Editoriali
L’ITALIA E I SUOI VIZI
02 aprile 2005 | Sante Ambrosi
Se neppure Sergio Romano è in grado di sapere per quali arcani motivi si è arrivati alla crisi tra orchestrali della Scala; e se nemmeno il maestro Muti, come ha ribadito sul âCorriere della Seraâ qualche giorno fa, tanto meno il sottoscritto ha la presunzione di dire qualcosa in merito.
Come tanti milanesi che amano la Scala â perché amano la musica, e quella musica, anche se restano a una certa distanza â sono rimasto disorientato per tutto quello che si legge sui giornali intorno a queste vicende.
Riflettendo un poâ sopra ho, però, avvertito la vicenda che si stava consumando e che non è ancora conclusa come un fatto simbolico di un costume tutto italiano, molto diffuso, e di cui già altre volte i giornali hanno dovuto occuparsi.
Penso a tante strutture istituzionali che manifestano paralisi più o meno evidenti nella loro conduzione, per una eccessiva frammentazione dei poteri di governo. Ricordo, un poâ a caso, la sanità , la scuola, molti ordini professionali, come quelli dei notai, dei fiscalisti eccetera. I governi che si sono succeduti nel nostro Paese hanno più volte tentato di mettere mano a delle riforme strutturali per renderle più efficienti e liberare i cittadini di molte pratiche anacronistiche che paralizzano la convivenza civile. Ma sempre si sono scontrati con poteri che al loro interno bloccano ogni seria volontà di riforma.
Molto spesso le stesse riforme che sono state attuate, invece di andare verso una maggiore efficienza, sono andate in senso contrario. Così è avvenuto nella scuola, dove la figura di un preside â che un tempo aveva anche, forse soprattutto, una responsabilità didattica â ora è diventato un dirigente senza poteri didattici, che sono diventati demanio dei consigli di classe e dei sindacati, con la conseguenza di una confusione il più delle volte paralizzante. Altrettanto mi risulta che avvenga anche nella sanità . Non voglio, con questo, attribuire ogni responsabilità ai sindacati, ma semplicemente denunciare una situazione che non solo paralizza, ma anche impedisce ogni volontà di efficienza in molte realtà che costituiscono la spina dorsale di ogni ammodernamento.
Ogni realtà per funzionare ha bisogno di una autorità che sia in grado di comandare e di pilotare in modo fattivo e costruttivo. Invece, qui in Italia, sembra che la paura di cadere in forme più o meno velate di autoritarismo impedisca ogni autorità . E questo avviene nelle istituzioni statali o para statali. Le realtà private, per fortuna, sono ancora esenti. Almeno così sembra.
Questo mi sembra stia avvenendo anche alla Scala. Certo lo sgomento dei cittadini è diventato un dolore acuto per il nome che essa ha conquistato in tutto il mondo, ma non è nientâaltro che un segno di una situazione molto diffusa in Italia. E noi cittadini siamo costretti ad assistere allâennesimo balletto delle responsabilità , come se il tutto sia una questione di equilibri saltati e nulla di più. Peccato che questa volta sia investita la Scala, dalla quale ci aspettiamo ben altro teatro.
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