Editoriali

ELOGIO DEL CORPO NUDO

12 novembre 2005 | Luigi Caricato

Sì, questo editoriale – permettetemi – sarà un elogio del corpo nudo. Nulla a che vedere direttamente con l’agricoltura, è vero; ma un settimanale come “Teatro Naturale” non può certo rimanere confinato ai soli temi della ruralità.
Siamo persone con un corpo che non può essere svilito e neppure temuto, perché esiste, lo si percepisce, ne sentiamo i bisogni e in qualche modo questo nostro corpo, con tutti i suoi umori e le necessità fisiologiche, si fa comunque largo da sé e ci fa relazionare con il mondo esterno condizionando perfino i nostri atteggiamenti più inconsapevoli.

L’occasione del tema me l’ha offerta il grande clamore suscitato dal settimanale “Famiglia Cristiana”. Il numero del 3 novembre scorso ha sconvolto i benpensanti con la pubblicazione di una pagina pubblicitaria in cui campeggiava un sedere femminile nudo. Nulla di così eclatante, come si può notare dalla foto. Certamente un inno alla bellezza, più che al cattivo gusto. Una bella forma, armoniosa, non può in alcun modo mettere in crisi le coscienze dei credenti. L’immagine era funzionale e niente affatto pretestuosa. Corredava la reclame di una ditta di aspiratori e lo scenario non poteva essere altro che quello di un bagno, con lo sfondo del vetro doccia appena ombrato dal vapore acqueo.



Niente di così allarmante e scandaloso, passerebbe altrove inosservato. Eppure allo stupore iniziale ha fatto seguito un sentimento perfino di sacrilega indignazione. Il mondo cattolico è insorto, tanto che il direttore del periodico, il sacerdote Antonio Sciortino, ha dovuto replicare, ancor prima che il numero andasse in edicola, al terribile disorientamento delle anime sante del suo numeroso gregge.

"Non bisogna vedere quello che non c'é”, ha esordito con intelligenza Sciortino. E ha aggiunto: “La pubblicazione non è frutto di una svista, ma è stata una decisione consapevole che rispetta la nostra linea editoriale".
Apriti cielo: tuoni e fulmini. E’ stato tutto un agitarsi di coscienze. Ma non è stata la prima volta osé di “Famiglia Cristiana”. Nove anni fa il settimanale si era permesso di pubblicare alcuni costumi da bagno con modelle che li indossavano. Un dramma senza precedenti, un episodio inaudito di cui si era già potuto sperimentare lo sdegno delle reazioni più allarmate. Si scatenò infatti una dura ribellione tra i lettori e mai più si era tentato di ripresentare da allora un nudo femminile.
Preciso per gli increduli: un nudo sano, santo, puro, limpido, inoffensivo, mistico, vergine, casto, pallido, quasi metafisico. Siamo fatti di carne, di muscoli, ossa, sangue, pipì, cacca, sperma, sudore...
E’ il nostro corpo. Sarà pure un tempio, ma non per questo deve essere ignorato o, peggio, calpestato dall’ipocrisia.

Dio si è fatto carne e anche Cristo, morto, è poi resuscitato: la carne, la corporeità è dunque centrale nel cristianesimo. Ma non per tutti, evidentemente: si ha paura ancora del corpo. Sì, lo si teme perché non si è in grado di confrontarsi con la materia viva che pulsa e annuncia reazioni naturali, e se un tempo si provava schifo e repulsione, fino a castigare il corpo senza motivo, oggi lo si vuole ignorare, ipocritamente però, perché un’altra società lo umilia abusandone, svilendone la portata e la luce spirituale.
Il corpo non è del tutto slegato da ciò che alcuni chiamano anima. Chi ha una mente lucida che non cede ai pregiudizi lo sa bene.

E’ terribile il buio di certi cattolici, l’asimmetria dei loro preconcetti, l’instabilità dei loro pensieri di fronte al nudo. Alcuni dei loro comportamenti, appaiono così puerili e sfacciatamente innaturali, fin troppo retrivi.

E’ vero che perdere copie e consensi dispiace, ma alla pubblicazione del sedere femminile occorreva un ulteriore e più incisivo atto di coraggio da parte del settimanale. L’atteggiamento del direttore Sciortino (“Perdonateci il nudo, serviva più oculatezza”) ha in parte svalutato, e anche ridimensionato ai fini pratici, il purtroppo vano tentativo di far acquisire, a una parte ancora assonnata del mondo cattolico, tutta la più radiosa bellezza del corpo nudo, perfino la sacralità stessa ch’è implicita nella nudità.

Avere paura del proprio corpo, e soprattutto della sua visibilità – quando ovviamente questa non sia ostentata, volgare o peggio frutto di una mercificazione – è segno di un arretramento di civiltà e, addirittura, di un impoverimento spirituale.

Negare forzosamente il corpo che si esprime nella sua evidenza, è come negare la manifestazione di Dio nella storia.

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