone per accendere i macchinari ma è colui che svolge una conduzione tecnica mirata all’ottenimento di vari tipi di olio grazie all’adozione di determinati accorgimenti nelle varie fasi della trasformazione.

Non solo. La legge regionale qualifica per la prima volta anche l’impresa olearia come “unità produttiva artigiana” andando finalmente a riconoscere il ruolo di produttore di olio al frantoio nonché riconoscendo che il metodo applicato è artigianale.

Altra svolta epocale.

Un doveroso riconoscimento al prodotto e alle imprese che si traduce, inoltre, in una corretta informazione per il consumatore all’interno del mare magnum dell’olio extra vergine di oliva.

E’ quello che ci chiedono i consumatori ed è quello che vuole anche l’Unione Europea con l’emanazione del Regolamento n. 1169/2011. Altrimenti a cosa serve prevedere un’altezza minima di caratteri se le informazioni fondamentali riguardanti il prodotto e suoi metodi di ottenimento mancano?

Non occorre altro, solo indicare che si tratta di olio “artigianale” per spiegare in una sola parola l’inevitabile differenza di prezzo a scaffale.

Una battaglia che AIFO è orgogliosa di aver promosso e sostenuto in tutti questi anni e crede ancora oggi possa diventare con il tempo l’unico segno distintivo di valore per l’olio extra vergine di oliva 100% italiano.

Potrebbero interessarti

Editoriali

Olio extravergine di oliva a 3,26 euro al litro: numeri stupefacenti

La morale invece che ci suggerisce il Sole24Ore è: l’olio extravergine d’oliva nel 2026 è aumentato troppo di prezzo rispetto a cinque anni prima. C’è necessità che esso venga ridimensionato

01 settembre 2026 | 08:15 | Giulio Scatolini

Editoriali

L’illusione dell’oro verde: i numeri di un’economia agricola che non chiude i conti

La resa dei conti nelle campagne italiane: tra aumenti del 40% sui costi in campo, la morsa del clima e le speculazioni dei grandi distributori, produrre olio extravergine è diventato un azzardo finanziario. Ecco cosa c’è dietro la bottiglia che portiamo in tavola

31 agosto 2026 | 13:00 | Antonio G. Lauro

Editoriali

Innovazione in agricoltura solo se fa rima con identità

Non tutta l'innovazione è positiva e va abbracciata senza una valutazione preventiva. Quando una tecnologia nasce già con una sperimentazione limitata e presenta un elevato rischio di rapido superamento, il pericolo è immobilizzare capitali importanti in strumenti che, nel giro di pochi anni, potrebbero risultare difficili da aggiornare, riparare o integrare con nuove soluzioni

28 agosto 2026 | 09:00 | Angelo Bo

Editoriali

Vendite e prezzo dell’olio di oliva italiano nelle mani di Coricelli o Dcoop: la vendita di Deoleo ci interessa tutti

Che mi importa se la partita per Deoleo la vince Dcoop o Coricelli, tanto per me non cambierà nulla! E’ la sintesi dell’atteggiamento italico di fronte a questo passaggio cruciale. Comunque vada si riscriverà la geografia dell’olio di oliva mondiale e l’Italia ne pagherà le conseguenze

27 agosto 2026 | 10:26 | Alberto Grimelli

Editoriali

Energia rinnovabile solo con salvaguardia e tutela del paesaggio

L'assalto delle energie rinnovabile può ferire il territorio con la perdita di vegetazione e di suolo, nel caso degli impianti solari a terra, o, peggio, lo distruggono con i 50 metri cubi e più di calcestruzzo alla base dei pali eolici

25 agosto 2026 | 16:00 | Pasquale Di Lena

Editoriali

Contrordine! Le miscele tra olio extravergine e olio vergine di oliva si possono fare, ma solo per l’export

Dopo la circolare del 16 luglio che, di fatto vietava le miscele tra olio extravergine e olio vergine di oliva, ecco il contrordine dell’11 agosto. Le miscele si possono fare e detenere, ma solo per l’esportazione. Circolari e controcircolari, confusione e un danno alla corretta cultura olearia

24 agosto 2026 | 11:00 | Alberto Grimelli

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati

Accedi o Registrati