Editoriali

La nuova legge sull'agricoltura sociale è un buon punto di partenza

28 agosto 2015 | Francesco Presti

L’ estate scorreva lenta e il gran caldo non ha dato tregua a nessuno, ma in quei giorni è arrivata una piccola buona notizia passata forse un po’ in sordina: l’Italia ha finalmente una legge sull’agricoltura sociale.

Dopo anni di sperimentazioni, progetti pilota, sacrifici fatti da associazioni, terzo settore e illuminate aziende agricole disseminate un po’ su tutto il territorio nazionale, il Ministero delle politiche agricole, attraverso la voce del Ministro Martina, può con soddisfazione affermare che “questa legge è una grande opportunità. L'agricoltura sociale è un concreto strumento di riabilitazione ed inclusione, non soltanto una opportunità economica. Con questo provvedimento abbiamo rimesso al centro la tutela della persona e della sua dignità, creando una sinergia virtuosa tra obiettivi economici e responsabilità sociale. Allo stesso tempo rafforziamo le opportunità di crescita della multifunzionalità delle aziende agricole, contribuendo allo sviluppo sostenibile dei nostri territori. Ringrazio il Parlamento per il lavoro fatto in questi mesi per centrare questo importante obiettivo”.

Vengono finalmente introdotte delle definizioni che pongono alcuni limiti ad un argomento vasto e complesso, sono definite attività di agricoltura sociale:
a) l'inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilità e lavoratori svantaggiati, persone svantaggiate e minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione sociale;
b) prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali attraverso l’uso di risorse materiali e immateriali dell’agricoltura;
c) prestazioni e servizi terapeutici anche attraverso l'ausilio di animali e la coltivazione delle piante;
d) iniziative di educazione ambientale e alimentare, salvaguardia della biodiversità animale, anche attraverso l'organizzazione di fattorie sociali e didattiche.

La norma riconosce gli operatori dell’agricoltura sociale, in questo modo Regioni, Comuni e altre istituzioni pubbliche possono, ognuno con gli strumenti di propria competenza, agevolare tali operatori valorizzando i prodotti provenienti dall’agricoltura sociale inserendoli nelle mense pubbliche o attraverso la locazione di terreni pubblici inutilizzati o confiscati alla criminalità organizzata.

Con la legge è istituito l'Osservatorio sull'agricoltura sociale nominato con decreto del Mipaaf. L’Osservatorio, strumento chiave per collegare la progettazione del basso con i livelli istituzionali superiori, ha molteplici compiti: definire le linee guida per le attività delle istituzioni pubbliche in materia di agricoltura sociale con particolare riferimento a criteri omogenei per il riconoscimento delle imprese. Inoltre l’Osservatorio avrà funzione di monitoraggio e valutazione delle attività di agricoltura sociale, provvederà alla semplificazione delle procedure amministrative, alla predisposizione di strumenti di assistenza tecnica, di formazione e di sostegno per le imprese, alla messa a punto di contratti tipo tra imprese e pubblica amministrazione.

Il rischio è di creare con questa legge dei modelli chiusi e omologati e ingabbiare (o escludere) le molteplici pratiche dell’agricoltura sociale che sono nate sui territori e rispondo a precisi bisogni locali, ma è difficile non essere d’accordo con quanto affermato dal Ministro: questa norma, attesa da tempo, è un risultato. Tuttavia per poter apprezzare i reali benefici sugli operatori che lavorano in questo settore ne dovrà passare di tempo in quanto le istituzioni locali dovranno comprendere, recepire e adattare ai propri bisogni gli strumenti forniti da questa nuova legge per valorizzare le molte potenzialità dell’agricoltura sociale.

Più che un punto di arrivo ci auguriamo che questo sia un nuovo punto di partenza.

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