Editoriali

EROI O PAZZI?

05 novembre 2005 | Franco Bonaviri

Come definire quanti vivono in prima persona il mondo rurale sulla propria pelle, ben conoscendo le difficoltà e i grandi sacrifici necessari per portare avanti un’attività imprenditoriale in maniera da ricavarci qualcosa per vivere dignitosamente?

Eroi? Sì, proprio così: eroi.
Anche perché non si tratta di una definizione come tale spropositata.
Oggi d’altra parte chiunque è definito eroe, senza più alcuna distinzione di sorta tra quelli veri e quelli fasulli. E allora, perché mostrare imbarazzo nell'utilizzare questa parola?

Chi ha scelto di partecipare a un reality show, “L’isola dei famosi” o “La Talpa” che sia, è intrinsecamente un eroe, per certa società italiana (se non tutta, almeno una buona quota di essa).
I nuovi protagonisti del nostro tempo, gli eroi nazionalpopolari, devono oltretutto resistere a sforzi immani e acquisire di conseguenza l’istinto primigenio della sopravvivenza.
Altro che ebrei ad Auschwitz. La realtà di oggi è ben più dura. Come non dirli eroi questi soggetti televisivi! Meritano tale appellativo, e con essi anche chi li osserva dal buco catodico della serratura.

Posta questa doverosa premessa, definire eroi gli agricoltori non è dunque fuori luogo.
C’è in fondo una forte dose d’incoscienza in coloro che hanno volontariamente scelto di non abbandonare i campi o addirittura – ancora peggio - di abbandonare finanche una posizione autorevole e di prestigio in altri settori professionali, più redditizi ed economicamente più appaganti, pur di entrare in scena nel mondo agricolo. Pazzie davvero incomprensibili.

C’è però una anomalia da registrare. A parte coloro che hanno volontariamente scelto l’agricoltura per ragioni ideali, il resto – la maggioranza – si lagna a più non posso, mane e sera, mese dopo mese, anno dopo anno. Ed effettivamente la situazione non è tra le più facili da gestire. Essere oggi agricoltori è una grossa sfida in un Paese che ha deciso espressamente di rinunciare all’agricoltura sino ad arrivare a svendere del tutto il proprio settore primario.

Fare agricoltura è dunque difficile, giusto per essere chiari ed espliciti. Non c’è da nasconderselo. Quindi va detto senza esitazioni ch’è pure da pazzi proseguire nel fallimentare intento di insistere in tale direzione, nonostante i segnali così estremamente negativi che vengono da una dura e inequivocabile realtà. Per l’agricoltura non c’è futuro, si dice. Ed è vero. Chi oggi resiste, lo fa per un atto eroico che non viene nemmeno riconosciuto dalla società, perché quest’ultima ha cose ben più serie e decisive a cui pensare.

C’è Loredana Lecciso, c’è Al Bano, c’è tutto un mondo a cui riservare la massima priorità. Occorrono infatti dei solidi punti di riferimento per poter andare avanti a testa alta, orgogliosi.
Se non avessimo, a nostra tutela, autorità morali come la Simona Ventura, la nota Super Simo firmata Dolce & Gabbana dall’alluce ai capelli, non ci sarebbero più ragioni forti per andare avanti.

Ora, dunque, stabilito quanto sopra, perché insistere ancora sui temi agricoli? Perché perdere tempo ed energie a scrivere e parlare di agricoltura? Nemmeno gli agricoltori se ne curano più. Andiamo perciò via. Entriamo tutti in un reality, la vera vita è lì.

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