Editoriali
Stiamo dilapidando il nostro patrimonio: l'export
10 dicembre 2011 | Duccio Morozzo della Rocca
Dopo molti anni di lavoro trasversale nella filiera olivicola e nel commercio internazionale, intravedo molte difficoltà nel futuro delle nostre aziende agricole nel settore export.
La mia riflessione parte da una domanda: i produttori italiani di olio extra vergine di oliva sono sufficientemente professionali e preparati per competere sul mercato internazionale?
Molti degli scontenti che continuano a lamentare situazioni intollerabili additando colpevoli a tutto tondo o coloro che invece piangono sulla situazione del settore dovrebbero cominciare forse a chiederselo.
Con una serie di comportamenti inadeguati stiamo infatti dilapidando l’export, ovvero la principale fonte di vita del comparto olivicolo italiano, ereditata grazie a decenni di sforzi e buone azioni di marketing.
Affondare l’olio made in Italy per mancanza di professionalità si tradurrebbe nella chiusura della grande maggioranza delle aziende produttrici.
Eppure, sorprendentemente, è quello che sta accadendo.
Nella cultura del nostro paese è infatti molto più facile distribuire colpe che addossarsi le proprie responsabilità, anche se spesso sarebbe molto più semplice e proficuo: riconoscere un problema è infatti il primo passo per risolverlo.
E il vero problema è che in Italia sono ancora troppo pochi i produttori che hanno capito che non è più il tempo dell’arrangiarsi, dell’italiano simpatico e amicone che in qualche modo riesce sempre a trovare una soluzione al problema, un problema quasi sempre creato dalla sua stessa disorganizzazione.
Teniamoci la simpatia ma lavoriamo sodo sulla professionalità delle nostre aziende e dei nostri prodotti. C’è una lunga lista di paesi produttori di olio in attesa di prendere il nostro posto.
Quello che manca alla maggior parte delle aziende italiane è la Professionalità nel senso più ampio del termine, quella fatta di cose semplici ma chiare.
Al primo posto della lista di questa professionalità c’è la competenza nel proprio lavoro e la qualità del proprio olio. Ma queste diamole per scontate sulla fiducia.
Poi c’è l’altra componente importante che è fatta di affidabilità, trasparenza e correttezza verso la propria azienda, verso i propri clienti e verso tutti gli interlocutori della filiera. Possiamo anche chiamarla “etica”. Di questa componente fanno parte, per citare qualche esempio, il rispetto degli impegni, la rapidità di risposta, la qualità dei materiali usati, l’attenzione al cliente, l’assunzione di eventuali responsabilità.
Poi viene la qualità del confezionamento: il prodotto venduto deve essere impeccabile. Nessuna perdita di olio dalle bottiglie, tappi che girano a vuoto o che si rompono e possono tagliare il consumatore, bottiglie unte, etichette storte, scatole non adeguate, pallet sgangherati e chi più ne ha più ne metta.
Infine c’è la comunicazione (con i propri dipendenti, con i clienti, la promozione, internet ecc) che è la faccia della nostra azienda e che deve essere in armonia con la nostra etica. E che va a braccetto con almeno un minimo di lingua inglese.
Chi ha già capito, anche in parte, come gestire questa base minima di professionalità ha traghettato la sua unicità tutta italiana nel mondo globale ottenendo grandi successi sia personali che economici dando lustro al nostro paese e dimostrando al mondo intero l’alto livello qualitativo e professionale di una produzione particolare come la nostra.
A buon imprenditor poche parole.
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11 dicembre 2011 ore 09:58Gentilissimo Duccio Marozzo della Rocca,
rileggendo alcuni commenti in genere, e leggendo e riflettendo su quello che lei ha scritto, a mio avviso purtroppo, molti pensano e improntano il loro lavoro solo ed esclusivamente sull'economia, sui guadagni e sulle perdite, tralasciando cosi quello che è la dignità, il dovere , la professionalità, la sicurezza di se stessi di mettere sul campo un prodotto di alta qualità, tramite la comunicazione, la pubblicità, e dunque il saper trasmettere ciò che ogni prodotto e non solo l'olio merita ad essere esportato e ad essere acquisito come prodotto italiano e come cultura italiana, chiudo concludendo che siamo in pochi, troppo pochi a seguire questo percorso e la strada sarà molto tortuosa.
saluti
Adele Scirrotta.
Duccio Morozzo
12 dicembre 2011 ore 23:07Gentilissima Adelina Scirrotta,
molte grazie per il suo contributo alla discussione. Per esperienza le posso dire che chi lavora bene, nonostante tutte le difficoltà che ogni attività presenta, raggiunge le proprie soddisfazioni personali ed economiche. La strada è tortuosa, l'importante è continuare a camminare. Cordiali saluti