Editoriali
Il buon esempio
30 giugno 2012 | Luigi Caricato
Tutti preferiscono la via breve. Comporta senza dubbio un gran risparmio di energie e tempo, e i risultati si spera sempre siano altrettanto significativi quanto quelli ottenuti seguendo la via più tortuosa e in salita. E’ davvero così? Io non credo. Quando si agisce per abbreviare i tempi, spesso si finisce con il commettere una lunga serie di errori, talvolta anche eclatanti.
Scusatemi se insisto, ma occupandomi in particolare di olio, il mio pensiero corre subito a due esempi riguardanti il comparto oleario. Per vostra tranquillità, vi dico subito che tali esempi si possono di fatto trasferire anche ad altri comparti produttivi, anche perché si tratta di casi emblematici che servono più che altro a farsi un’idea generale di come vadano le cose in Italia.
Il primo caso, in particolare, riguarda la strada lunga; e per concretizzare tale esempio, vi riporto quanto è emerso nel corso della presentazione del progetto Oligar a Verona.
Il secondo caso riguarda invece la strada breve, e per dare una immagine di concretezza vi segnalo la politica adottata da alcuni soggetti anch’essi appartenenti all’associazionismo agricolo.
Il primo caso. Il Consorzio dell’olio Dop Garda è stato protagonista giovedi scorso a Verona di una bella e virtuosa pagina edificante, riuscendo così a dare un piccolo quanto significativo contributo nel grande magma che è la lunga e gloriosa storia dell’olio italiano. Il Consorzio presieduto dal giovane Andrea Bertazzi ha dato luogo a una iniziativa davvero lodevole, tesa a difendere le peculiarità e la tipicizzazione dell’olio gardesano. Si tratta del progetto Oligar, di cui scriverò più dettagliatamente la prossima settimana. Un progetto coordinato dal professor Zeno Varanini, pensato esclusivamente a difesa dell’olio gardesano, allo scopo di fronteggiare le possibili azioni fraudolente, sempre in agguato, a danno dell’identità originaria degli oli del territorio che ricorrono alla certificazione della Dop. L’iniziativa è nata con la chiara intenzione di tutelare nel contempo sia il prodotto olio Dop Garda in quanto tale, sia, al pari, gli interessi legittimi dei produttori che aspirano a una equa remunerazione, senza trascurare l’esigenza di rassicurare e garantire il consumatore sulla reale autenticità degli oli che acquistano come prodotti del Garda.
Il secondo caso. Esiste ormai da tempo un accanimento, da parte di una nota associazione di produttori, nel gettare discredito in maniera indiscriminata sul comparto oleario nostrano, mettendo in luce sicuramente dei problemi reali, quali sono quelli determinati dalle truffe, ma anziché rassicurare i consumatori, e tutelare nel contempo gli interessi legittimi dei produttori, pensano bene di ingigantire il problema senza curarsi degli effetti negativi che possono derivare da una comunicazione forzosamente e arditamente sensazionalistica.
Sono certo che entrambi tali soggetti partano da buone intenzioni, ma nel complesso cambia tuttavia lo stile e l’approccio che dimostrano di esprimere nel tentativo di risolvere un problema reale qual è quello delle frodi, ma è pur vero che tale problema di fatto non rappresenta di per sé un grave fattore di allarme. Da una parte, dunque, c’è chi sceglie la strada lunga e tortuosa, che non da’ sicuramente risultati immediati, ma in compenso seminando cultura non c’è dubbio che tale atteggiamento porti alla fine un buon risultato, seppure non nell’immediato. Dall’altra parte c’è chi, invece, andando in cerca di risultati immediati e pronti a fare subito notizia e a suscitare clamore, si illude di portare a segno un risultato concreto ed efficace, ma in realtà, l’unica cosa certa più che la vittoria sicura sulle frodi, sarà piuttosto lo scatenarsi di dubbi e perplessità che, anziché avvicinare il consumatore al prodotto, portano irrimediabilmente ad allontanarlo a favore di altri prodotti alternativi.
Potrei anche sbagliarmi, ma io la penso così. A me sembra importante riuscire a ottenere un risultato senza ricorrere necessariamente alla via breve. Le scorciatoie forse possono portare in largo anticipo al risultato, ma non è comunque la stessa cosa, e in ogni caso credo cambi pure la qualità e la portata del risultato in sè.

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02 luglio 2012 ore 11:02Il buon esempio ce lo fornisce quotidianamente Luigi Caricato , fondatore di Teatro Naturale , unica rivista libera del comparto oleario. Purtroppo questo buon esempio di indipendenza non e' seguito da altri che si scopre vendano la propria autonomia ad altri , con le promesse di un pezzo di pane, magari. Auguro a Luigi Caricato un buon esempio di buon compleanno!
Antonio Bertini
01 luglio 2012 ore 12:48Ma quali sono i prodotti alternativi, Caricato! E' ora di smetterla di chiamare oli extravergini oli che non lo sono e piuttosto definirli oli di oliva. Che poi dalle parti del lago di garda producano oli splendidi è fantastico, peccato che quando vado al supermercato italiano trovo l'extravergine dell'azienda olearia del Garda a 2,50 e all'estero a 10 al litro. E non mi sembra siano la stessa cosa o no?
Andrea Bertazzi
03 luglio 2012 ore 07:16Credo che sarebbe utile parlare sempre più di quanti produttori in Italia lavorano bene con qualità e correttezza, dato che il nostro paese è famoso nel mondo e visitato anche per la produzione di ottimi prodotti tipici e non dare spazio e risonanza solo a chi si comporta in modo scorretto.
Nel settore dell'olio bisognerebbe imparare qualche strategia dal mondo del vino in cui c'è di tutto e di più come qualità e prezzi e negli anni il consumatore ha imparato a giudicare e scegliere senza essere perforza un esperto di vini! Nel vino è stata sempre fatta,dalle associazini del settore vitivinicolo, una promozione parlandone bene, isolando chi fa male, ed educando anche tramite la televisione come scegliere un buon vino e la qualità prezzo. E' possibile che nell'olio non si riesca a fare un percorso simile? Non mi sembra impossibile data l'importanza dell'alimento! Non basta dire "usare olio extra vergine" ma spiegare le caratteristiche e le diversità a seconda della provenieza, cosa sono le dop facendo anche chiarezza su chi utilizza in etichetta immagini o nomi che alludono ad un luogo di provenienza quando in realtà non lo è.