Editoriali
ASSALTO ALL'UNAPROL
30 aprile 2005 | Luigi Caricato
Il titolo, state certi, vi porterà fuori strada. Non abbiamo alcuna voglia di sferrare un assalto allâUnaprol. In nome di che cosa poi?
Nel corso di questi tre anni la nostra posizione nei confronti delle Unioni delle associazioni di produttori olivicoli è stata severa ma sempre rispettosa.
Severa, perché non potevamo certo comportarci come la quasi totalità dei media, agricoli e non. Già , perché noi non siamo di quelli che prendono per buone le veline che passano gli uffici stampa, pubblicandole tal quali. Noi no, facciamo un giornalismo diverso.
Abbiamo il coraggio di criticare, ma non per fare polemica pretestuosa.
Noi esercitiamo lâesercizio della critica per il bene generale.
Se lâassociazionismo funziona, il guadagno è di tutti. Eâ questo il nostro proposito. Sì, perché non si può assolutamente rinunciare al ruolo estremamente positivo intrinseco alle stesse organizzazioni di categoria, siano esse le associazioni locali, siano invece le unioni, con il loro precipuo compito di rappresentare le associazioni a livello nazionale.
Rispettosa è dunque la nostra critica. Perché appunto crediamo alle associazioni pensandole come lâespressione di un âvaloreâ forte e condiviso, e nel contempo un âpatrimonio eticoâ che non può in nessun caso essere ridimensionato nella sua valenza originaria, a tutela appunto delle categorie.
Ma veniamo al punto, in una serie di comunicazioni che abbiamo condiviso con la dirigenza dellâUnaprol, in una si parlava testualmente di âmacheteâ.
âLa strategia del macheteâ non interessa dunque allâUnaprol.
Già , ma nemmeno a noi interessa.
La polemica, quando la si fa, è solo per costruire qualcosa, o per evitare che altri distruggano ciò che si è costruito nel tempo: insomma, la polemica la si fa per il bene del comparto, e in questo caso per il bene del mondo olivicolo.
Le anomalie ci sono, e sono anche stridenti.
Noi non ci inventiamo nulla. Tantâè che vorrei citare un libro che gli olivicoltori dovrebbero avere sul proprio comodino e leggere prima di andare a dormire, e rileggerlo ancora una volta dopo averlo finito, per rimeditarlo.
Si tratta del volume Politiche e interessi nella crisi dellâolivicoltura italiana. Eâ di Giordano Sivini, ordinario di sociologia politica nella facoltà di Economia dellâUniversità della Calabria. Lâeditore è il calabrese Rubbettino.
Così, per non apparire solo noi di âTeatro Naturaleâ gli unici ârompiâ che ce lâhanno con lâUnaprol, armati come siamo di machete e di coltelli mediatici e di quantâaltro, quindi già pronti spiritualmente per lâassalto, citiamo molto volentieri qualche stralcio dal libro.
Prendiamo dal capitolo terzo, il cui titolo è emblematico: Lâassociazionismo coatto dei produtori olivicoli.
Ed ecco a voi alcuni passi salienti:
Gli interessi reali degli olivicoltori? âQuesti non trovano spazi per essere rappresentati perché se unâunione lo facesse metterebbe in pericolo la sua stessa sopravvivenza, legata da un lato a vicende storiche e dallâaltro alle funzioni burocratiche delle associazioni, fattori entrambi che travalicano quegli interessi.â
LâUnaprol? â...è quella che ha le maggiori responsabilità nella determinazione delle politiche e delle iniziative in olivicolturaâ.
Soldi, soldi, soldi. Il libro è uscito nel 2001, quindi si fa riferimento alla lira. âLe associazioni dispongono ogni anno di 3.500 lire per ogni domanda di aiuto trattata e di 3.100 lire per ogni socio; a queste somme si aggiungono le quote associative â sulle 10 mila lire â ed altri contributi pubbliciâ.
Non andiamo oltre, queste citazioni servono solo per far capire che le critiche sono necessarie per la democrazia; e anche per far capire che la gestione di queste organizzazioni di categoria dovrebbe essere mutata al più presto, sempre se vi sia la chiara intenzione di fare il bene del comparto e non invece quello, solo, di chi queste realtà gestisce sine die e quasi per mandato divino.
Intanto una notizia: altri soldi sono in arrivo per il comparto olio di oliva. Riusciranno i protagonisti della filiera a beneficiare in modo concreto di queste laute somme?
Eâ in arrivo infatti un cofinanziamento nazionale pubblico di 3.205.804 euro a favore dellâAgea, pensati per la realizzazione di attività di miglioramento della qualità , della tracciabilità , certificazione e tutela della produzione di olio di oliva e olive da tavola.
Bene, la domanda è la seguente: a chi andranno queste briciole di danaro? Briciole, intendo, rispetto allâammontare di fondi complessivo che il comparto olio di oliva ha beneficiato in tutti questi anni.
Con questa barcata di milioni di euro si possono fare miracoli. Temo tuttavia che si utilizzeranno al solito modo, senza che alla fine se ne veda traccia utile ed efficace sul comparto.
Permettetemi di essere pessimista, ho fondate ragioni per esserlo.
Non è un assalto allâUnaprol.
Le nostre critiche â sempre costruttive, seppure dure nei toni; dure e spigolose talvolta, solo perché debbono comunque provocare reazioni, svegliando i dormienti; sono critiche che non intendono distruggere quanto si è costruito finora a fatica, ma scuotere le coscienze semmai â sono semplicemente critiche espresse a vantaggio di un comparto che si merita ben altro.
Le nostre critiche â posso ben concludere â costituiscono una battaglia di civiltà : difficile, ardua, ma possibile.
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