Editoriali

Se il sottocosto sull'olio d'oliva è una frode, sia punito dal Codice Penale

Nessuno può lavorare in perdita, sottolinea il Presidente dei frantoiani dell'Aifo, Piero Gonnelli. E’ evidente che il sottocosto distrugge ed ha contribuito negli anni a distruggere il valore dell'olio extra vergine d'oliva e a danneggiare tutta la filiera olearia

25 settembre 2015 | Piero Gonnelli

Rileggiamo insieme un passo della relazione annuale della società Deoleo che dice: “Se un imbottigliatore offre prezzi al di sotto della concorrenza e senza collegamento con i prezzi di mercato della materia prima che lavora, dovrebbe rivedere il suo sistema contabile dei costi. E se non cambia metodo, non ci resta altro che pensare che stia attuando una pratica fraudolenta”. E conclude: “La vendita di olio sottocosto e la pressione distruttrice sui margini della catena sono un incentivo alla frode”. 

E se lo afferma Deoleo!

E’ evidente che il sottocosto distrugge ed ha contribuito negli anni a distruggere il valore del prodotto e a danneggiare tutta la filiera olearia.

Insinua nel consumatore medio che quello è il vero prezzo a cui si può acquistare una bottiglia di olio extra vergine di oliva con l’effetto di trascinare al ribasso tutti i prezzi del comparto.

Effetti a spirale verso il basso che sono sotto gli occhi di tutti con effetti devastanti nel mondo dell’olivicoltura teso ad abbandonare più che a coltivare gli oliveti e con effetti negativi nel settore del commercio che si concretizzano in vere e proprie frodi sia sul fronte della dichiarazione di origine, o peggio sulla qualità del prodotto venduto, con possibili futuri danni per la salute del consumatore.

A mio parere il sottocosto nel settore oleario dovrebbe essere vietato per legge, senza deroghe e/o eccezioni.

Con un ragionamento a più ampio raggio potremmo prendere spunto e aggiornare l’art 514 Codice Penale: “Frodi contro le industrie nazionali” dove chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione sui mercati nazionali od esteri prodotti contraffatti o alterati, o potremmo dire sottocosto, cagiona un nocumento tale alle piccole e medie imprese nazionali da essere punito con la reclusione da uno a cinque anni e con una multa pecuniaria.

Nessuno può lavorare in perdita e, interpretando quanto affermato dal Presidente di Deoleo, il sottocosto rappresenta una “frode” legalizzata o peggio, diciamo noi, autorizza di fatto lo sfruttamento criminale dell’anello più debole della filiera.

Non possiamo poi stupirci di quanto accaduto lo scorso agosto in Puglia dove due persone sono morte per la fatica e per le condizioni di lavoro estreme alle quali erano costrette per portare a casa 27,00 euro al giorno!!

Per uscire da questa spirale non vi è altra strada che quella di valorizzare l’olio extra vergine di oliva italiano attribuendogli il giusto prezzo e la giusta remunerazione che, da anni, spetterebbe ad un prodotto unico al mondo.

E questo processo di valorizzazione non può essere arrestato da una pratica fine a sé stessa che non crea benefici effettivi nel lungo termine ma che, invece, crea solo danni irreparabili al settore senza alcun vantaggio futuro per il consumatore che, un domani, si troverà più povero nelle scelte e nella qualità dei prodotti.

Per questo Aifo sollecita la stesura definitiva di un Piano Olivicolo Nazionale che sia incisivo, capace di risolvere i numerosi problemi dell’olivicoltura italiana grazie ad una proficua collaborazione tra tutti gli attori della filiera ma ritiene altresì necessario anche un intervento ministeriale che permetta alle Aziende di poter lavorare serenamente, come banalmente poter inserire in etichetta le diciture necessarie a spiegare il loro prodotto al Cliente senza dover essere bloccate da inutili e costosi adempimenti per apporre in etichetta parole come “dolce” o “fruttato”!!

Fuori il mondo corre veloce con le migliori strategie di marketing e di presentazione del prodotto senza applicare proprio quelle norme che invece in Italia rendono difficile la vita alle piccole e medie imprese.

Ma sugli scaffali, ahimè, sappiamo bene che i prodotti in questione sono accanto l’uno all’altro a tutto vantaggio dei prodotti importati e realizzati in Paesi con norme meno stringenti e dequalificanti per le imprese.

E’ ora che le norme inizino a rappresentare le reali necessità del comparto oleario, valorizzando l’olio italiano e tutelando il consumatore. Una sfida che impone una partita da giocare nella stessa direzione a carte scoperte e non al gioco delle tre carte, come purtroppo è sempre accaduto in passato.

Occorre, quindi, individuare poche norme efficaci per attuarle in concreto nel settore oleario arrivando così ad abrogare ciò che è evidente essere ormai inapplicabile o inutile ai fini di una valorizzazione ed, invece, allo stesso tempo, occorre imporre nuovi divieti dove, per anni, abbiamo fatto finta di niente in nome di una rotazione finale di scorte di magazzino che è evidente essere soltanto un boomerang per il settore.

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Angelo Frascarelli

26 settembre 2015 ore 14:32

Questo articolo richiede alcuni chiarimenti dall'Autore.
Cos'è il sottocosto? Chi stabilisce i costi?
Questo tema è stato fortemente dibattito nella poltica economica, in tutti i settori dell'economia. Tutto si gioca in queste due domande.
Altra domanda. Aifo sollecita la stesura definitiva di un Piano Olivicolo Nazionale. Ma il Piano c'è ed è anche recente. Allora non va bene?
"Occorre ccorre individuare poche norme efficaci". Va bene ma quali?
Per cortesia, entriamo nel concreto.

Adele Scirrotta

26 settembre 2015 ore 10:16

ho dedicato una pagina a noi frantoiani, con suggerimento di un colega, Noi che Siamo Frantoiani , questa pagina vuole appunto mettere in evidenza il lavoro di frantoiano, lavoro appunto sembra che venga messo fra i costi indeducibili. Senza curarsi del fattoche la figura del frantoiano è l'anello centrale di tutta l'intera filiera, altrimenti come viene fuori l'olio?