Editoriali
COME FARE I SOLDI
05 febbraio 2005 | Alberto Grimelli
S come suolo
S come soldi
Gli agricoltori dispongono di unâabbondanza di S.
Sono Sempre Senza Soldi
Arrivare alla fine del mese è unâimpresa.
Un sogno ricorrente allora si affaccia nella mente dei contadini. Come si fanno i soldi? Come ci si arricchisce?
Per rispondere a queste domande è utile riferirsi alle storie di vita di chi ha costruito patrimoni immensi ed aziende di successo.
Enzo Ferrari era un oscuro meccanico di provincia. Tante porte sbattute in faccia. Unâopportunità . La nascita della Ferrari. Ora è leggenda.
Arnoldo Mondadori. Ignoto libraio milanese, aveva una piccola bancarella. Con pochi soldi pubblicò i primi volumi. Ora è la più importante casa editrice italiana.
Altri tempi? Forse.
Oggi, un veneto, tale Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, anche lui di umili origini, con i suoi 6,6 miliardi di dollari di patrimonio è il secondo uomo italiano più ricco. La sua azienda è quotata alla Borsa di New York e si è concessa il lusso di acquistare il prestigioso marchio americano Rayban.
Non riesco tuttavia a ricordare imprenditori agricoli che, dal nulla, siano riusciti a creare imperi economici altrettanto vasti e solidi. Tutti i nomi che mi vengono in mente possedevano già da generazioni fondi che hanno saputo allargare e consolidare attraverso gestioni oculate ed assennate.
Questo non significa che non esistano agricoltori realmente abbienti, ma sono sicuro che non li troviamo nelle prime posizioni delle classifiche degli uomini più ricchi. Segno evidente che lâimpegno, gli sforzi, la dedizione, da soli, non sono sufficienti. Câè dellâaltro.
Il segreto del successo? Passione, applicazione, lavoro, un pizzico di fortuna ed IDEE!
à necessario far librare la mente, fare pensiero, far scaturire progetti, concetti nuovi o innovativi.
La prima, vera, ardua opera è intellettuale, scaturisce da riflessioni e meditazioni.
Il nucleo, la risorsa vitale di ogni azienda è lâingegno delle persone che la compongono ed, in primis, dellâimprenditore.
Allâagricoltura, purtroppo, è sempre mancata quella spinta propulsiva caratteristica del mondo industriale.
Il conservatorismo che ha contraddistinto la ruralità ha ostacolato un afflusso di idee, un fermento intellettuale che ha invece coinvolto, a partire dallâinizio dellâottocento, ogni altro comparto produttivo o di servizi.
Per voltare pagina occorre pensiero, occorre dialogo, occorre compiere un salto culturale. Non è un processo nè breve nè indolore. à però lâunica strada per far uscire lâagricoltura dallâisolamento, è lâunico modo per proiettare il settore primario nel Terzo Millennio.
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