Editoriali
Chi siamo? Riscopriamolo percorrendo il paesaggio
L'ambiente che ci circonda non è una cartolina ma parte della nostra essenza. Utilizzando i sensi per riscoprire gli elementi naturali e agricoli è possibile costruire o cominciare a costruire una consapevolezza di sé dentro il paesaggio. Un percorso possibile come spiega Gabriella Falcicchio
01 dicembre 2017 | Gabriella Falcicchio
Il progetto “Dall’assaggio al Paesaggio” ha rappresentato un esperimento didattico interessante, sia dal punto di vista dell’originalità della proposta formativa, sia per i risultati ottenuti. Per questo ci è parso fondamentale disseminare metodi, risultanze e prospettive all’interno di un contenitore che potesse ospitarne e valorizzarne l’esperienza. Dal 30 novembre al 2 dicembre, presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Bolzano a Bressanone, si svolgerà la seconda edizione del convegno internazionale “Educazione Terra Natura. Io corpo, Io racconto, Io emozione”, un incontro interamente focalizzato sul macro tema dell’educazione ambientale, in prospettiva interdisciplinare e secondo una visione ecologica dei saperi. All’interno della sessione “Progetti, percorsi educativi, metodologie didattiche e di ricerca”, Elisabetta De Blasi e chi scrive presenteranno due relazioni sul progetto svolto con le 5 scuole pugliesi, rispettivamente dal titolo “Conoscere il mondo naturale e sé stessi con l’educazione sensoriale: il progetto ‘Dall’assaggio al paesaggio’” e “Il paesaggio come luogo affettivo. Parlano degli ulivi i bambini pugliesi”. Si tratta dei due nessi principali sui quali è stato pensato il progetto fin dall’inizio, sebbene alla fine del percorso gli esiti siano stati molto più alti e sorprendenti, non solo confermando le intuizioni iniziali e avvalorandole, ma anche spiazzando come solo l’infanzia riesce a fare.
L’idea di fondo era avvicinare all’olio extravergine i bambini della Puglia, ma fuori dalle abitudini consuete (tutt’altro che erronee) di portarli nei frantoi a osservare la lavorazione delle olive. L’obiettivo non era mostrare cioè un procedimento meccanico di trasformazione in prodotto, ma usare il prodotto per recuperare, rivalorizzare e rafforzare legami secondo due linee vettoriali: una verso l’interno, dall’olio alla consapevolezza dei propri sensi (utilizzati nell’analisi similprofessionale dell’olio), una verso l’esterno, allargando il cerchio del contatto dall’intrapersonale (io e i miei sensi) alla relazione con il tu dell’albero, fino a giungere a quell’abbraccio corale che è il legame affettivo con il paesaggio.
Si potrebbe pensare che in un posto dove il numero degli olivi è pari all’intera popolazione italiana fare il salto dall’assaggio al paesaggio sia più facile. Non è così: uno dei drammi della nostra epoca è la fragilità della categoria “contatto” su tutti i piani e questo vale anche per il cibo, per i singoli viventi, il paesaggio. Si attraversano i luoghi che costituiscono la nostra placenta identitaria senza vederli, senza averne (questa è la parola chiave ed è sublime) consapevolezza ed è sull’esperienza diretta di contatto che si è voluta costruire o cominciare a costruire una consapevolezza di sé dentro il paesaggio.
Non crediamo che si tratti di un’esperienza “elettiva”, possibile solo con l’olio e l’olivo, sebbene quest’albero si attesti come un gigante, un “patriarca” che ha davvero segnato la storia, l’antropologia, la religione, i rituali anche laici, i simboli dei luoghi pugliesi e delle sue genti (come in tutto il Mediterraneo). È possibile pensare una didattica analoga con grandi presenze (si pensi alla quercia, al castagno, alla vite, al cipresso…) e con presenze in apparenza meno imponenti (gli ortaggi, i funghi, le erbe spontanee…), con gli alimenti che da sempre sono rilevanti per il nutrimento fisico e simbolico come con gli elementi naturali (la pietra, il mare, la terra, il vento…): la prospettiva di fondo rimane la stessa ed evidenzia il legame, che è sempre affettivo, come centro propulsore di consapevolezze, benessere, conoscenze, cittadinanza.
In questo senso, non senza orgoglio, sentiamo (e siamo confermate dall’apprezzamento dato alle proposte dai valutatori del convegno) che il progetto sia un contributo originale utile a costruire un modello didattico esportabile in molte esperienze possibili.
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mirella colaiocco
02 dicembre 2017 ore 11:16Buongiorno, è stata una grande emozione leggere l'articolo per me che da qualche anno provo( da sola) a recuperare, con i miei alunni di scuola primaria, l'amore , la cura e il rispetto per l'ambiente attraverso semplici gesti .
Ho realizzato ,qualche anno fa ,con i bambini di classe quarta e con qualche genitore e nonno, un piccolo "Orto Sinergico" nello spazio esterno che si scorge dalle finestre delle nostre aule, appena "liberato" ( con nostro grande rammarico) da un pino marittimo di quasi 100 anni , perché pericolante. Questa "tragedia", ci ha permesso di scoprire un piccolo appezzamento di terreno altamente fertile , così è iniziata la nostra avventura ...che continua, faticosamente , con le prime classi dando risultati tangibili anche se apparentemente esigui.
Se la terra la si rispetta e se si ha una grande pazienza...si scopre come...possiamo salvarci! Grazie ancora !