Editoriali

Fiducia nel settore oleario ma siamo solo a metà del percorso

15 novembre 2013 | Gennaro Sicolo

Continuo ad essere fiducioso sul futuro del settore dell'olio di oliva italiano, a patto però che ogni protagonista della filiera e particolarmente chi detiene responsabilità politiche operi scelte coraggiose e orientate al bene comune.
Il sistema produttivo italiano ha delle fragilità che tutti conosciamo, ma dispone di formidabili punti di forza sul mercato interno e globale e ci sono le condizioni per eliminare le prime e valorizzare le seconde.
Il fenomeno dell'abbandono degli oliveti è una piaga che si sta espandendo,soprattutto in alcune aree del Paese, ma con l'applicazione della riforma della Pac abbiamo la possibilità di arginarlo e, credo, anche di farlo regredire.
Il CNO ha costituito un gruppo di studio grazie al quale sono state elaborate delle proposte che abbiamo messo a disposizione delle competenti autorità politiche e riteniamo siano decisive per rilanciare una olivicoltura produttiva, professionale ed orientata al mercato in Italia.
Senza entrare nel merito dei singoli punti, in questa sede mi limito a dire che la nostra proposta si basa sull'impiego integrato e sinergico del nuovo articolo 68, degli strumenti di supporto all'attività delle OP ed, infine, sulla gestione dei nuovi pagamenti diretti in modo graduale, con l'utilizzo delle aree omogenee dal punto di vista agronomico ed economico, con la distinzione sulla base delle tipologie di colture praticate. In questo modo l'olivicoltura, in quanto coltivazione permanente con specificità note a tutte, potrà avere un trattamento particolare che gli consenta di consolidare buona parte della dotazione finanziaria sulla quale fino ad oggi ha fatto affidamento.
Secondo me, una mirata attuazione della nuova Pac potrà rappresentare una barriera al potenziale declino produttivo che da qualche parte è considerato come un fatto ineluttabile. Non basta però la Pac. Ci deve essere anche un atteggiamento attivo e professionale da parte dei produttori, i quali hanno una formidabile arma a loro disposizione: l'aggregazione e la concentrazione dell'offerta, tramite lo strumento delle OP.
L'Unione europea e la politica nazionale ci stanno spingendo in tale direzione, anche mettendo a disposizione strumenti di sostegno ed interventi legislativi mirati. Spetta a noi cogliere le opportunità che si presentano. Alternative all'aggregazione non sono facilmente a portata di mano di tutte le imprese. Solo poche possono contare su una massa critica dimensionale tale da porle in condizioni di affrontare da sole il mercato, con un marchio, la vendita diretta, una solidità finanziaria adeguata.
La maggior parte delle imprese olivicole italiane sono di piccola dimensione. Questo è il punto di debolezza che più di tutti ci caratterizza rispetto ai nostri concorrenti.
La concentrazione dell'offerta in seno alle OP, l'utilizzo di tutte le leve di marketing che consentono di valorizzare il prodotto e la commercializzazione attraverso strutture specializzate sono gli strumenti che permetteranno ad un crescente volume di produzione di olio extra vergine di oliva italiano di uscire dall'anonimato, di evitare il confronto con una industria ed una distribuzione con eccessivo potere di mercato e di sfuggire da una competizione basata sul fattore prezzo.
Nei prossimi mesi abbiamo una buona opportunità per rivitalizzare il Settore e per favorire un flusso di investimenti a favore delle imprese olivicole, delle cooperative dei produttori e delle OP. Mi riferisco al nuovo piano di sviluppo rurale che in questo momento ogni singola Regione italiana sta delineando.
L'olivicoltura deve essere parte attiva nella corrente delicata fase della programmazione e pretendere misure ed interventi ad hoc, soprattutto dove il nostro Settore riveste un peso notevole a livello economico e come presenza diffusa nello spazio rurale.
Il nuovo regolamento europeo consente l'approccio collettivo, i progetti integrati, i sotto programmi tematici, il sostegno alle OP, le misure di gestione del rischio, gli strumenti di ingegneria finanziaria, l'incentivo all'insediamento ed alla progettualità da parte delle giovani generazioni.
Se ci riflettiamo bene, sono tutti elementi che possono essere proficuamente utilizzati per risolvere alcune criticità del nostro settore e per avviare un processo virtuoso di crescita e di emancipazione strutturale, organizzativa e competitiva.
Il CNO è consapevole della fase di accelerati cambiamenti alla quale l'olivicoltura è sottoposta ed è pronta con una propria chiara progettualità, con iniziative, proposte e idee che vogliamo condividere con altri interlocutori.
Abbiamo però necessità che prosegua quel virtuoso processo politico avviato in Italia e faticosamente e lentamente fatto proprio anche dalle istituzioni europee di predisposizione di un sistema di regole rigorose, tali da tutelare, senza se e senza ma, la qualità, l'autenticità e l'origine dell'olio extra vergine di oliva.
Siamo a metà percorso. Altri traguardi ci attendono, prima di poter finalmente affermare di aver sconfitto l'opacità ed i comportamenti sleali di alcuni circoscritti operatori di mercato. Per il CNO e per me personalmente questa è una battaglia fondamentale per assicurare ai produttori di olive un reddito equo e per porre le basi dell'affermazione sul mercato della produzione di migliore qualità.

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