Anno 15 | 30 Marzo 2017 | redazione@teatronaturale.it ACCEDI | REGISTRATI

Un nuovo Medioevo, un nuovo Rinascimento

Le lancette dell'orologio della Storia non si fermano e non tornano indietro, a volte possono accelerare e altre volte rallentare. L'epoca in cui viviamo sarà neoliberista o protezionista? Capitalista o mercantilista? Giochi di parole che sottointendono giochi di potere. Intanto l'agroalimentare italiano...

Viviamo in un'epoca di despoti reali, come Recep Tayyip Erdogan in Turchia, e dittatori immaginari, come Donald Trump negli Stati Uniti.

Viviamo in un'epoca di capitalisti d'antan, come George Soros, e di neocapitalisti rampanti, come Mark Zuckenberg.

Viviamo in un'epoca in cui Papa Francesco apre a una revisione della dottrina cattolica e una Marine Le Pen fa di Dio, patria e famiglia la propria bandiera.

Perdere la bussola è normale. Essere disorientati è naturale.

Non si tratta di buone ragioni per pensare che l'orologio della Storia si sia fermato o che, addirittura, le lancette girino all'indietro.

In realtà quello continua a girare, inesorabilmente.

Siamo noi che ci siamo fermati a guardare cosa sta accadendo e cosa accadrà.

Ormai anche i più entusiasti sostenitori della globalizzazione sostengono che così il sistema non va. I più acerrimi nemici della globalizzazione ritengono sia tutto da rifare.

La globalizzazione ha portato a una libertà nella circolazione dei capitali mai vista, per entità e velocità.

Si spostano fabbriche, posti di lavoro e interi sistemi economici quasi alla velocità di un click sul computer. Vengono distrutti e ricreati migliaia di posti di lavoro a migliaia di chilometri di distanza.

Il capitale ha preso una netta supremazia su tutti gli altri fattori produttivi, sociali ed economici.

Il denaro può tutto: far fallire un Paese, gettare sul lastrico migliaia di famiglie, innescare poderosi flussi migratori, comprarsi terreni estesi come vere e proprie nazioni, persino comprarsi i diritti, di più lo stesso concetto di diritto.

E' dal tempo del Medioevo che così pochi non controllavano e dominavano così tanti.

Finchè ci sono state brioches per tutti, parafrasando la regina Maria Antonietta, abbiamo chiuso un occhio, anzi tutte e due. Ora che spesso non c'è neanche il pane, la rabbia monta.

Si cercano uscite d'emergenza, nascoste dietro parole d'ordine: neoliberismo, protezionismo, mercantilismo, capitalismo...

Giochi di parole che nascondono giochi di potere: equilibri.

Un ordine mondiale è crollato, o sta per farlo. Un altro ancora non è nato.

Che fare in questo frangente?

L'unica possibilità è conservare la nostra identità, come fecero i frati e i monaci negli anni bui del Medioevo. Nei conventi e nei monasteri fu conservata la cultura italiana: libri, manoscritti e opere d'arte. Fu conservata anche la nostra agricoltura, con olivi, viti e alberi da frutto.

Il Rinascimento nasce sulle fondamenta di quel patrimonio inestimabile.

La tempesta, la burrasca che stiamo vivendo ci obbliga a scelte dolorose, a volte drammatiche. Dobbiamo buttare a mare beni, pensieri, persino sentimenti preziosi pur di sopravvivere. Siamo costretti a compromessi inaccettabili.

In tempi di crisi e di emergenza si può tutto, tranne rinunciare alla propria identità.

Oggi, rispetto al passato, è semplice custodire, proteggere, salvaguardare. Ci può pensare internet a immagazzinare il nostro patrimonio artistico, tecnico e scientifico. Ci possono pensare le banche del germoplasma a tutelare la biodiversità.

Si possono preservare oggetti, cose, beni.

L'identità, però, non è fatta solo di materia ma anche di comune sentire, di appartenenza, di di visione e di amore.

Identità è quel filo rosso, per sua natura impalpabile, che ci lega al nostro patrimonio culturale, ai territori e alle radici.

Non possiamo pensare di salvare l'agroalimentare italiano senza salvaguardare la sua identità.

La Storia non si ferma mai ma ha le sue costanti e ci insegna che l'identità è la vera forza dei popoli, quella che ha permesso a noi di uscire dal Medioevo con il Rinascimento.

di Alberto Grimelli
pubblicato il 10 febbraio 2017 in Pensieri e Parole > Editoriali

[1] COMMENTI

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Olivotto Pier Sante (nino)

16:55 | 11 febbraio 2017

Complimenti. Bellissimo e molto vero !!!

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