Editoriali

Mi confesso

13 ottobre 2012 | Luigi Caricato

Facebook è uno strumento prodigioso, perché mette in contatto tanta gente che altrimenti non si sarebbe potuta conoscere. Pochi giorni fa ho letto un breve post di Alessia Farina Dell'ormennano, promotrice del gruppo “Agricoltora in rivoluzione”, la quale scrive: “Ho una curiosità: vorrei chiedere a Luigi Caricato da quanti anni si occupa di olio di oliva e in che anno ha fondato Teatro Naturale”. Buttata lì, una richiesta così lapidaria, per me è stata l’occasione per confesssare a me stesso e a chi mi legge la mia storia personale. Alle volte si corre così tanto, inseguiti dagli impegni che non si ha il tempo di soffermarsi sulla propria esperienza. E così ho risposto a stretto giro e ripropongo qui, con alcuni minimi adattamenti, le mie riflessioni, la mia storia, riportandola anche ai lettori di "Teatro Naturale", sotto forma di editoriale.

Dire che mi occupo di olio di oliva da prima della nascita non è fuori luogo. La mia famiglia ha oliveti e frantoio da più generazioni. Io ci ho lavorato con le mie mani, con tutta l'anima, pur avendo la vocazione per la scrittura.

Anche quando ero a Milano, da studente universitario, tornando per le vacanze natalizie, che guarda caso coincidevano con raccolta olive e lavoro in frantoio, mi impegnavo in prima persona, come avevo sempre fatto quando vivevo in Puglia.

Sono a Milano dal 1984. Qui, un grande scrittore di cui sono diventato un caro amico, Giuseppe Pontiggia, mi ha spinto a occuparmi di olio e di ruralità in qualità di scrittore. Invito che ho colto immediatamente, con una certa sorpresa per la proprosta che mi era stata fatta. E così, a partire da quel consiglio, ho aperto subito un mondo nuovo, inedito allora, con rubriche su più giornali. Ho convinto i miei colleghi giornalisti a ritagliare uno spazio per l'olio, quando ancora nessuno ne scriveva, se non episodicamente.

Teatro Naturale è nato anch'esso prima di prender vita: il 6 settembre 2003, ufficialmente sul web, ma nel mio cuore e nella mia mente sin dal 1997, da quando uscì per Mondadori il libro di poesie di Giampiero Neri (fratello di Giuseppe Pontiggia, giacché Neri è uno pseudonimo), libro intitolato "Teatro Naturale".

Essendo molto amico di Giampiero, ho detto subito: è un titolo splendido, appena posso, appena mi è possibile, fonderò una rivista con cui ti omaggerò riprendendo il titolo del tuo libro – e lui ha sorriso.

Con la benedizione di Neri – e il fattivo e altrettanto benedicente impegno del professor Pietro Conte, docente di storia medievale – io e un gruppo di amici appassionati di letteratura abbiamo intrapreso, ancora studente universitario, la realizzazione di un grande sogno: una rivista di poesia, "Juvenilia", pubblicata nell'ambito dell'Università Cattolica di Milano, dal gruppo studentesco da me guidato, all'insegna della poesia, e non solo.

Posso anche dire – per essere proprio precisi – che il titolo del volume di versi di Giampiero Neri l'ha ideato in realtà un altro caro amico, il poeta Maurizio Cucchi, il quale segue per Mondadori la celeberrima collana "I Poeti dello Specchio". Ecco, io sono "figlio" spirituale, se vogliamo proprio dirlo, di questi cari amici che mi hanno dato una generosa accoglienza, io, venuto dal sud, dal Salento, entrando in contatto con una grande metropoli, in una città in cui l'olio non trovava spazio nè attenzione, ma poi, la grande voglia di riuscire là dove sembrava tutto impossibile, la mia tenacia, la mia gioia intesa come costante stato interiore capace di smuovere ogni forma di opposizione e ostilità, ho fatto tutto il resto. Da qui il mio impegno, totale, per ciò che ritengo una buona causa: farsi promotore di un rilancio della ruralità, e l'olio – inutile specificarlo – è il mio terreno ideale, la mia sostanza interiore.

Così, pur non esendo un lavoratore della terra perché non ho questa specifica vocazione, pur non essendo vocato a fare il coltivatore in senso stretto, da figlio di agricoltori non ho mai tradito la mia famiglia, il mio mondo di sempre, e mi sono reso interprete e testimone di un mondo senza voce. Ed era ciò che mi aveva suggerito di fare Giuseppe Pontiggia – e peccato che il “Peppo”, come lo si chiamava in privato, ma non subito, successivamente – sia poi scomparso nel 2003. Mi avrebbe sostenuto, come ha fatto finché era in vita.

E ora eccomi qui a continuare a onorare il mio impegno e il mio legame con il mondo rurale in qualità di scrittore e giornalista che racconta il mondo agricolo, l'olio e ogni altro frutto della terra.

"Teatro Naturale" è stato un mio impegno personale verso gli agricoltori. Con tale strumento, ho dato loro voce, e ora vorrei dare voce anche attraverso un romanzo, perché credo che il miglior linguaggio per smuovere il mondo sia il linguaggio della letteratura, prima ancora che il liguaggio giornalistico – e chissà, vedremo, prima o poi, mi concederò il tempo di scrivere questo romanzo.

Mi sono forse dilungato troppo? Evidentemente ho più di qualcosa da dire, di non ancora dichiarato. Intanto, ringrazio pubblicamente, per l’inattesa sollecitazione, Alessia Farina Dell'ormennano, e voi tutti che mi seguite con attenzione e (percepisco) anche un po’ di affetto.

Ciascuno di noi ha un mondo di racconti mai raccontati, e con questo mio testo ho avuto modo di raccontare molto brevemente il percorso che mi ha portato da voi.

 

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Paola Cerana

13 ottobre 2012 ore 09:30

Certa di interpretare il sentimento di tutti i lettori di Teatro Naturale, e non solo, mi auguro che questo romanzo nasca presto. Perchè è vero, anche con le parole si semina e si raccolgono frutti, soprattutto quando vengono dal cuore, come quelle scritte qui sopra.