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L’Andalusia punta a una produzione di olio di oliva da 1,26 milioni di tonnellate nel 2026/27
Il nuovo aforo della Junta de Andalucía prevede una crescita del 23,9% rispetto alla produzione finale della scorsa campagna. Jaén torna protagonista con 575 mila tonnellate, ma caldo e assenza di piogge rendono ancora provvisorie le stime
29 settembre 2026 | 16:30 | T N
L’Andalusia si prepara a una campagna olearia 2026/27 decisamente più abbondante rispetto alla precedente. Il nuovo aforo dell’oliveto andaluso, presentato il 29 settembre a Mengíbar, in provincia di Jaén, indica una produzione regionale di 1.261.200 tonnellate di olio di oliva, il 23,9% in più rispetto alle 975.500 tonnellate effettivamente prodotte nella campagna 2025/26 e circa il 44% sopra la media delle ultime cinque campagne.
Il dato è però da considerare come una prima stima, non come una previsione definitiva. La stessa Junta de Andalucía ricorda che gli afori vengono elaborati all'inizio della campagna e possono subire variazioni anche significative in funzione dell'andamento meteorologico.
Jaén torna sopra quota 570 mila tonnellate
La provincia di Jaén rappresenta il principale elemento della previsione. L'aforo indica 575.000 tonnellate di olio, pari al 45,6% dell'intera produzione regionale. Rispetto alle 389.157 tonnellate ottenute nel 2025/26, l'incremento teorico supera il 47%. Per l'oliva destinata alla trasformazione, Jaén dovrebbe raccogliere circa 2,89 milioni di tonnellate, oltre il 42% delle 6,849 milioni previste complessivamente in Andalusia.
Alle spalle di Jaén si colloca Córdoba, con una stima di 339.700 tonnellate, contro le 246.922 della campagna appena conclusa. Seguono Siviglia con 142.000 tonnellate, Granada con circa 106.700, Málaga con 59.400, Almería con 11.500, Huelva con 12.800 e Cadice con 14.600.
Il confronto mostra quindi una forte concentrazione della crescita nelle due principali province olivicole: Jaén e Córdoba.
Il precedente invita alla prudenza
Il confronto con l'aforo della campagna 2025/26 è particolarmente significativo. Allora la Junta aveva previsto per l'Andalusia circa 1,081 milioni di tonnellate, ma la produzione finale si fermò a 975.500 tonnellate. Anche a Jaén la previsione iniziale di 475.000 tonnellate si tradusse in poco meno di 389.200 tonnellate.
È proprio questo scarto a suggerire cautela nell'interpretazione dei nuovi numeri. Nel settembre 2025, infatti, le condizioni dell'oliveto si deteriorarono nel corso della fase finale della maturazione; quest'anno, invece, la situazione di partenza è migliore grazie alle precipitazioni invernali e primaverili, ma le temperature molto elevate dell'estate hanno limitato il potenziale produttivo. È la stessa valutazione espressa dal consigliere regionale all'Agricoltura Ramón Fernández-Pacheco.
La variabile decisiva resta l'acqua
La questione meteorologica rimane dunque centrale. Già nei giorni precedenti alla presentazione dell'aforo, Asaja Córdoba aveva chiesto alla Junta di rinviare la pubblicazione delle stime, sostenendo che assenza di precipitazioni e temperature elevate stavano intervenendo proprio nella fase della lipogenesi, cioè nel periodo in cui l'oliva accumula olio. L'organizzazione segnalava inoltre fenomeni di raggrinzimento dei frutti e una situazione particolarmente delicata negli oliveti non irrigui.
La cautela è quindi importante soprattutto per il seccagno, mentre gli oliveti irrigui presentano generalmente condizioni più favorevoli. Le prossime settimane saranno determinanti per capire quanto del potenziale produttivo fotografato dall'aforo potrà effettivamente trasformarsi in tonnellate di olio.
Un raccolto più abbondante anche sul mercato
L'impatto non riguarda soltanto i produttori. Una produzione andalusa di 1,26 milioni di tonnellate, se confermata, rappresenterebbe un significativo aumento dell'offerta disponibile sul mercato spagnolo e internazionale.
Il dato va letto anche alla luce della campagna 2025/26. A luglio il Ministero dell'Agricoltura spagnolo indicava per la Spagna una produzione di circa 1,298 milioni di tonnellate, già sufficiente, secondo il Governo, a garantire le esigenze del mercato e un adeguato livello di riporto.
Ad agosto la produzione cumulata comunicata dall'AICA aveva raggiunto 1,301 milioni di tonnellate, mentre le uscite si erano attestate a circa 94.500 tonnellate nel mese, evidenziando un ritmo commerciale relativamente contenuto.
La nuova campagna parte dunque con aspettative produttive sensibilmente migliori, ma anche con un mercato che dovrà assorbire un'offerta potenzialmente più ampia.
Cresce anche l'olio biologico
Tra gli elementi interessanti dell'aforo figura inoltre la componente biologica. La Junta prevede per il 2026/27 circa 60.400 tonnellate di olio di oliva biologico, con un aumento dell'80,5% rispetto alla campagna 2024/25. La superficie di oliveto biologico destinata alla produzione di olive da olio ha raggiunto nel 2025 circa 132.124 ettari, pari all'8,3% dell'oliveto regionale da olio. Córdoba guida la produzione bio con circa 30.180 tonnellate, seguita da Jaén con 14.860.
L'aforo prevede inoltre 6,849 milioni di tonnellate di olive da olio e 466.037 tonnellate di olive da tavola. Per queste ultime la crescita attesa è del 9% rispetto alla precedente campagna, con Siviglia nettamente al primo posto.
La fotografia di fine settembre è quindi quella di un'Andalusia che potrebbe tornare a una campagna olearia medio-alta, con Jaén nuovamente protagonista. Ma il numero da 1,26 milioni di tonnellate va ancora considerato un potenziale: pioggia, temperature e andamento della lipogenesi nelle prossime settimane saranno determinanti per trasformare l'aforo in produzione effettiva.
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