Salute

Il vino contro una patologia subdola: l'esofago di Barrett

Si tratta di una malattia che può evolversi in cancro e secondo uno studio statunitense un consumo moderato di vino ridurrebbe il rischio

07 marzo 2009 | Ernesto Vania

L’esofago di Barret è condizione acquisita dovuta al reflusso gastro-esofageo che può evolversi in cancro. Pochi i sintomi, di solito la patologia viene diagnosticata a seguito di una gastroscopia eseguita per accertare le cause di un’anemia, ulcera con emissioni di sangue o della semplice difficoltà a deglutire.

I casi di cancro esofageo nel mondo occidentale sono quintuplicati negli ultimi 30 anni e molti di essi pare siano derivati dalla patologia di Barret che inciderebbe per il 35% nel rischio di cancro esofageo. In Italia si contano circa 2.000 casi ogni anno.

Tra le misure preventive più comunemente conosciute sono una dieta corretta e l’evitare il fumo e il consumo eccessivo di alcol.

Una nuova ricerca finanziata in parte dall’Istituto Nazionale della Salute Usa e dal Kaiser Permanente, un organismo di ricerca e assistenza sanitaria californiano, ha esaminato la connessione tra il consumo di alcol e rischio di esofago di Barrett.

Lo studio ha coinvolto 953 uomini e donne che vivono nel nord della California, tra il 2002 e il 2005, e ha scoperto che le persone che hanno bevuto uno o più bicchieri di vino rosso o bianco al giorno ha mostrato meno della metà del rischio (56%) di esofago di Barrett. Al contrario, quelli che hanno bevuto birra o altre bevande non hanno mostrato vantaggi.

Gli scienziati ipotizzano che questi vantaggi siano offerti dagli antiossidanti contenuti nel vino che neutralizzano i danni causati dal reflusso gastro-esofageo.
Questo, tuttavia, è dovuto anche al fatto che il vino viene bevuto durante i pasti e non lontano da questi, riducendo il potenziale rischio dovuto all’assunzione di alcol.

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