Editoriali
Rispetto
15 settembre 2012 | Luigi Caricato
Se c’è una parola che mi affascina, questa compare alla lettera R del vocabolario, ed è “rispetto”. Quando ho saputo che Paolo Marchi, l’ideatore di “Identità Golose”, ha scelto per l’edizione 2013 del suo congresso internazionale di cucina la parola chiave “rispetto”, mi sono sentito sollevato e più sereno. Mi sono detto: c’è ancora un po’ di sensibilità in questo mondo di sciacalli. Anche se le parole possono essere utilizzate in maniera superficiale, ma non è il caso di Marchi, già il solo evocarle è da leggere come un segnale positivo e una chiara ed esplicita presa di posizione in relazione ai tanti comportamenti irriguardosi di cui è piena zeppa la vita quotidiana.
Evocare una parola così saggia e virtuosa come “rispetto” è anche beneaugurante. Però, attenzione: c’è chi si traveste da agnello pur di apparire rispettoso, senza però esserlo nella sostanza. C’è per esempio chi si mostra rispettoso solo all’inizio di un rapporto interpersonale, giusto per ingannare e depistare, ma poi, dopo aver preso confidenza con le vittime, l’obiettivo è annientarle, esprimendo così la propria più vera e intima natura. Di conseguenza, se c’è qualcosa che ho imparato dalla vita – una lezione che è ormai parte integrante di me – è che quando si provano alcune sensazioni negative nei confronti di alcune persone, è meglio dar retta immediatamente, e senza esitazioni, al proprio istinto, prendendo le distanze.
Pensare di poter migliorare le persone, è una battaglia persa in partenza. Si può anche dare tutta la propria anima, in un legame interpersonale, ma il risultato alla fine, se il rapporto tra più soggetti è viziato all’origine, non potrà che essere nefasto. C’è sempre chi non si accontenta della generosità altrui, insistendo con tutto se stesso, e con grande determinazione, ad andare oltre, depredando la propria, o, peggio, le proprie vittime designate.
Ogni volta che penso alla mancanza di rispetto che caratterizza e muove ormai i rapporti tra le persone, mi vengono subito in mente una lunga serie di esempi tristi, e infatti cerco sempre di attingere, là dove possibile, a casi che tutti possono in qualche modo vagliare in prima persona. D’altra parte, quanto accaduto in tutti questi ultimi anni in Italia – su più fronti, ma in agricoltura in maniera ancora più perversa di altri settori – mi lascia sgomento. Penso tra l’altro ai tanti abusi e ai continui inganni che sembrano non risolversi mai, anche perché la cosa agricola viene comunque vissuta marginalmente dalla società, e non sempre ci si accorge dello sporco che vi ruota attorno.
Un noto personaggio che fino all’altro ieri compariva spesso e volentieri in televisione, sostenuto dalle cospicue elargizioni di danaro grazie alle quali gli si spalancano tutte le porte del mondo, è stato di recente condannato per aver approfitatto del proprio ruolo di intercettatore di danaro pubblico per scopi personali. Dell’episodio, all’inizio, nessuno ha dato notizia, se non un solo settimanale, e ciò nonostante la notizia fosse così eclatante da non poter essere ignorata.
L’imputato eccellente in questione ha preferito patteggiare la condanna, e, in ragione del suo ravvedimento “operoso”, avendo restituito tra l’altro una somma cospicua di danaro, ha ottenuto una sensibile riduzione della pena inflitta, ottenendo un forte sconto sui mesi di reclusione da scontare ma che ovviamente non sconterà mai in quanto incensurato. La sua, è stata una mancanza di rispetto verso tutto e tutti. Irrispettoso verso i temi che andava affrontando, parlando in tivvù o nei convegni, e irrispettoso anche, se non sopratttutto, nei confronti delle persone con le quali interagiva, e che da lui si aspettavano rispetto.
Non è l’unico caso, sia ben chiaro. Io mi sono limitato solo a presentarvi un caso esemplificativo, giusto per denunciare la ricorrente mancanza di rispetto che sembra non voglia cessare mai.
Piaccia o non piaccia, la realtà è questa. Nonostante i tempi siano terribili, per tutti i settori dell’economia, l’agricoltura sembra ben più lontana dal mettere in pratica la parola “rispetto”. In questo pessimo scenario cui assistiamo impotenti, ciò che più amareggia, tuttavia, non è tanto la mancanza di rispetto in quanto tale, cui d’altra parte siamo largamente abituati, ma l’inedia da parte di coloro che dovrebbero vigilare e fanno invece finta di niente, mancando di rispetto loro stessi per primi nei confronti di coloro che attendono giustizia e rispetto. L’Italia, insomma, è questa. E’ un Paese in cui il mondo agricolo si adegua tacendo troppo spesso la realtà, senza mai dimostrare il coraggio di denunciare, costi quel che costi, chi ci manca di rispetto, riducendo l’agricoltura a settore da depredare nelle sue risorse più vitali.
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