Editoriali

Una storia di successo: l'olio extra vergine di oliva biologico

Raccontare la storia dell'olio extra vergine di oliva biologico in questi ultimi anni è narrare un settore vivo e vitale, con tanta voglia di migliorarsi. Un circolo virtuoso a beneficio di tutto il comparto secondo Alfredo Marasciulo, Capo Panel del Biol

22 aprile 2016 | Alfredo Marasciulo

La recente conclusione dei lavori della XXI edizione del concorso internazionale premio Biol, di cui ho l'onore di essere Capo Panel e presidente della giuria internazionale, mi offre lo spunto per riflettere su come si sia evoluta la qualità degli oli extravergini di oliva biologici nel corso degli ultimi anni e, soprattutto, delle ragioni che sono state alla base di tale evoluzione.

I numeri del concorso sono stati impressionanti non tanto per la grande quantità di produttori partecipanti che quest'anno hanno sottoposto all'esame della giuria più di 400 campioni provenienti dai cinque angoli del pianeta in rappresentanza di 16 differenti nazioni e, relativamente all'Italia, di tutte le regioni produttrici, ma soprattutto per la elevata qualità media degli oli in concorso.

Inutile nascondersi dietro un dito, alcuni degli oli partecipanti potremmo definirli “border line”, ma la percentuale degli stessi si è sensibilmente ridotta nel corso dell'ultimo decennio sino ad attestarsi a percentuali inferiori al 5% del totale dei campioni, percentuale decisamente più bassa rapportata a quella degli equivalenti oli convenzionali abitualmente in commercio.

Ho sempre pensato e sostenuto che il momento più bello in un concorso sia quello in cui si proclama il vincitore, ma il momento più utile è quello in cui si spiega a chi non ha vinto le ragioni della mancata vittoria ed, ove possibile, gli si suggeriscono spunti per migliorarsi o addirittura per evitare gli errori che hanno determinato l'insorgere di un difetto.

Mi piacerebbe pensare che i meriti del miglioramento della qualità dei prodotti biologici siano anche, almeno in parte, di chi come me e come l'organizzazione del Premio Biol ha lavorato per sostenere i produttori e diffondere la cultura di un olio extravergine di qualità, ma la realtà è che, probabilmente, le ragioni di tale sensibile evoluzione in meglio sono decisamente più complesse e vanno cercate nell'atteggiamento che contraddistingue il consumatore del prodotto biologico.

Intendiamoci, non stiamo parlando di un “marziano” o di un estremista, ma soltanto di un consumatore che si avvicina al prodotto con curiosità e desiderio di conoscere, un consumatore che è disposto a spendere qualcosa in più e che a fronte di questa maggiore spesa pretende un prodotto che non soltanto sia esente da residui di contaminanti ma che abbia una qualità adeguata alle sue aspettative.

In altre parole un consumatore consapevole.

E' questa consapevolezza del consumatore, alimentata da una continua ricerca di cultura di prodotto che ha indotto i produttori, più di qualsiasi concorso o consulenza tecnica, a spingere a migliorarsi, ad offrire prodotti sempre più buoni e particolari, perchè da quel miglioramento si può trarre un beneficio immediato in termini di vendite e di margini.

E così negli ultimi anni sono stati proposti prodotti biologici sempre più buoni, particolari ed unici: si è cominciato con i più semplici estratti a freddo, si è passati ai Bio DOP, ai monocultivar, sino ad arrivare ai più recenti biodinamici.

I produttori si sono sforzati di proporre tutto quanto serva a differenziare il proprio prodotto al fine di renderlo diverso, unico e riconoscibile agli occhi di un consumatore esigente ma disposto a premiare i migliori con la propria scelta d'acquisto.

Un circolo virtuoso insomma, contrapposto al più comune e triste circolo vizioso nel quale troppo spesso si avvitano e sprofondano purtroppo molti prodotti convenzionali, sempre più simili tra loro ed indistinti, i cui produttori non hanno alternativa che inseguire l'unica leva di marketing comprensibile dalla massa di consumatori non consapevoli: il prezzo.

Questo circolo virtuoso ha prodotto inoltre una classe di giovani imprenditori, istruiti, pronti a mettersi in discussione ed a confrontarsi, ma soprattutto soddisfatti del proprio lavoro e gratificati dai risultati conseguiti.

Concludo dicendo che questa mia riflessione, lungi dall'essere un mero elogio ad una parte del settore olivicolo/oleario, vuole essere un suggerimento indirizzato a chiunque voglia coglierlo a seguire la strada aperta dai produttori di biologico che attraverso la creazione di una cultura di prodotto hanno trasformato i semplici consumatori in consumatori consapevoli, esigenti ma allo stesso tempo generosi nel premiare prodotti sempre migliori.

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Marco Antonucci

23 aprile 2016 ore 08:36

Ho letto con piacere questo articolo perché ho colto quell'entusiasmo, quella gioia e passione che non sempre è presente nelle manifestazioni che interessano l'extravergine. E se penso che stiamo parlando di biologico... Ho detto tutto! Grazie. Grazie perché trovandomi anche io da questa parte della barricata sono veramente contento di non essere "astrattamente" da solo. Grazie. Marco

Angelo Frascarelli

23 aprile 2016 ore 06:42

In cosa consiste il successo dell'olio extra vergine di oliva biologico? A quanto ammonta il reddito degli imprendtori, visto che sono "soddisfatti del proprio lavoro e gratificati dai risultati conseguiti"? Angelo Frascarelli